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La «Filastrocca della mafia» di Mimmo Mòllica per commemorare la Strage di Capaci

di Mimmo Mollica - 20.05.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Per ricordare la Strage di Capaci, l'attentato terroristico del 23 Maggio 1992, Mimmo Mollica ha composto la sua Filastrocca della mafia.

In questo articolo

La «Filastrocca della mafia» di Mimmo Mòllica, per la Strage di Capaci

Pubblichiamo la «Filastrocca della mafia» di Mimmo Mòllica per commemorare la Strage di Capaci, avvenuta 32 anni fa, il 23 maggio 1992. Nell'attentato di mafia persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Nella sua filastrocca Mòllica mette in versi e rime parole memorabili, pronunciate da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gesualdo Bufalino, Piersanti Mattarella, fratello del nostro presidente della Repubblica, e Antonio Calderone, pentito di mafia.

«Filastrocca della mafia» di Mimmo Mòllica

Parla di «mafia» la nostra canzone,

con le parole di Paolo e Falcone:

è scellerata figlia del potere,

amica del corrotto e faccendiere. (1)

Mafia e politica sono due poteri

uniti da segreti e da misteri:

o si fanno la guerra a tutto spiano

o ognuno tace, corrompe e fa l'indiano. (2)

La mafia è razionale e ammaliatrice,

ora minaccia, ora è corruttrice,

discredita chi agisce con onore,

lo fa con gli attentati e col terrore. (1)

La mafia teme la scuola

Teme la scuola più della giustizia,

la conoscenza è pessima notizia

perché toglie il terreno sotto i piedi

all'incultura mafiosa ed ai suoi eredi. (4)

La mafia sarà vinta, coi suoi affari,

da un esercito di maestre elementari, (3)

se la gioventù le negherà il consenso,

la mafia un giorno non avrà più senso. (2)

Da un incubo la nostra società

come da un sogno si risveglierà,

e pure se la lotta è molto dura

sarà importante vincer la paura. (1)

Vivere senza paura

Senza paura si muore un solo giorno,

ma chi ha paura morirà ogni giorno,

chi ha paura vive nell'inferno,

senza paura si vivrà in eterno. (2)

«Mafia» convive coi suoi protettori,

complici, ominicchi e informatori,

maestri cantori, gente intimidita:

la società corrotta e parassita. (1)

Parlate della mafia

Si fan chiamare «uomini d'onore»,

tra i criminali razza superiore,

tra ladri, delinquenti e farabutti

sono i peggiori, peggiori di tutti.

(3)

Parlate della mafia pure voi,

parlane, fallo sempre come puoi,

e se la mafia un giorno cercherete

seguite i soldi e là la troverete. (2)

Mimmo Mòllica

(1) Giovanni Falcone

(2) Paolo Borsellino

(3) Gesualdo Bufalino

(4) PierSanti Mattarella

(5) Antonio Calderone, pentito di mafia

«L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza»

Giovanni Falcone

 «Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.»

Paolo Borsellino

 

L’attentatùni

Il 23 maggio 2024 ricorre il 32° anniversario della «Strage di Capaci», l'attentato terroristico-mafioso avvenuto a Capaci, in provincia di Palermo, il 23 maggio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. È quello che la storia ricorderà come «l'attentatùni», il grande attentato.

Giovanni era alla guida

Erano le 17:57 del 23 maggio 1992 quando, in prossimità di Capaci, nel tratto dell'autostrada A29 che collega l'aeroporto di Punta Raisi con Palermo, 500 chilogrammi di tritolo fecero saltare in aria l'auto su cui viaggiavano il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e l'autista, causando una strage. Come era solito fare nei fine settimana, il giudice Falcone stava tornando a Palermo dopo essere stato a Roma, sua sede di lavoro. Sceso dall'aereo, il magistrato volle mettersi alla guida della Fiat Croma bianca, con accanto la moglie Francesca Morvillo, mentre l'autista Giuseppe Costanza, aveva preso posto sul sedile posteriore. Molti furono i anche feriti. Trasportato all'ospedale Civico di Palermo, Giovanni Falcone spirò alle 19:05.  L'attentato fu compiuto dalla mafia siciliana, detta «Cosa Nostra».

Giovanni, Paolo e la mafia

Giovanni Falcone era nato a Palermo il 18 maggio 1939 e quest'anno avrebbe compiuto 85 anni. La commozione fu grande. Assieme al giudice Paolo Borsellino, Giovanni Falcone era la personalità di maggiore spicco per lo straordinario impegno profuso nella lotta alla mafia. E proprio la mafia non aveva 'badato a spese' pur di eliminare quel magistrato solerte e integerrimo, strenuo nemico degli interessi criminali mafiosi: 500 kg di tritolo fecero esplodere un tratto di autostrada proprio nell'attimo in cui l'auto del giudice Falcone transitava in quel tratto preciso.

L'uccisione del giudice Falcone fu comandata dal capo della mafia siciliana, Salvatore Riina, boss e "uomo d'onore".

“Quarto Savona Quindici”

Ora ciò che rimane dell'auto su cui viaggiava il giudice Falcone, denominata "Quarto Savona Quindici", nome in codice della Fiat Croma che il 23 maggio 1992 fu ridotta in 'brandelli' nell'attentato, viene esposta di luogo in luogo, per non dimenticare la Strage ed ancor più il grande impegno del magistrato e di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia. In lungo e in largo per l'Italia, la "Quarto Savona Quindici" rinnova la memoria della Strage. Da Pomezia a Palermo, dove sarà esposta da lunedì 20 maggio 2024, alle 9, in piazza Ruggero Settimo, nell'ambito della manifestazione 'Memorial Day'.

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