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Dieta vegana in gravidanza: come evitare il rischio di danni al bambino

Di Valentina Murelli
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07 Marzo 2018
L'aspetto critico è la carenza di vitamina B12, fondamentale per lo sviluppo neurologico del feto e del neonato. Un rapporto della società scientifica Simmesn ha individuato 126 casi di deficit di questa vitamina nel solo 2016. Per evitare danni va assunto un integratore.
 

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La dieta vegana - ma in una certa misura anche quella vegetariana - in gravidanza e in allattamento può costituire un rischio per la crescita e lo sviluppo del feto e del neonato. Per evitare danni è fondamentale l'integrazione dei nutrienti carenti: in particolare della vitamina B12, fondamentale per lo sviluppo del bambino e soprattutto del suo sistema nervoso.

 

A sostenerlo è Giancarlo La Marca, presidente della Società italiana per lo studio delle malattie metaboliche ereditarie e lo screening neonatale (Simmesn), commentando alcuni dati che emergono dall'ultimo rapporto tecnico della società. La posizione, per altro, è in linea con quella di altre società scientifiche nazionali e internazionali, che raccomandano con forza l'integrazione di vitamina B12 - ed eventualmente anche di altre sostanze, come ferro e DHA - alle donne vegane e vegetariane che aspettano un bambino o stanno allattando.

 

I dati del rapporto Simmesn: 126 casi di deficit di vitamina B12 materna nel 2016
I dati si riferiscono ai risultati dello screening neonatale esteso condotto nel nostro paese, dove è previsto per legge dal 2016: si tratta di un test biochimico fatto su un campione di sangue di un neonato per identificare eventuali malattie metaboliche ereditarie che, se non trattate in tempo, possono portare a danni importanti.

 

In alcuni casi, lo screening può segnalare che c'è qualcosa che non va nell'ambito delle vie metaboliche che coinvolgono la vitamina B12: non sempre, però, si tratta di malattie metaboliche vere e proprie. "A volte, le indagini successive allo screening rivelano che l'anomalia dipende invece da un deficit di vitamina B12 della mamma" spiega La Marca.

 

Il problema è che per il feto e il neonato questa carenza materna ha lo stesso effetto della malattia metabolica e il risultato è la possibilità di danni di sviluppo. Carenze più o meno marcate di vitamina B12 in gravidanza e allattamento sono infatti associate a un aumento del rischio di ritardo nella crescita fetale e neonatale e di problemi nello sviluppo motorio, neurologico e cognitivo. Problemi che possono essere anche importanti e permanenti.

 

Nel 2016, gli screening neonatali condotti in Italia hanno evidenziato 126 casi di deficit materno di vitamina B12. "In alcuni, pochi, casi, questa carenza dipendeva da problemi gastrici della mamma, che hanno portato a mancato assorbimento della vitamina B12, ma nella maggior parte dei casi era dovuta al fatto che, durante la gravidanza, la mamma aveva seguito una dieta vegana o vegetariana non supplementata in modo adeguato" spiega l'esperto. Sottolineando che molte delle mamme in questione erano donne immigrate provenienti da paesi come India, Pakistan, Bangladesh, dove è frequente seguire diete di questo tipo per ragioni culturali o religiose.

 

Ovviamente, a tutti i bambini le cui mamme avevano una carenza di vitamina B12 è stata subito somministrata la vitamina, per ridurre il rischio di danni.

 

Più casi che nel 2015: ecco perché
Nel 2015, i casi di carenza materna di vitamina B12 erano stati 45. Dunque si è registrato un aumento significativo, "ma giustificato in primis dal fatto che in tutta Italia sono stati eseguiti più screening, per cui sono stati raccolti più casi" puntualizza La Marca. Secondo il quale, quando l'esecuzione del test sarà a regime in tutto il paese si conteranno circa 200-250 casi di deficit materno di vitamina B12 all'anno. Poi, può darsi che questo aumento rifletta in parte anche  una maggior presenza di immigrati appartenenti a popolazioni che seguono una dieta vegana o vegetariana, o una maggior diffusione di queste diete  nella popolazione generale: dati che andrebbero però verificati.

 

La Marca sottolinea che gli screening neonatali non riescono comunque a individuare tutti i casi di carenza materna di vitamina B12. "Si riescono a individuare quelli nei quali la carenza è molto forte, ma se per qualche ragione al momento del parto non lo è - per esempio perché la mamma ha deciso di assumere un integratore proprio nell'ultima settimana di gravidanza - rischiamo di perdere delle situazioni comunque molto a rischio" .

 

 

Perché la dieta influenza il livello di vitamina B12
A questo punto inevitabile chiedersi cosa c'entri la dieta con la vitamina B12. Ebbene, c'entra perché questa vitamina è contenuta quasi esclusivamente in prodotti di origine animale: in particolare carne e molluschi e in misura minore in uova e latticini. Può trovarsi anche nelle radici di alcune vegetali, dalle quali viene però allontanata durante le inevitabili e necessarie operazioni di lavaggio.

 

Di conseguenza, una dieta vegana è sostanzialmente priva di vitamina B12, ma una carenza significativa può esserci anche nella dieta vegetariana, a meno che non si consumino quantità molto elevate di uova, latte e formaggi (cosa non raccomandabile per altre ragioni). Ed ecco perché le donne incinte che seguono questi regimi alimentari dovrebbero integrare la vitamina B12 carente (anche in considerazione del fatto che, in gravidanza, il fabbisogno vitaminico aumenta).

 

"Credo che le istituzioni dovrebbero suggerire in modo sistematico a queste donne di assumere un integratore vitaminico durante i delicati momenti di gravidanza e allattamento, analogamente a quanto è successo con l'acido folico per tutte le donne che desiderano una gravidanza" conclude La Marca.

 

Attenzione: la vitamina B12 è molto sensibile alla luce: va conservata solo nel contenitore originale, che in genere è opaco, meglio al buio. Può essere tenuta a temperatura ambiente, ma lontano da fonti di calore