filastrocca

Filastrocca dello slang

Di Sara Sirtori
slang-giovanile
12 giugno 2020
Con la "Filastrocca dello slang", Mimmo Mòllica ci guida in un breve viaggio, a puntate, nel panorama del linguaggio giovanile, attraverso parole divenute comuni che fanno parte del fantasioso lessico giovanile d'oggi. Un dizionarietto in versi e rime di termini dello slang di casa nostra (da 'scialla', per dire tranquillo a 'lovvare', per dire amare) fatto di parole ricorrenti e 'moderne'.

 

Un dizionarietto dello slang di casa nostra

 

"Filastrocca dello slang" rappresenta un breve viaggio nei dintorni dello slang giovanile italiano, con una sintetica 'analisi lessicale' godibile e perfino divertente. Ogni termine viene spiegato da Mòllica in versi e rime.

Alcune delle parole di questa lingua provengono dal romanesco, ma non mancano termini e voci appartenenti ad altre regioni, talvolta parole 'volgarotte' o fantasiose, in un certo senso 'onomatopeiche' o 'situazionali'.

L'universo dei linguaggi giovanili è tuttavia interessante, e in buona parte dipendente dai social e dalle app, e comunque dal mondo digitale.

 

Filastrocca dello slang giovanile

 

(di Mimmo Mòllica)


È il gergo giovanile, lingua attuale,

termini fantasiosi o smozzicati,

linguaggio ritenuto artificiale, 

vocaboli inventati o deformati.

 

Divenuta oramai lingua corrente,

la usan lo studente e l'avvocato 

il bomber, l'operaio, l'adolescente,

il burino, il poraccio ed il patato.

 

Ed ecco qualche termine bestiale,

esagerato quanto basta adesso

per far figura assai fenomenale,

per essere una tipa di successo.

 

«Acchittarsi» significa agghindarsi,

vestirsi molto bene, da paura, 

per fare buona impressione, per mostrarsi

bene acchittato, strafigo addirittura.

 

«Amo'» vuol dire amore, brevemente,

si dice anche rivolti ad una amica,

bisogna sia però quasi parente,

ad un'estranea non si dice mica.

 

«Beccarsi» non è il gesto degli uccelli,

tra i giovani vuol dire ritrovarsi:

poi "ci si becca in giro", tra pischelli,

o "ci becchiamo dopo" e salutarsi.

 

«Cifra» o anche un casino, vuol dir tanto,

vuol dire un botto, una gran quantità,

costa una cifra, un mucchio, non sai quanto, 

vuol dir parecchio, ma quanto non si sa.

«Cofano» vuole dir ragazza brutta, 

ma si diceva racchia in precedenza,

oggi si dice cozza e a dirla tutta

a volte inganna molto l'apparenza.

 

«Da paura» vuol dire smisurato,

insomma superbello, eccezionale,

anzi ultrabello, bello sconfinato,

ultrasuperlativo, fenomenale.

 

«Fuori di coccia» vuol dir fuori di testa,

perdere la ragione, sragionare,

cioè fuori di sé, mente in tempesta,

cannato, inviperito da accecare.

 

«Figo» vuol dire proprio un bell'adone,

insomma bello come un mezzo Apollo,

un fusto, affascinante, un'eccezione,

tutto alla moda, medaglione al  collo,

un tipo giusto, fregno, forte o tosto 

preciso, bell'aspetto, sovraesposto. *

 

* La filastrocca continua la prossima puntata