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Filastrocca: Manù dorme sotto i ponti

di Sara Sirtori - 31.01.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Mimmo Mòllica 'traduce' in filastrocca «L'infanzia tradita di Manuel. A 10 anni già un clochard», titolo di un toccante articolo pubblicato su La Stampa da Lodovico Poletto.

Manù dorme sotto i portici, mangia sotto i portici e al mattino, quando il traffico inizia a farsi intenso e il rumore troppo forte, si alza e trascina la sua giornata avanti e indietro per la città. Manuel è l'unico bambino della città che non ha una casa, e nemmeno una baracca con una stufa e un letto dove andare a dormire quando la temperatura, di notte, scende sotto zero. Il suo tetto è il porticato di un palazzo a due passi dal centro.


«Ma andiamo via presto. Ci hanno detto che qui non possiamo restare». «Per trovarli bisogna andare di notte. Quando anche i pusher hanno lasciato i giardini lì vicino, i negozi sono chiusi e l'unico bar che resiste è ben lontano. Una sera di venerdì, faceva freddissimo, Manuel e la mamma si sono alzati e sono andati a cercare un bar aperto per scaldarsi un po'. Li han visti tornare verso il giaciglio, spostare le pentole, le bottiglie e infilarsi sotto quel copriletto senza dire una parola, come fantasmi. Il mattino dopo erano già spariti».

Manù dorme sotto i ponti

Manù dorme sotto i ponti,

mangia poco ed al mattino

con il traffico fa i conti,

col frastuono cittadino

di automobili e passanti,

come spine nel cuscino:

le automobili assordanti.

Si alza presto e senza meta

per le strade si trascina,

forse chiede una moneta:

vita grama e assai meschina.

Manù ha dieci annetti appena,

ed è un povero bambino

senza casa e per la cena,

qualche volta c'è un panino.

Non ha stufa ed il suo letto,

dove mettersi a dormire,

è un giaciglio stretto-stretto,

senza piume e senza affetto,

che dal freddo fa morire,

quando il gelo della notte

scende pure sotto zero

ed è come nelle grotte,

come sotto un cielo nero.

Il suo tetto è un porticato

di un palazzo antico in centro,

oggi vecchio e diroccato,

ieri invece baricentro

della vita cittadina

dello shopping e del rientro:

ogni passo una vetrina.

Manù non ha documenti

il suo aspetto è trascurato

specialmente nei momenti

in cui piange ed è affamato.

E nessuno quando è notte

gli rimbocca le coperte,

vecchie, fredde e malridotte:

chissà chi gliele avrà offerte?

Manù deve andar via presto,

è impossibile restare

senza risultar molesto,

senza il rischio dell'arresto.

Quel riparo era una banca

chiusa per difficoltà;

oggi invece è zona franca,

franca quanto non si sa.

È un rifugio di persone

senza casa e senza amore,

c'è il clochard ed il barbone,

gente in cerca di calore.

Ma di Manuel chi sa nulla?

E anche il nome del bambino,

è un'identità fasulla?

Cosa c'è in quel fagottino

che trascina sulle spalle,

custodisce il suo cuscino,

ci son libri, c'è uno scialle,

c'è una mela, c'è un panino?

E poi Manuel a scuola andrà?

Chi lo accudirà al mattino?

Ed i compiti farà?

Chi mai gli darà un bacino?

E chi lo accompagnerà?

Dove tiene il grembiulino?

Dove tiene le matite,

dove i sogni di bambino?

Dormon qua tante persone,

vengon solo quando è notte,

quando i pusher alla stazione

vendon droga o fanno a botte;

ed al bar di buon mattino

fuma il primo cappuccino.

Li hanno visti nel giaciglio,

tra le pentole e i cartoni

stretti stretti madre e figlio,

abitanti degli androni ,

abbracciati dentro al letto

per scaldarsi con l'affetto,

riscaldarsi senza fiamma,

con l'amore della mamma.

E al mattino di buonora

se ne vanno infreddoliti

senza dire una parola

con quegli abiti sgualciti,

ma tenendosi per mano,

se ne vanno, piano piano.

Vanno a scuola o son partiti?

Non sappiamo, son spariti!

| Mimmo Mòllica
"L'infanzia tradita di Manuel. A 10 anni già un clochard" diventa una filastrocca scritta da Mimmo Mòllica, ispirata a un toccante articolo pubblicato su La Stampa da Lodovico Poletto.

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