Home Giochi Musica per bambini

Fiabe della buonanotte: i benefici per la relazione genitore - figlio

di Zelia Pastore - 28.07.2020 - Scrivici

fiabe-buonanotte
Fonte: shutterstock
Le fiabe della buonanotte allenano l'empatia, dilatano la fantasia e la capacità di concentrazione: tutti i benefici per tenere sempre vivo questo bel rituale

Fiabe della buonanotte

"Me ne leggi ancora una?". Alzi la mano chi non si è mai trovato a fare il cantastorie accanto al letto del proprio bambino per farlo addormentare. Le fiabe della buonanotte sono un bellissimo rituale per la nanna (naturalmente molto più indicato di tutti quelli che prevedono smartphone o videoschermi). Abbiamo chiesto a Martino Negri, docente di Letteratura per l'infanzia all'Università Bicocca di Milano perché ancora nel 2020 è importante leggere storie ai nostri figli.

In questo articolo

L'importanza delle fiabe della buonanotte: perché leggerle ancora nel 2020 ai figli?

«Le fiabe, ma più in generale le storie, sono uno strumento potentissimo di relazione, attraverso la voce, tra adulto e bambino. Credo che nessuno meglio di Daniel Pennac, in "Come un romanzo", dove rievoca la sua esperienza di padre che ogni sera donava una o più letture al proprio figlio, sia stato capace di raccontarlo con parole altrettanto semplici, profonde e poetiche. Quel tempo era "un regalo, un momento fuori da qualsiasi momento. A dispetto di tutto. La storia notturna lo sgravava dal peso della giornata. Mollati gli ormeggi, lui si faceva portare dal vento, infinitamente leggero, e il vento era la nostra voce"».

I benefici delle fiabe della buonanotte

Ci sono degli effetti positivi "misurabili" dati dalla lettura delle fiabe della buonanotte che possiamo riscontrare nei bambini? «Oltre a rinsaldare la relazione tra adulto e bambino, facendo sentire che quello stare insieme è un tempo donato e vissuto nel segno dell'amore, ascoltare una voce che legge o che narra educa all'ascolto, a prestare attenzione alle parole che si trasformano in scene nell'immaginazione, consentendo di proiettarsi lontano dal qui ed ora e assumere i panni di qualcun altro, scoprendo nuovi punti di vista ed educandosi all'empatia. Quando si incontra la "storia giusta" questa consente anche ai bambini di riconoscersi nelle paure, nei desideri, nelle gioie o nelle difficoltà vissuti dai personaggi, che possono ricordare le proprie esperienze. I bambini sono felici di tornare alle storie che amano, che dicono loro – anche per via metaforica – qualcosa sulla loro esperienza del mondo. Solo quando questa funzione di ritrovamento e rispecchiamento finisce sono pronti ad abbandonare una storia amata, come ci ricorda anche Rodari nella sua "Grammatica della fantasia". Leggere con costanza ai bambini consente loro, anche, di dilatare progressivamente i tempi di attenzione".

Fiabe della buonanotte e rituale della nanna

Che relazione hanno le fiabe col rituale dell'andare a dormire

«Le parole pronunciate da una voce affettivamente rilevante come quella della mamma o del papà rappresentano un accompagnamento dolce e graduale nei territori incerti del sonno, dove si va da soli, agevolando il distacco dalla coscienza e dalla sicurezza del giorno. Come raccontano le favolose "Storie della notte" di Kitty Crowther pubblicate da Topipittori.

Ma se devo pensare al tema della ritualità non posso che tornare ancora a Pennac che, rivocando la perdita di "intimità" conseguente alla crescita del figlio rievoca con una certa amara nostalgia quel tempo perduto che bisogna riconoscere e apprezzare pienamente finché c'è: «A ripensarci in questo inizio di insonnia, il rituale della lettura, ogni sera, ai piedi del suo letto, quando era piccolo – orario fisso e gesti immutabili – aveva qualcosa della preghiera. Quell'improvviso armistizio dopo il frastuono della giornata, quell'incontro al di là di ogni contingenza, quel momento di silenzio raccolto che precede le prime parole del racconto, la nostra voce finalmente identica a se stessa, la liturgia degli episodi… Sì, la storia letta ogni sera assolveva la più bella funzione della preghiera, la più disinteressata, la meno speculativa, e che concerne solamente gli uomini: il perdono delle offese. Non confessavamo nessun peccato, non cercavamo di conquistarci nessuna fetta di eternità, era un momento di comunione, tra di noi, l'assoluzione del testo, un ritorno all'unico paradiso che valga: l'intimità. Senza saperlo, scoprivamo una delle funzioni essenziali del racconto e più in generale dell'arte, che è quella di imporre una tregua alla lotta degli uomini. L'amore ne usciva rinato».

Come scegliere le fiabe della buonanotte

Con che criterio selezionarle? «La capacità che una storia ha di toccare le corde profonde del sentire di un ascoltatore (così come di un lettore) dipende da una quantità di variabili difficili da individuare e gestire, a prescindere dall'età dei bambini e dal loro stadio di evoluzione psicologica. L'unico consiglio che mi sento di dare, appoggiandomi alle riflessioni di Rita Valentino Merletti, è di scegliere storie che conosciamo bene e ci piacciono, storie che per noi abbiano un significato e che la nostra voce, proprio per questa ragione, sappiamo trasformare in esperienza per chi ci ascolta».

Come inventare le fiabe della buonanotte

E se un genitore si trovasse sprovvisto di libri e dovesse inventarsi su due piedi una storia?

«A questa domanda risponderò più da padre che da studioso. Credo che la cosa che conti maggiormente – proprio come per la lettura – sia il fatto di essere lì, di essere insieme, di vivere un tempo pieno di significato in quanto tempo di relazione. Quando i miei figli erano piccoli chiedevo loro di darmi degli elementi e poi improvvisavo: partire da oggetti noti ai bambini – non importa se giochi o altri utensili di casa – e animarli assumendone la prospettiva, facendogli capitare delle avventure ha sempre funzionato, a prescindere dalla qualità narrativa delle invenzioni.

In fondo anche Andersen, al quale si devono alcune delle fiabe d'autore più popolari ancora oggi ha lavorato spesso proprio in questa direzione. Gettare oggetti familiari in situazioni inedite è d'altra parte uno dei principi su cui si fonda il "binomio fantastico" rodariano, che si fonda proprio sulla fecondità narrativa di uno spaesamento sistematico che parta proprio dal noto per condurre all'ignoto.

L'importante è non avere paura, lasciare che le immagini e le situazioni fluiscano rispondendo alla logica del racconto. Quello che conta è essere lì e mettersi al servizio della narrazione, senza timore di raccontare una storia brutta: e soprattutto senza la fretta di portarla a una conclusione, dilatando il invece il tempo di quello stare lì, insieme, nella dimensione della finzione alla quale si è dato principio».

Le fiabe classiche della buonanotte

Tra le le fiabe classiche, quali consiglia? «

È impossibile, per me, che non sono uno psicologo, ma uno studioso di letteratura, dare una risposta che non sia contestuale, ovvero legata ai bisogni di uno specifico bambino o bambina.

Le fiabe popolari – quelle dei fratelli Grimm per intendersi, o di Italo Calvino – sono narrazioni le cui origini si perdono nella notte dei tempi, reminiscenze di antichi riti di passaggio all'età adulta divenuti racconti dai tratti meravigliosi. Narrazioni che non dimenticano l'ombra che è parte della vita – il dolore, il pericolo, la morte – ma che insegnano a non temerla mostrando come anche i più piccoli e fragili possano alla fine trionfare: per merito o anche solo per fortuna. In fondo non è così importante: ciò che conta è che insegnino che il mondo è fatto di luce e di ombra e che non bisogna avere paura, ma fiducia.

Come scrive Chesterton: "Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi non esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere". L'unico consiglio che mi sento di dare è di scegliere fiabe che siano significative per chi le leggerà o le racconterà,  perché la sua voce non riuscirà a mentire».

Le fiabe della buonanotte e i neonati

I genitori fanno bene a leggere le fiabe ai neonati?   «Indubbiamente. A prescindere dal contenuto. Ciò che conta è sempre la voce: un «vento» – per usare l'efficace espressione di Pennac – capace di guidare rassicurante nei territori incerti della vita, e non solo del sonno».

TI POTREBBE INTERESSARE

Leggi articoli su

articoli correlati

ultimi articoli