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Giochi e attività per educare i bambini alla pace

di Sara De Giorgi - 03.04.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Come educare i più piccoli alla pace e alla nonviolenza cominciando dalla scuola e dalle famiglie? Abbiamo intervistato gli scrittori Alfredo Panerai e Pio Castagna, che ci hanno segnalato giochi e attività per educare i bambini alla pace.

In questo articolo

Negli ultimi mesi, anche per via del conflitto russo-ucraino, si è parlato molto di guerra nel dibattito politico e nell'opinione pubblica e sono riemerse questioni delicate, tra cui quella della bomba atomica, che erano state in parte archiviate. 

Al tempo stesso, è stata percepita in misura maggiore l'urgenza di tutelare la pace e il rispetto tra i popoli e tra le persone. 

Il libro Apprendere attraverso la nonviolenza. Vivere, insegnare, educare nella società di oggi (Edizioni La Meridiana), scritto da Pio Castagna e da Alfredo Panerai, recentemente pubblicato, offre dei consigli su come educare ed educarci alla pace e alla nonviolenza cominciando dalla scuola, dai gruppi, dai movimenti, dalle famiglie.

Gli autori, guardando anche al passato, hanno proposto nel testo giochi, attività e percorsi formativi, da utilizzare con bambini, ragazzi e adulti, sulla comunicazione e sulla cooperazione, sull'empatia, sull'educazione alla diversità, sulla gestione dei conflitti... e ancora altri da scoprire. Un ricco laboratorio di apprendimento con un obiettivo preciso: arrivare alla pace e soprattutto farla crescere. 

Abbiamo intervistato i due autori, che ci hanno indicato giochi e attività per educare i bambini alla pace. 

Alfredo Panerai, babbo di tre figli, ha l'obiettivo di diffondere una cultura e un'etica della nonviolenza attraverso la sua professione di insegnante e formatore che svolge, pur tra inevitabili fatiche, con molta passione. In passato è stato ricercatore presso l'Università di Firenze sui temi della nonviolenza in ambito educativo. 

Pio Castagna è consulente formativo nel campo dell'educazione alla pace e alla nonviolenza in ambito scolastico, associativo e per animatori di gruppo, conduttore di Teatro dell'Oppresso. Licenziato alla Scuola Biosistemica di Jerome Liss, è sensibile e attento agli aspetti educativi della pace tramite la nonviolenza.                                                                 

Nonviolenza, perché è fondamentale comunicarla ai bambini?

Pio Castagna ha spiegato il pensiero che è alla base del libro, secondo il quale i bambini non hanno la consapevolezza della nonviolenza, ma di fatto in alcuni casi la agiscono.

«A tal proposito si può fare l'esempio dei bambini che giocano al pallone. Di solito non c'è un arbitro, ma le regole non dichiarate dagli stessi, diventano autoregolative dei conflitti che possono verificarsi. In questo caso, paradossalmente, sono i bambini che insegnano agli adulti l'arte della nonviolenza.

Nel libro sono contenuti dei giochi, tra cui quelli sulla cooperazione, che hanno l'obiettivo di far sperimentare ai più piccoli come possa essere bello e divertente giocare senza necessariamente sconfiggere un altro, come esistano modalità di stare insieme alternative a quelle competitive, dalle quali sono continuamente circondati», chiarisce Castagna.              

Apprendimento della nonviolenza, come avviene?

Per Alfredo Panerai i bambini apprendono la nonviolenza soprattutto attraverso l'esempio dei grandi. «Non c'è bisogno di organizzare progetti particolari sulla nonviolenza: è cercando di essere genitori e insegnanti nonviolenti che i nostri bambini e ragazzi apprenderanno la nonviolenza!

L'educazione alla pace non è un settore particolare dell'educazione: è l'educazione fatta bene. Il bambino che farà esperienza di contesti educativi rispettosi e non competitivi, ad esempio, sarà con ogni probabilità un adulto portatore di pace. Un ruolo chiave è svolto dalla comunicazione.

Certo, non tutti gli adulti sentono di avere le competenze necessarie per essere buoni educatori: ecco perché io e il mio collega Pio siamo molto impegnati nella formazione degli adulti, soprattutto insegnanti e operatori sociali», spiega Panerai.

Attività e giochi per educare i bambini alla pace

Alfredo Panerai afferma: «Gli adulti possono abituare i bambini, a scuola, alle feste di compleanno, agli scout o in contesti simili, a divertirsi con giochi di tipo cooperativo o con altre attività in cui coltivare la fiducia e l'empatia.

Esistono anche in commercio giochi da tavolo cooperativi con i quali poter giocare col proprio bambino anche in casa. Proponiamo però di seguito qualche gioco, inserito nel nostro libro, per far sì che bambini e ragazzi possano giocare in gruppo.

  1. "LA CALAMITA" è un gioco molto semplice da fare a coppie (per bambini e ragazzi dai 6 anni in su) che permette da un lato di sviluppare le attenzioni di cura e dall'altro di sperimentare la fiducia: ci si divide in coppie all'interno delle quali si scelgono i ruoli A e B. A tiene elevata la mano destra nel palmo della quale è situata un'immaginaria calamita all'altezza del viso di B che è attratto dalla punta del naso alla calamita-mano, ponendosi B sempre alla stessa distanza da questa. A è responsabile della sicurezza di B e lo conduce con attenzione nello spazio a disposizione, evitando di eseguire gesti o movimenti bruschi. Poi si scambiano i ruoli.
  2. Per attivarsi col corpo, cooperare coi compagni e sviluppare la creatività si può proporre "ACCORDANGOLO", sperimentato con bambini fin dall'età di 6 anni. il gruppo viene diviso in tre sottogruppi (non necessariamente di grandezza identica), posti successivamente in modo da formare un triangolo, in maniera che ogni gruppo (che forma dunque un lato del triangolo) possa vedere gli altri due. Ogni gruppo decide, seguendo un tema di fondo scelto insieme precedentemente (es. il mare) oppure a tema libero, una statua da fare con il corpo. Ogni componente del gruppo farà la stessa statua identica ai suoi compagni. Tutti e tre i gruppi mostrano uno per volta la propria statua decisa e memorizza quelle degli altri. Da qui parte la seconda fase del gioco: i tre gruppi si chiudono ciascuno a cerchio e si consultano su quale delle tre statue rappresentare al via del conduttore. Questa fase dura pochi secondi, dopo di che il conduttore dice "VIA!" e i tre gruppi devono girarsi contemporaneamente e fare ciascuno la statua decisa. È un gioco cooperativo: si vince quando tutti e tre i gruppi fanno la stessa statua. Bisogna fare attenzione che i tre gruppi non si "sbircino" tra di loro durante la scelta della statua da fare.
  3. Un'attività più tranquilla (e adatta a bambini e ragazzi da 8 anni in su) è quella dei "RACCONTI DI GRUPPO": tutti sono in cerchio e c'è una prima persona che inizia un racconto frutto della sua fantasia e narrato con frasi corte; ad un certo punto chi è alla sua sinistra o alla sua destra che ha ascoltato, si mette in sequenza, improvvisando una continuazione logica. Anche costui si interrompe o lo interrompe il trainer, facendo continuare a chi gli sta al fianco e così via. L'ultimo del cerchio ha il compito di trovare un finale adeguato per il racconto creato con l'apporto di tutti. È possibile assegnare dei limiti precisi ad ognuno, ad es. "soltanto sei parole". È evidente che questo gioco può sviluppare collaborazione e creatività.
  4. Sempre tranquilla è l'attività "CONTEGGIO DI GRUPPO" (adatto a bambini e ragazzi dai 7/8 anni in su), con cui si può cercare la sintonia attraverso accordi non verbali, oltre che sperimentare un gioco non competitivo. Una persona comincia pronunciando la cifra "uno", dopo di lei chiunque può proseguire dicendo "due", e dopo un altro potrà esclamare "tre", e così via. L'unica regola è che non ci si può sovrapporre con la voce, non è possibile cioè che due o più persone pronuncino contemporaneamente qualsiasi numero (ad esempio il quattro) perché, se ciò invece dovesse avvenire, si ricomincerebbe a contare da capo. Il conduttore sarà attento a sottolineare i progressi che il gruppo man mano farà.
  5. A scuola, forse più facilmente a partire dalla secondaria di primo grado, può essere proposta l'attività delle "QUATTRO PAROLE", con lo scopo di imparare a decidere consensualmente, facendo crescere la consapevolezza che un accordo può essere raggiunto. Questa può essere un'attività utile a ripassare un argomento didattico. L'insegnante chiarisce qual è l'argomento; in pochissimi minuti ogni ragazzo scriverà su un foglietto le quattro parole che secondo lui definiscono meglio quell'argomento. Poi si formeranno delle coppie e si metteranno d'accordo nella scelta delle quattro parole in tutto, come confronto delle otto a disposizione. Dopo si formeranno quartetti da cui scaturirà l'accordo per le quattro parole, fino eventualmente ad arrivare alle quattro parole di tutta la classe. Il tempo per il confronto dovrà essere contingentato; è importante poi che le parole non siano frasi, ma siano davvero ciascuna una sola parola o al massimo due (ad es. sostantivo e aggettivo).
  6. Anche l'autostima è una componente importante della nonviolenza: quasi sempre i comportamenti aggressivi nascono da insicurezze. Una bella attività per ragazzini sopra i 10 anni, spendibile a scuola o in ambienti come gruppi scout o parrocchie, è "IL FIORE DELL'AUTOSTIMA". Ognuno disegna un fiore nella cui corolla scrive le qualità che pensa di avere ed in ogni petalo le qualità che presume di poter raggiungere. Terminata questa fase individuale, ciascun fiore sarà passato circolarmente a tutti gli altri componenti del gruppo. Ognuno potrà aggiungere nella corolla altre caratteristiche che vede, ma anche altri petali. Alla fine il fiore ritornerà al proprietario arricchito di altre qualità. Il gioco termina quando ognuno a turno comunicherà se nelle aggiunte riportate si riconoscerà o meno».

"Apprendere attraverso la nonviolenza", il libro

Pio Castagna ha affermato che «l'idea del libro è nata intanto dall'urgenza alla pace che stiamo vivendo nel mondo.

C'è un livello di violenza inaudito su tutti i piani della vita. Le guerre che si stanno consumando, non ultima quella ucraina, al di là delle ragioni economiche, politiche e geo-strategiche, rappresentano in grande ciò che viviamo nel piccolo, ossia una carenza in termini di competenze nella gestione dei conflitti sul piano interpersonale per cui l'altro è percepito come minaccia, mentre in ottica nonviolenta lo si vive come opportunità.

Nella guerra l'altro è il problema ed eliminandolo si pensa di annullare il problema. Nell'ottica nonviolenta, invece, l'altro può sì limitarci, ma contemporaneamente è una risorsa. Dipende in buona parte da noi come intendiamo viverlo. Da questo punto di vista il libro costituisce un interessante strumento per scoprire la nonviolenza come mezzo di cambiamento sociale: è possibile cambiare il nostro rapporto con l'altro.

Per andare nella direzione di questo cambiamento, oltre alla volontà di perseguirlo, bisogna aggiungere l'energia e gli strumenti per cambiare. Soprattutto nella seconda e terza parte del libro c'è un'antologia di giochi/esercizi, attività e dinamiche con cui sperimentare l'altro come un'opportunità».

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