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Alcool e gravidanza

Alcool e gravidanza: più della metà delle donne italiane incinte continua a bere

Di Niccolò De Rosa
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13 Settembre 2016
In Europa e in Italia è molto diffusa l'abitudine di non cessare il consumo di alcolici anche dopo l'apprendimento del proprio stato interessante: allarme dei medici per gli effetti a lungo termine che questo malcostume può causare sulla crescita del piccolo

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Che l'alcool in eccesso faccia male è risaputo, ma un bicchiere di vino ogni tanto può anche portare dei benefici tanto al corpo quanto alla mente. Peccato che la gravidanza cambi tutte le carte in tavola, e, anche se molte donne non se ne vogliono fare una ragione, l'alcool in gravidanza non va affatto bene!

 

L’alcool infatti attraversa la placenta arrivando direttamente al feto a una concentrazione praticamente equivalente a quella della madre e dunque non conta la gradazione della bevanda alcolica assunta, perché per un organismo così piccolo e vulnerabile, qualsiasi dose è potenzialmente dannosa!

Ciò perché il feto, non essendo dotato di enzimi in grado di metabolizzare l’alcool (principalmente l’alcool deidrogenasi), subisce effetti negativi a livello cerebrale e sui tessuti in via di sviluppo anche attraverso una significativa interferenza sui normali processi di sviluppo fisico (causando malformazioni) e intellettivo (generando ritardo mentale) in maniera più o meno grave in relazione alle quantità di alcolici consumati.

 

Un elevato consumo alcolico durante la gravidanza è anche alla base di carenze vitaminiche in grado di influenzare negativamente lo sviluppo del nascituro. Il primo e l’ultimo trimestre di gravidanza sono i periodi più delicati e quelli in cui l’alcol determina i danni maggiori per il feto.

 

UN'EUROPA DI BEVITRICI

Eppure, nonostante ciò, in Europa si continua a bere: in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome feto-alcolica del 9 settembre 2016, l'Istituto Superiore di sanità (ISS) ha pubblicato di dati dell'ultimo anno mostrando un quadro tutt'altro che rassicurante che va dal 6% di donne svedesi che bevono dutante la gravidanza, fino all'82% delle irlandesi!

 

«Le nostre stime ci dicono che in Italia il 50-60% delle donne in gravidanza -  afferma l'autore della relazione Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol (ONA) dell'Iss - continuano a bere, mantenendo le abitudini che avevano in precedenza. Poiché l'età media in cui le donne affrontano una gravidanza in Italia è tra i 30 e 35 anni abbiamo ricavato, sulla base dei tassi di consumi alcolici in quella fascia, che non bevono meno di due bicchieri, il doppio cioè di quello che dovrebbero evitare»

 

Prevenzione e informazione sono le armi scelte dalla comunità scientifica per combattere questa malsana tendenza, con l'Europa che si sta quindi dotando di una "Prevention of harm caused by alcohol exposure in pregnancy: rapid review and case studies from Member States” che fornirà una panoramica sulla letteratura relativa agli interventi di prevenzione da diffondere in ogni Paese.

 

FONTE: ISS