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Aborto in Italia: come funziona e cosa dice la legge

di Francesca Capriati - 28.06.2022 - Scrivici

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Aborto in Italia: fino a quale settimana si può fare un'interruzione volontaria di gravidanza in Italia, cosa dice la legge e a che punto è la legge 194

Aborto in Italia

Dopo la sentenza della Corte Suprema negli Stati Uniti che di fatto ha dichiarato che non esiste un diritto costituzionale all'aborto e che ogni singolo stato dovrà legiferare in materia di interruzione volontaria di gravidanza dal momento che il diritto all'aborto non sarà più tutelato a livello federale, il dibattito e le polemiche sono più che mai accesissimi. E viene da domandarsi a che punto siamo nel nostro Paese. Se esiste un diritto all'aborto in Italia stabilito per legge e soprattutto se viene tutelato e rispettato davvero nella pratica quotidiana.

In questo articolo

Legge sull'aborto in Italia

Il diritto all'aborto in Italia è regolamentato dalla legge 194 del 22 maggio 1978 che consente alla donna, nei casi previsti, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza).

Nelle Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza si legge che:

"Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio".

Aborto in Italia fino a quale settimana?

Secondo la legge è possibile interrompere volontariamente una gravidanza entro 90 giorni.

"Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito".

In quali casi si può interrompere la gravidanza dopo i 90 giorni?

Secondo la legge l'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticato un aborto terapeutico:

  • quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  • quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Qual è l'iter per interrompere la gravidanza?

  1. La donna che intende interrompere la gravidanza sid eve riovlgere ad un consultorio o ad un centro per l'IVG.
    Il consultorio e la struttura socio-sanitaria dovranno garantire i necessari accertamenti medici, ma hanno anche il compito di aiutare la donna a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza.
  2. Se non viene riscontrato un caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia,  rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita ad aspettare per sette giorni.
  3. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza.

I dati in Italia

Al momento, secondo i report del Ministero della Salute, i tassi di interruzione volontaria di gravidanza in Italia scendono anno dopo anno e sono tra i più bassi al mondo. In particolare nel 2020 ci sono state circa 66mila IVG, il 9,3% in meno rispetto al 2019.
Alcuni dati su cui riflettere:

  • La fascia di età in cui si registrano tassi più alti di ricorso all'IVG è quella compresa tra i 30 e i 34 anni;
  • si registra una diminuzione di -18,3% del tasso di abortività nella fascia di under 20;
  • il 56% degli interventi è stato eseguito entro le 8 settimane: un dato positivo perché significa un minor rischio di complicanze.

Su quest'ultimo dato vale la pena di soffermarsi perché secondo gli esperti potrebbe essere legato ad una crescente diffusione della pillola abortiva, quell'aborto farmacologico che permette di interrompere la gravidanza senza dover ricorrere all'intervento chirurgico (raschiamento).

Inoltre, alla luce di questi dati, non si può non ricordare che l'AIFA ha eliminato l'obbligo di ricetta medica per l'acquisito dei contraccettivi di emergenza (la pillola del giorno dopo) e ciò può aver senz'altro contribuito al calo delle IVG in ospedale.

Gli obiettori di coscienza

Nonostante il diritto all'aborto sia tutelato dalla legge in Italia non sempre riuscire ad interrompere una gravidanza è cosa semplice: i medici hanno la facoltà di essere obiettori di coscienza e quindi non voler praticare IVG.

Il vero ostacolo alla piena tutela dei diritti delle donne nel nostro paese è rappresentato proprio da questo fenomeno: secondo l'indagine a all'indagine "Mai Dati!" pubblicata dall'Associazione Luca Coscioni - condotta su oltre 180 strutture - 31 strutture sanitarie nazionali (24 ospedali e 7 consultori) hanno il 100% di personale sanitario obiettore, tra ginecologi, anestesisti, infermieri e OSS. Quasi 50 hanno una percentuale superiore al 90% e oltre 80 quelli con un tasso di obiezione che va oltre l'80%.

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