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Parto

5 cose che non sai sul parto

Di Valentina Murelli
parto

15 Maggio 2018 | Aggiornato il 21 Maggio 2018
Il vero valore della dpp, data presunta del parto, la rottura delle membrane, il tipo di parto (naturale, operativo, cesareo), le strategie più efficaci per alleviare il dolore, l’episiotomia: tutte le informazioni essenziali sul momento della nascita

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Quando nascerà DAVVERO
Una delle prime informazioni che ottieni quando il ginecologo conferma che sì, sei incinta, è la data presunta del parto (dpp). Che sia stabilita in base all’ultima mestruazione, a misure ecografiche (tipicamente la lunghezza vertice-sacro dell’embrione, valutata tra 10 e 14 settimane), o a una combinazione dei due metodi, la famosa dpp è messa lì nero su bianco a indicare il giorno esatto in cui dovresti diventare mamma.

 

Ma attenzione: la dpp è solo MOLTO indicativa. Secondo un articolo pubblicato nel 1996, solo quattro donne su cento partoriscono davvero in quella data, mentre il 70% circa lo fa nei 10 giorni prima o dopo. E per le altre future mamme la variabilità può essere anche maggiore.

 

In effetti, stabilire a priori quanto durerà una gravidanza e quando esattamente avverrà il parto è tutt’altro che facile: una certa variabilità è inevitabile sia per l’imperfezione dei metodi, sia per l’influenza che può essere esercitata da vari fattori personali, per esempio il tempo passato da un’eventuale gravidanza precedente: il parto tende ad anticipare se quello precedente è stato meno di 12 mesi prima.
Le 40 settimane di gravidanza

 

Il messaggio da portare a casa, dunque, è di non fissarsi troppo sulla data stimata per il parto: quasi sicuramente il bimbo arriverà un po’ prima o un po’ dopo. Se la data passa e non succede nulla non è il caso di andare in ansia: saranno il tuo ginecologo o la tua ostetrica (o l’ospedale in cui hai scelto di partorire) a darti indicazioni su cosa fare. In genere si aspettano comunque una o due settimane prima di intervenire, inducendo il parto.

 

La rottura delle membrane
“Caro, mi si sono rotte le acque”. Nei film il momento del parto è spesso anticipato da una rottura improvvisa delle “acque”. In realtà non sempre succede così, e comunque a rompersi non sono propriamente le acque - cioè il liquido amniotico - ma le membrane che avvolgono e contengono il liquido, insieme al bambino.

 

In genere la rottura delle membrane avviene quando il travaglio è già iniziato (e dunque le contrazioni sono in corso). La sensazione tipica è quella di una tazza d’acqua versata sugli slip. Dopo la prima “tazza”, il versamento in realtà continua, tanto che per cercare di rimanere asciutte – nel limite del possibile – è necessario mettere un assorbente e cambiarlo spesso.

 

Di solito non ci sono dubbi su questo evento, ma a volte non si tratta di un “bagno” inconfondibile. Le perdite sono copiose se le membrane si rompono in basso, in prossimità del collo uterino, ma se la rottura avviene più in alto (è più raro ma può succedere) la fuoriuscita del liquido sarà molto più limitata e graduale. In caso di dubbio, rivolgiti al tuo ginecologo o al pronto soccorso ostetrico.

 

Per quanto riguarda il momento della rottura, come abbiamo detto avviene di solito a travaglio iniziato. A volte, però, può essere tardiva, e avvenire a travaglio avanzato o in prossimità della fase espulsiva del parto. In queste circostanze, chi segue il parto può decidere di provocare una rottura artificiale delle membrane (tecnicamente si parla di amnioressi).

 

Una situazione più critica si ha quando le membrane si rompono prima dell’inizio del travaglio: in questi casi aumenta il rischio di infezioni. La cosa da fare è recarsi subito in ospedale, dove si valuta la somministrazione di una terapia antibiotica e, se il travaglio non parte nel giro di 18/24 ore, si effettua l’induzione.

 

Vaginale o naturale?
A volte sui termini si fa un po’ di confusione. Prendiamo l’espressione parto naturale: c’è chi pensa che sia quello che avviene in casa (o in situazioni anche più estreme ), o chi invece pensa sia semplicemente un sinonimo di parto vaginale: magari operativo, ma in ogni caso senza taglio cesareo.

 

In realtà, per parto naturale (o spontaneo) si intende quello che avviene per via vaginale senza il bisogno di aiuti medici, come l'utilizzo della ventosa per favorire l'uscita del bambino o la somministrazione di ossitocina per stimolare le contrazioni. Se questi aiuti ci sono, il parto è comunque vaginale ma viene detto operativo.

 

L’altra possibilità quando si parla di parto è ovviamente il cesareo: un intervento a tutti gli effetti. Salvavita in molti casi, ma di cui non abusare. Se non c’è una reale indicazione medica per farlo, limiti e rischi sono più numerosi dei vantaggi.  

 

Dolore sì… ma non solo
Inutile girarci attorno: al netto delle differenze soggettive, per cui c’è chi trova insopportabili già le prime contrazioni e chi (poche fortunate!) arriva alla fase espulsiva quasi senza accorgersene, quello del parto è considerato in genere il dolore più violento che una donna possa sperimentare nella vita.

 

Però il parto non è solo questo. E’ un insieme di emozioni e sensazioni diverse: la paura e timore di non farcela, ma anche la gioia e una sensazione quasi irripetibile di invincibilità. Oltre che consapevolezza di vivere un momento unico e la sensazione di grande vicinanza e condivisione con il papà. E’ per questo che, anche se può sembrare assurdo, già a distanza di pochi giorni dall’arrivo del bebè molte donne dichiarano che rivivrebbero volentieri l’esperienza fatta.

 

Il dolore, comunque, può essere quantomeno attenuato, con varie strategie. Per esempio l’anestesia epidurale, considerata il metodo più efficace, anche se non comporta la sparizione completa del male: a volte fare l’epidurale significa “solo” soffrire un po’ meno (ma è già molto). In ogni caso, bisogna mettere in conto che potrebbero allungarsi un pochino i tempi della fase espulsiva e che, per quanto rari, potrebbero esserci degli effetti collaterali (il più frequente è un forte mal di testa nei giorni successivi).

 

In alcuni ospedali (pochi, per la verità) chi non vuole l’epidurale ma cerca comunque un metodo farmacologico potrebbe provare con il gas esilarante, un gas innocuo dal lieve effetto euforizzante e analgesico. E poi ci sono le strategie naturali e soft che possono essere tentate per cercare di soffrire meno; travaglio in acqua, bagno caldo, aromaterapia, ipnosi, massaggi. In molti casi non ci sono dati per dimostrare che siano davvero efficaci, ma possono comunque creare un clima positivo, importante per “vivere bene” questo momento.

 

Episiotomia: il taglietto che (in genere) non serve
Una volta veniva fatto di routine: parliamo del “taglietto” del perineo, in realtà una vera e propria incisione dei tessuti tra ano e vagina, praticata nella convinzione di facilitare l’espulsione del bambino.

 

Oggi non dovrebbe più essere così: l’Organizzazione mondiale della sanità la sconsiglia come intervento di routine e altre fonti scientifiche accreditate ritengono che il tasso ideale di episiotomie in un paese non dovrebbe superare il 10%. In altre parole, non dovrebbe essere fatta che in pochi casi selezionati, quando si pensa che sia davvero indispensabile, altrimenti svantaggi e rischi diventano più numerosi dei vantaggi.

 

Anche se non ci sono dati ufficiali sull’argomento, varie indagini suggeriscono che in Italia se ne facciano ancora molte: per questo può essere utile capire cosa succede di solito nell’ospedale in cui si intende partorire.


E dopo un cesareo?
Con il primo bambino è andata così: programmato o d’emergenza, a un certo punto si è deciso per un taglio cesareo. Con il secondo, però, vorresti davvero provare a partorire per via vaginale e ti chiedi se si possa fare. Ebbene, la risposta è sì.

Anzi: le linee guida sul taglio cesareo dell'Istituto superiore di sanità sono molto chiare e dicono che, in assenza di controindicazioni specifiche, la possibilità di un VBAC – parto vaginale dopo cesareo - deve essere offerta a tutte le donne. O, meglio, deve essere offerta a tutte la possibilità di un travaglio di prova, anche se non è detto che tutte le donne con un cesareo alle spalle che desiderano un parto vaginale riusciranno davvero ad averlo. In genere, comunque, questo succede nel 60-80% dei casi.

Naturalmente, devono essere soddisfatte alcune condizioni (per esempio non ci devono essere stati più di tre cesarei o rotture d’utero precedenti) e non si può andare in un ospedale qualunque, ma in un punto nascita che garantisca H24 l’accesso alla sala operatoria e alla rianimazione.