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Filastrocca della Canna e l'Ulivo

di Sara Sirtori - 22.07.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La «Filastrocca della Canna e l'Ulivo» di Mimmo Mòllica mette in rima il dualismo tra forza e flessibilità, ovvero la capacità di piegarsi agli eventi (la Canna) o il rigido rigore morale (l'Ulivo). Ma tra i due, nella favola di Esopo, vi è un terzo protagonista: il Vento. Proprio il vento metterà alla prova i due contendenti e ne determinerà il giudizio morale. Resistere o piegarsi agli eventi?

Contare sulle proprie forze

Il titolo è sempre estrema sintesi del racconto. Così, assieme all'Ulivo e alla Canna è il Vento protagonista di questa significativa favola di Esopo che Mimmo Mòllica ha messo in rima. L'ulivo è simbolo di solidità, la canna di flessibilità. E se la robustezza ha le sue peculiarità, la capacità di piegarsi ai venti e ai cambiamenti può essere garanzia di sopravvivenza. Esopo mette in risalto, come giudizio morale della sua favola, gli svantaggi della  'rigidità' e i vantaggi della 'flessibilità', che oggi potremmo pure tradurre con 'resilienza': l'umiltà di piegarsi agli eventi, ovvero il rigore morale. In ambedue i casi si tratta di contare sulle proprie forze.

Filastrocca della Canna e l'Ulivo

di Mimmo Mòllica

L'ulivo contrastava con la canna

dicendole sei debole e insicura,

io batto anche la quercia di una spanna,

provengo da una schiatta forte e dura.

Ma tu sei proprio vuota nel tuo interno,

sei un vegetale poco resistente,

il maltempo ed il vento dell'inverno

ti possono spezzare come niente,

una tempesta ti piega in un momento,

sei proprio molle, sei una 'canna al vento'.

La canna imperturbabile taceva,

pensava che una canna è un buon affare, 

con una canna c'è chi ci faceva  

un flauto dolce, pronto da suonare,

ed alle critiche neppure rispondeva

pensando a quante cose ci puoi fare.

Perché son tanti gli usi della canna:

puoi farci un bel bastone da passeggio, 

un flauto dolce oppure una capanna,

canne da pesca o anche un altro aggeggio,

molto apprezzata la sua  flessuosità,

si flette 'ai quattro venti' con facilità.

Ma un giorno si levò una gran bufera, 

forte infuriava il vento e la tempesta,

ferma restò la canna là dov'era

come una stele in mezzo alla foresta,

per una notte e una giornata intera,

per quanto flagellata ferma resta:

per una canna è sempre primavera.

L'ulivo invece anche se più forte

malgrado la maggiore resistenza,

nel temporale ebbe malasorte, 

fu sradicato dalla sua violenza, 

credendosi più forte del cemento

crollò sotto la furia di quel vento.

Esopo una morale vuole dare:

chi nelle proprie forze sa contare,

chi nel pericolo 'il vento sa fiutare', 

chi non si affanna 'gridando ai quattro venti' 

sta meglio di chi sfida i prepotenti. 

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