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Mamma e feto

5 cose che (forse) non sai sul cordone ombelicale

Di Valentina Murelli
cordone_ombelicale

23 Novembre 2018
Com'è fatto, cosa succede in caso di anomalie, quando deve essere tagliato, cosa contiene di prezioso e come avere cura del moncone dopo la nascita: tutto quello che bisogna sapere sul collegamento essenziale tra mamma e bebè.

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1. Com'è fatto davvero
È il collegamento fisico tra il feto e la sua mamma, il “filo” che unendo l'addome del bimbo alla placenta mette in comunicazione i due sistemi circolatori.

 

In genere è costituito da tre vasi sanguigni: una vena ombelicale, che porta ossigeno e sostanze nutritive dalla placenta al feto, e due arterie ombelicali, che portano le sostanze di rifiuto dal feto alla placenta. I vasi sono avvolti e protetti da una sostanza gelatinosa chiamata gelatina di Wharton. La particolare struttura del cordone gli consente di mantenere un collegamento stabile tra mamma e bambino assicurando però al piccolo un'elevata mobilità, fondamentale per il suo sviluppo neuromotorio.

 

Il cordone ombelicale si inserisce in genere al centro del disco placentare (o in prossimità del centro) e al termine della gravidanza ha una lunghezza compresa in media tra i 35 e i 70 centimetri.

 

2. Cosa succede quando c'è qualcosa di “strano”
Come tutto ciò che ha a che fare con il corpo umano, anche il cordone ombelicale non è sempre perfetto e “da manuale”, ma può presentare alcune varianti di lunghezza (più corto o più lungo del normale) o anomalie. Tra queste, per esempio:

 

  • una sola arteria ombelicale, invece di due;
  • avvolgimenti intorno al corpo del bambino;
  • presenza di nodi (veri o falsi);
  • presenza di cisti;
  • inserzioni anomale, per esempio ai margini della placenta o sulla membrana amniotica (inserzione velamentosa).

Nella grande maggioranza dei casi, queste variazioni e anomalie non comportano problemi per il feto e non devono quindi preoccupare più di tanto. Succede per esempio con gli avvolgimenti del cordone (anche quelli intorno al collo del bambino, in genere del tutto innocui) o i nodi.

 

È vero però che in alcuni casi possono costituire il segnale di qualche disturbo o anomalia come malformazioni o sindromi genetiche o rappresentare un pericolo per la sua sopravvivenza.

 

Per questo il medico, se ne è consapevole (purtroppo non è sempre facile vedere con l'ecografia eventuali problemi del cordone ombelicale) potrebbe consigliare esami di approfondimento o programmare un parto cesareo.

 

3. Quando va tagliato
Fino a non molto tempo fa, in genere il cordone veniva tagliato subito dopo la nascita del bebè.

 

Oggi però le indicazioni sono altre: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità il cordone va tagliato (a meno di particolari situazioni d'emergenza) non prima di uno-tre minuti dopo la nascita per ridurre il rischio di anemia fetale. Ritardare il taglio, infatti, significa consentire un maggior apporto di sangue fetale dalla placenta al bambino, e dunque un maggior apporto di ferro.

 

Questo taglio “ritardato” del cordone è possibile anche nel caso di bambini nati prematuramente. Anzi, alcuni studi suggeriscono che in questi casi il taglio ritardato risulta associato a una diminuzione significativa del rischio di varie complicazioni, anche gravi. In molti casi, le procedure di assistenza alla respirazione previste per i bimbi prematuri possono essere avviate anche se il piccolo è ancora attacco alla placenta.

 

In alcuni ospedali, magari su richiesta della mamma, si aspetta anche qualche minuto in più, in genere una ventina, cioè fino a quando il cordone smette di pulsare autonomamente.

 

Per quanto riguarda la pratica della nascita lotus, che prevede di non recidere il cordone ma di lasciarlo attaccato alla placenta fino a quando non si stacca da solo, cosa che avviene in genere alcuni giorni dopo la nascita, non ci sono studi che mettano in evidenza vantaggi concreti per il bambino dovuti a questa pratica. Al contrario, molti esperti tendono a sconsigliarla per il rischio di ittero neonatale e di infezione.

 

4. Perché le staminali del cordone sono importanti
Il sangue del cordone ombelicale contiene qualcosa di molto prezioso, cioè cellule staminali potenzialmente utili per il trattamento di malattie del sangue e del sistema immunitario, come leucemie, linfomi, anemie.

 

Per questo si può scegliere di donare il sangue del cordone ombelicale del proprio neonato a una banca pubblica, in modo che queste cellule così preziose possano essere messe a disposizione di chiunque, nel mondo, ne abbia bisogno. La procedura non comporta alcun costo per la famiglia.

 

Più controversa la pratica della conservazione presso banche private (ovviamente a pagamento), che le tengono da parte per il bambino o la sua famiglia nel caso in cui, in futuro, dovesse esserci qualche problema di salute. Il punto è che, al momento, non ci sono prove che questa conservazione privata possa avere davvero un senso, dal punto di vista scientifico.

 

Anche nel caso di donazione o conservazione privata del sangue cordonale, il cordone non andrebbe tagliato prima di un minuti dalla nascita, anche se questo riduce la possibilità di raccoglierne una quantità adeguata per la conservazione.

 

5. Come prendersi cura del moncone
Secondo le autorevoli indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Associazione americana dei pediatri, nei paesi con buone condizioni igieniche – come l'Italia – non occorre fare molto.

 

Basta cercare di mantenere il moncone il più asciutto possibile per facilitarne la caduta. Quindi via libera a coperture traspiranti e, se proprio occorre, a una detersione leggera con acqua o acqua e sapone delicato. No, invece, a soluzioni antibatteriche, antisettiche, disinfettanti che non solo non servono ma potrebbero essere dannose, perché potrebbero favorire la selezione di ceppi batterici particolarmente virulenti e perché sembrano ritardare il momento del distacco. E no anche all'alcol, che potrebbe provocare ustioni chimiche.

 

Fonti per questo articolo: materiale informativo dell'organizzazione americana March of Dimes; articolo scientifico sulla valutazione ecografica del cordone ombelicale; consulenza della ginecologa Valentina Pontello.