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Nona settimana di gravidanza

di Valentina D'Andrea - 22.12.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ecco che cosa succede al corpo della madre e al feto nel corso della nona settimana di gravidanza

In questo articolo

Nona settimana di gravidanza

Il primo trimestre di gravidanza si avvia alla sua conclusione e il piccolo nel pancione comincia a percepire il mondo che lo circonda. Con la consulenza scientifica della ginecologa Elisabetta Canitano, presidente dell'associazione onlus Vita di donna, vediamo dunque cosa succede al corpo della donna e a quello del bambino durante la nona settimana di gravidanza.

I sintomi della nona settimana di gravidanza

Con la nona settimana comincia il terzo mese di gravidanza: molto probabilmente la pancia non è ancora visibile, ma gli abiti possono cominciare a stringere. Tuttavia, anche se la differente corporatura e la diversa posizione assunta dal bimbo possono rendere più o meno evidenti i segnali della gravidanza ormai in pieno corso, gli effetti inizianio a farsi più intensi.

I sintomi infatti possono essere molto variabili da donna a donna e da gravidanza a gravidanza. In generale, ecco una serie di sensazioni che si possono provare:

  • affaticamento e sonnolenza
  • nausea
  • desiderio o, al contrario avversione per certi cibi
  • cambiamenti della sensibilità del seno
  • frequente bisogno di urinare
  • capogiri

Se invece si manifestano casi di febbre alta, perdite vaginali dense e maleodoranti, frequente ed eccessiva sudarozione e/o mal di schiena lombare, allora è il caso di sentire il parere di un medico, soprattutto se si è nuovi a simili episodi.

E se non si avvertono sintomi evidenti della gravidanza?

A parte l'assenza di mestruazioni , a volte le prime settimane di gravidanza possono passare anche inosservate. Altre volte, invece, compaiono sintomi più o meno accentuati (come il turgore e l'indolenzimento del seno, la sensibilità agli odori, la nausea, la pancia dura e gonfia, la stanchezza, un maggiore appetito) che non vengono riconosciuti o ricondotti all'inizio di una gestazione.

Nella maggioranza dei casi l'assenza di sintomi rientra ancora in una casistica che non deve destare preoccupazioni. Toccherà all'ecografia rilevare eventuali problemtiche.

Consigli salute nella nona settimana di gravidanza

Il fattore Rh negativo

Si tratta di un sistema di classificazione del sangue che deve il suo nome alle scimmie Macacus rhesus, su cui vennero condotti i primi studi in materia. Una mamma con fattore RH negativo può avere il sangue incompatibile con quello del suo bambino nel caso in cui il papà sia RH positivo e il bimbo abbia ereditato la caratteristica paterna. Il problema in genere non si pone con il primo bambino, ma con gli eventuali successivi figli.

La mamma RH negativo sviluppa infatti anticorpi contro il sangue Rh positivo nel momento in cui vi entra in contatto, eventualità che di norma accade solo durante il parto (ma in alcuni casi può accadere anche prima, per esempio per aborto o minaccia d'aborto, esami invasivi, traumi addominali). Una volta formati, questi anticorpi possono aggredire il sangue di un secondo o terzo figlio se per caso fosse, come il primo, RH positivo.

Per impedire che si verifichi una simile eventualità, che comporterebbe la nascita di un bambino colpito da una grave malattia del sangue (malattia emolitica del neonato), dopo il parto a tutte le donne Rh negativo che hanno avuto un figlio Rh positivo viene effettuata un'iniezione di immunoglobuline anti Rh che scongiurano un simile pericolo. La profilassi con queste immunoglobuline può essere effettuata anche nel corso della prima gravidanza, nelle donne che hanno avuto eventi potenzialmente immunizzanti (come un esame invasivo). Ultimamente si sta affermando la prassi di non aspettare che la donna Rh negativa abbia già partorito per somministrarle l'immunoprofilassi, ma di effettuarla di routine già a 28/30 settimane.

Il consiglio: è opportuno eseguire la batteria di esami del sangue prevista dal Servizio sanitario nazionale, che comprende anche il fattore Rh (Leggi anche: Ottava settimana di gravidanza).

Alimentazione

La spossatezza e gli improvvisi attacchi di fame sono frequenti durante questa fase e le scelte alimentari possono condizionare in modo rilevante la propria salute e quella del bimbo, soprattutto perché ormai la placenta è abbastanza sviluppata da consentire i primi scambi nutritivi tra mamma e feto. Dunque che alimentazione bisogna seguire durante la nona settimana di gravidanza?

Il consiglio: Mangiare poco e spesso è una chiave vincente per superare questi momenti in cui la tentazione di riempire i "buchi nello stomaco" che si aprono nel corso della giornata con degli snack può essere forte. Frutta e verdura ben lavata sono sempre ottime scelte, ma anche uova sode, hummus e preparati con farina integrale sono ottimi cibi che possono dare energia e allo stesso tempo appagare le papille gustative.

In generale comunque, a meno di particolari esigenze dettate da specifiche condizioni di salute, resta buona la regola di mangiare un po' di tutto nelle giuste dosi, evitando però cibi troppo grassi (e fritti), alcool e alimenti d'origine animale crudi (es: sushi o tartare).

Il rischio di aborto spontaneo

Poiché il feto rimane attaccato alla placenta, la perdita di una gravidanza è un pericolo che - seppur in percentuali minime - riguarda le prime tredici settimane di gravidanza.

Ovviamente la presenza di particolari condizioni di salute (es: obesità) o la presenza reiterata di abitudini nocive (es: fumo e alcool in gravidanza o continui sforzi eccessivi) possono contribuire ad incrementare le probabilità di rischio, ma nella maggioranza dei casi le più frequenti causa d'aborto spontaneo sono anomalie cromosomiche o genetiche del feto.

Il feto nella nona settimana di gravidanza

Durante la nona settimana di gravidanza, lo sviluppo del feto è ormai pienamente avviato. Si sta delineando il collo, mentre i genitali non sono ancora evidenti. Il cervello e il midollo spinale crescono febbrilmente e in generale tutti gli organi fondamentali sono in crescita. Anche i dentini iniziano a spuntare nella boccuccia.

Questo è anche il periodo in cui il bimbo comincia a muoversi, anche se in modo ancora impercettibile per la mamma, e ad avvertire i primi sapori, anche se il senso del gusto (così come tutti gli altri sensi) è ancora lontano dal raggiungere la piena efficienza.

Le misure

La lunghezza cranio-caudale è circa 25 mm (Calcolatore lunghezza feto)

Età gestazionale: due mesi (CALCOLO DPP - Data presunta del parto)

FONTI: NHS; BabyCenter

Domande e risposte

In che mese siamo nella seconda settimana di gravidanza?

Con la nona settimana comincia il terzo mese di gravidanza.

Qual è la giusta alimentazione durante la nona settimana di gravidanza?

In generale resta buona la regola di mangiare un po' di tutto nelle giuste dosi, evitando però cibi grassi, fritti e alimenti d'origine animale crudi. Mangiare poco e spesso poi aiuta a combattere il senso di fame senza incidere sulla salute.

Focus: e se fossi in dolce attese di gemelli?


Se hai già fatto un'ecografia, questa potrebbe aver rilevato due battiti cardiaci, e quindi la presenza di due gemelli. Al momento, però, non si può sapere se siano monozigoti oppure dizigoti. I gemelli monozigoti derivano dalla divisione di un unico ovocita femminile fecondato da un unico spermatozoo, mentre i gemelli dizigoti derivano da due ovociti fecondati da due spermatozoi diversi.

I primi sono quindi perfettamente identici dal punto di vista genetico (anche l'aspetto è praticamente identico), mentre i secondi sono come due normali fratelli, quindi possono anche non assomigliarsi affatto e, naturalmente, essere di sesso diverso. Il sesso diverso esclude che siano monozigoti, ma il sesso identico non dà la certezza che lo siano, così come lo stesso gruppo sanguigno non assicura totalmente che i gemelli sono identici. Si può essere certi che i gemelli sono identici se hanno la stessa placenta, perché nel 100% dei casi i gemelli dizigoti hanno ciascuno la propria placenta e il proprio sacco amniotico, ben distinti.

Tuttavia è anche possibile che due gemelli monozigoti abbiano placente diverse (10% dei casi). In effetti, i gemelli identici possono avere due placente e due sacchi amniotici; oppure un’unica placenta comune e due sacchi amniotici distinti; oppure un unico sacco amniotico e una sola placenta (è questa l’eventualità più rara). Per avere una diagnosi sicura rispetto al tipo di gemellarità c’è solo un modo: effettuare i test combinati del DNA. Il test non è necessario di routine, ma può diventare importante per esempio, nel caso in cui uno dei due gemelli sviluppi una malattia genetica e vi sia dunque bisogno di sapere se anche l’altro gemello corre con certezza lo stesso rischio.

Perché nascono gemelli? Il concepimento di gemelli dizigoti è favorito dall’età materna superiore ai 38 anni; da un’alta statura materna; dall’ereditarietà e dai trattamenti contro l’infertilità. Riguardo all’ereditarietà sembra che abbia più peso il patrimonio genetico della madre rispetto a quello del padre: questo significa che possono esserci maggiori probabilità che i bimbi siano due se ci sono gemelli nella famiglia materna. Non c’è nessuna evidenza che confermi l’idea, ben radicata nell’immaginario popolare, che i gemelli nascano a generazioni alterne. Leggi anche Gemelli, gravidanza e parto

Revisionato da Niccolò De Rosa

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