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La «Filastrocca dello scambio»

di Sara Sirtori - 28.10.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La «Filastrocca dello scambio» di Mimmo Mòllica 'ragiona' sul significato più naturale e spontaneo della frase «Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me», inclinazione comune a tutti gli uomini. La frase richiama la locuzione latina "do ut des", il cui senso indefinito appare magnificamente universale. O no?

Lo scambio universale

«Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me», un modo di dire il cui significato è 'naturale' più che contrattuale. C'è – infatti – nei bambini e nei giovani una spontaneità che smuove gli animi e rende 'naturalmente' desiderosi di scambiare, di condividere.

"L'inclinazione allo scambio, al baratto, alla permuta di un oggetto con un altro, è comune a tutti gli uomini…", afferma Adam Smith, filosofo ed economista scozzese.

C'è però la tendenza ad assimilare questo modo di dire alla locuzione latina «do ut des» (ti do affinché tu mi dia). Una frase dalla non facile interpretazione, poiché potrebbe essere intesa nel suo significato più 'commerciale' e meno spontaneo. Insomma, uno scambio che sa di 'tornaconto'.

L'amicizia tra giovani e bambini è uno scambio reciproco, 'naturalmente' bilanciato, se non 'condizionato' da interventi esterni, adulti. In senso letterale, infatti, la locuzione latina tradotta significa "do affinché tu dia" (e non «mi» dia), e il suo senso indefinito appare magnificamente universale.

«Filastrocca dello scambio»

Facciamo uno scambio

tra noi buoni amici,

io dopo ricambio.

D'accordo? Che dici?

Se ciò che ti serve

è un po' d'allegria,

dalle mie riserve

ti do quella mia.

E subito dopo

se ancora ce n'è,

allo stesso scopo,

tu la dai a me.

Con questo sistema

non c'è differenza,

non c'è alcun problema,

nessuno c'è senza.

Cosa più fruttuosa

davvero non c'è:

io do a te una cosa,

tu la dai a me.

Mimmo Mòllica ©

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