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La storia del presepe raccontata ai bambini

di Stefano Padoan - 25.11.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
È una tradizione consolidata, ma rischia di diventare un’abitudine svuotata del suo significato originario e profondo: ecco come spiegare ai bambini la storia del presepe e perché lo facciamo

La storia del presepe raccontata ai bambini

Perché facciamo il presepe? Una domanda semplice, ma che spesso rischia di cogliere impreparati i genitori. Eppure è una curiosità lecita che puntualmente i bambini esprimono ogni Natale. Per rispondervi non basta fare generici riferimenti alla tradizione della nostra cultura o ad aspetti religiosi: Raffaele Mantegazza docente di Pedagogia Generale e Sociale dell'Università degli Studi di Milano Bicocca ci aiuta a capire come spiegare il presepe ai bambini per non farlo diventare una vuota abitudine.

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Le origini del presepe

La storia del presepe nasce nel 1223 quando San Francesco d'Assisi, di ritorno dalla Terra Santa, volle mettere in scena la natività presso il paese di Greccio che tanto gli ricordava Betlemme. Da quel momento l'usanza si diffuse in tutto il mondo cristiano. «A muovere il santo - spiega il professore - fu anche uno scopo pacifista perché, in anni in cui si pensava che fosse un dovere della cristianità conquistare con le armi i luoghi dove era vissuto Gesù, quel gesto stava a significare che era possibile rivivere quell'evento anche a casa propria: il Messia per i credenti nasce sempre vicino a loro e nei loro cuori». "Presepe" (dal latino "praesaepe") significa infatti mangiatoia, il luogo dove fu deposto il neonato: «Un aspetto di vita quotidiana che parlava anche agli uomini dell'epoca, per i quali era consuetudine che i bambini nascessero nella stalla, il posto più caldo della casa perché riscaldato dal fiato degli animali».

Come spiegare ai bambini dai 3 agli 8 anni perché facciamo il presepe

Non basta però riferirsi genericamente a una tradizione per spiegare ai bambini il senso del presepe oggi: «Il Natale ricorda innanzitutto un evento storico: la nascita di un personaggio che, sia per chi crede sia per chi non crede, ha cambiato la storia e ispirato una delle principali religioni del mondo. Tanto che si fa vacanza e c'è aria di festa. Su un piano più esistenziale ed educativo, oltre ogni significato religioso, il Natale celebra una nascita e quando nasce un bambino, le persone sono felici. Fare il presepe insieme quindi può essere un pretesto per raccontare a vostro figlio di quando è nato lui, di come mamma, papà e i nonni erano contenti. Il presepe è un gesto simbolico che ci aiuta a ricordare, a provare a immaginare cosa accadde quella notte. Anche ai bambini più piccoli però spiegate che quella che costruiamo assieme a casa con le statuine è una rappresentazione non accurata di quell'evento, che gli abiti erano diversi e che la neve in Palestina non c'è».

6 consigli per fare il presepe con un bambino 3-8 anni

Fare un presepe oggi assume una grande importanza, perché si tratta di un "diorama" ovvero una ricostruzione in miniatura che fa riscoprire la dimensione fisica e tattile in un mondo di giochi e rendering virtuali. «È però essenziale che i bambini si approprino del presepe: possano sia contribuire a crearlo che poi manipolarlo ed entrarci in relazione a loro modo».

  1. Usate la creatività. Coinvolgere i bambini nella costruzione del presepe vuol dire sviluppare la loro manualità e fantasia: «Prediligete i materiali di recupero e poco strutturati, come tappi di sughero, carta, creta, plastilina. Durante l'estate raccogliete insieme a vostro figlio foglie, cortecce, conchiglie o sassi che potranno essere utili nella costruzione del presepe. Se invece utilizzate le statuine classiche perché fanno parte delle tradizioni famigliari, con i bambini lavorate sulle ambientazioni: costruite e trovate un posto ad alberi, ponti e montagne; fate il laghetto con la carta stagnola, il prato con il muschio, la neve con il sale grosso. Chiedete poi a vostro figlio dove vogliono mettere la capanna, che deve essere un luogo un po' riparato per tenere al caldo il neonato».

  2. Fate il presepe ad altezza bambino. Se è bello che il bambino partecipi alla costruzione del presepe, non dimenticatevi di metterlo alla sua altezza: «Spesso i genitori non ci pensano, magari presi a trovare un luogo della casa originale dove costruire il presepe. Però, per sentire il presepe come una cosa anche sua, il bambino deve poterlo ammirare e toccare: deve essere dunque per lui raggiungibile sia con lo sguardo che con le mani».

  3. Lasciateli giocare con il presepe. Il presepe non è un oggetto museale: permettete dunque ai vostri figli di giocarci. Un'attività semplice per far loro manipolare il presepe è affidare loro il compito di far avanzare un po' per volta, giorno dopo giorno, le statuine dei Re Magi alla capanna. «Il gioco è il modo privilegiato che i bambini hanno per conoscere il mondo: se dunque vogliamo che facciano proprio il presepe, che ci entrino, non possiamo che lasciar loro spostare e far interagire tra loro le statuine. Se temete che vostro figlio possa rompere la preziosa statuina che apparteneva alla nonna, fidatevi di lui e chiedetegli di stare attento: riuscirà ad essere molto rispettoso».

  4. No a statuine folcloristiche, sì al pupazzetto di vostro figlio. A proposito di rispetto, non associate il gioco al rischio che i bambini non percepiscano la sacralità della ricostruzione: l'unico presepe che ha significato per loro è quello vissuto. «L'importanza del presepe è data dalla cura che i genitori impiegano per realizzarlo insieme al figlio. Sono ad esempio sminuenti le statuine che raffigurano personaggi di attualità, perché distraggono dal senso centrale. Se però, al contrario, il bambino desidera mettere un pupazzetto a cui tiene nel presepe non è mancanza di rispetto, ma anzi il suo modo per dargli valore popolandolo di immagini familiari. Mia figlia ad esempio faceva entrare il pupazzetto di un alieno e alla fine del gioco non lo lasciava dentro perché diceva che il presepe doveva rimanere così. Se dunque succede, lasciate fare e magari chiedete ai vostri figli di cosa parla il suo pupazzo con le statuine».

  5. Rispettate i loro tempi. Proponete loro di partecipare alla costruzione del presepe, ma non forzateli o anticipate le loro esigenze o desideri: «Se un anno non vuol essere coinvolto o non è interessato ad interagire con il presepe, lo farà l'anno dopo».

  6. Anche disfarlo è importante. «Diamo grande importanza al rituale del fare il presepe, ma poco al momento dello smontaggio» constata Mantegazza. Questo dipende molto dalla tendenza degli adulti di sottolineare i bei momenti di creazione ma viceversa nascondere un po' quelli della fine, che però fanno parte della vita anch'essi. «È negativo che il bambino un giorno di gennaio, al ritorno da scuola, non trovi più il presepe: disfarlo insieme invece è importante perché aiuta a "mettere via" le feste, ad elaborare la malinconia magari. Allora concentratevi sull'impacchettare bene le statuine, che devono dormire per tanti mesi, e proiettiamolo già in avanti al carnevale e poi alla primavera».

Come spiegare ai ragazzi 9-14 anni perché facciamo ancora il presepe

I più grandicelli fanno più fatica a lasciarsi coinvolgere dal rituale del presepe e iniziano a mettere in discussione, insieme alle regole familiari, anche questa consuetudine. «Se forse per loro non basta più il motivo un po' evocativo della rievocazione di un momento storico, puntate di più sulla dimensione concreta e relazionale: è un modo per fare una cosa insieme, perché ci piace inventare e questa tradizione permette di usare la creatività per renderla nuova ogni anno. Certo, se i vostri figli colgono solo la noia e la ripetitività vuota del gesto forse sta perdendo di senso per l'adulto stesso».

3 modi per coinvolgere un ragazzo dai 9 ai 14 anni nella costruzione del presepe

  1. Approfondite gli aspetti storici. Con questa fascia d'età si può lavorare di più sulle curiosità storiche e l'aneddotica: «Ad esempio la famosa cometa della natività si spiega perché era passata pochi anni prima la cometa di Halley ed era rimasta impressa nell'immaginario dei contemporanei tanto da associarla poi alla nascita di Gesù. Un'attività che suggerirei poi è cercare con i ragazzi come appariva il paesaggio palestinese dell'epoca e provare a riprodurre un presepe storicamente più accurato».

  2. Stimolate il loro senso estetico. Creare un presepe è un'attività di trasformazione dello spazio da rendere sempre più personale per i ragazzi: «Alzate il livello creativo dei presepi, proponendo nuove tecniche o magari mostrando loro vari presepi artistici da cui prendere spunto».

  3. Lasciateli liberi. «Tenete però a mente che per quante strategie possiate provare - dice infine Mantegazza - vostro figlio potrebbe rimanere disinteressato a partecipare a questo rituale familiare. Non incaponitevi, ma osservateli e lasciateli liberi anche di rifiutare le vostre proposte: se non vogliono, va bene. A volte ritroveranno il piacere del presepe più avanti. L'importante però è che, se la ritenete una bella attività, voi continuiate a fare il presepe indipendentemente da loro».

L'intervistato

Raffaele Mantegazza è docente di Pedagogia al Dipartimento di Medicina dell'Università Milano Bicocca.

 

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