Nostrofiglio

Integratori

Integratori multivitaminici in gravidanza: una spesa di troppo

Di Valentina Murelli
integratori_multivitaminici

15 Luglio 2016 | Aggiornato il 11 Novembre 2016
Acido folico e, al massimo, vitamina D: secondo una rivista scientifica inglese che si occupa di valutazione indipendente di farmaci, sono questi gli unici integratori di cui, di norma, ha bisogno una donna incinta. Per il resto, basta una sana alimentazione, a meno che non ci siano necessità specifiche, da valutare caso per caso.

Facebook Twitter Google Plus More

Gli scaffali di farmacie e parafarmacie sono pieni di integratori multivitaminici per la donna incinta o che allatta: prodotti anche abbastanza costosi che contengono una grande varietà di vitamine e minerali, dalla vitamina C allo iodio, dal magnesio al rame, dalla vitamina K allo zinco. Ma servono davvero? È la domanda che si sono fatti gli autori di uno studio appena pubblicato sul Drug and Therapeutics Bulletin (DTB), una rivista scientifica inglese che si occupa di valutazione indipendente di trattamenti farmaceutici.

 

Lo studio arriva a una secca conclusione: sicuramente è utile l'assunzione di un integratore di acido folico - 400 microgrammi al giorno da prendere da prima del concepimento - e potrebbe essere utile anche quella di vitamina D. Al di là di questo, però, non ci sono dati scientifici validi per consigliare a tappeto alle donne incinte o che stanno programmando una gravidanza di assumere integratori multivitaminici. Meglio, invece, puntare sulla promozione di una sana alimentazione e di un sano stile di vita.

 

I dati di fatto da cui ha preso le mosse l'indagine sono due: da un lato, c'è la consapevolezza di quanto sia importante lo stato nutrizionale di una donna, prima e durante la gravidanza, per la saluta sua e del feto. Sappiamo infatti, ricorda il DTB, che "la carenza materna di alcuni nutrienti è associata a un aumento del rischio di andare incontro a problemi della gravidanza, come la preeclampsia, e del feto, come restrizione di crescita, difetti del tubo neurale, anomalie dello scheletro e basso peso alla nascita".

 

 

Dall'altro lato, c'è la forte vulnerabilità delle donne, in un momento delicato della vita come è la gravidanza, rispetto a messaggi di marketing che insistono sull'importanza di dare al proprio bambino la partenza migliore, e la disponibilità ad acquistare prodotti che promettono benessere in questo senso, spesso anche a caro prezzo. Ma davvero gli integratori multivitaminici sono così importanti per la salute di mamma e bambino?

 

Acido folico, sì

 

Secondo quanto riportato dallo studio inglese, gli unici integratori di dimostrata efficacia sono quelli di acido folico, la cui assunzione - possibilmente da 2-3 mesi prima del concepimento e per tutto il primo trimestre - riduce significativamente il rischio di difetti del tubo neurale, come spina bifida e anencefalia. Non a caso, tutte le società scientifiche e gli organismi sanitari internazionali consigliano di prendere acido folico quando si comincia a desiderare una gravidanza (o comunque se non la si esclude): di norma bastano 400 microgrami al giorno, ma si può arrivare a 5 milligrammi al giorno in particolari situazioni di rischio, per esempio se una donna ha già avuto un bambino con un difetto del tubo neurale.

 

Vitamina D, comunque consigliata

 

Un pochino meno solide le evidenze a favore della vitamina D, la cui assunzione è comunque consigliata  dal NICE, istituto nazionale inglese per la salute e l'eccellenza clinica: 10 microgrammi al giorno (pari a 400 unità) per tutte le donne in gravidanza e allattamento. In effetti su questo punto non c'è accordo internazionale: l'Organizzazione mondiale della sanità afferma che, in base ai dati disponibili, non ci sono prove per indicare a tutte le donne incinte di prendere un integratore di vitamina D. E lo stesso fanno, in Italia, le Linee guida del ministero della salute per la gravidanza fisiologica e l'Aifa, Agenzia italiana del farmaco. Sempre in Italia, però, il Consensus italiano sulla vitamina D della Società italiana di pediatria preventiva e sociale, suggerisce di prendere in gravidanza 600 unità al giorno di questa vitamina.

 

E tutti gli altri integratori?

 

Detto questo, per l'assunzione di altri supplementi di vitamine e minerali da parte di donne mediamente ben nutrite non ci sono chiare evidenze di benefici clinici. In effetti, le ultime raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità per un'esperienza positiva in gravidanza dicono chiaramente che, in condizioni normali e fisiologiche, i multivitaminici non sono consigliati a tappeto per tutte le donne.

 

Quella sulla qualità della nutrizione di base è comunque una precisazione fondamentale, perché ovviamente il discorso cambia se si prendono in considerazioni popolazioni con gravi problemi di malnutrizione, come spesso succede in paesi a basso reddito. Qui gli integratori multivitaminici possono avere tutt'altra importanza e non a caso molti studi a favore di questi prodotti sono stati condotti proprio in questi paesi.

 

Secondo lo studio del DTB, invece, in paesi sviluppati e ad alto reddito questi integratori non sarebbero affatto una spesa necessaria: in termini di salute pubblica gli obiettivi principali devono essere piuttosto "la promozione di una dieta sana e quella dell'assunzione di acido folico, che è ancora trascurata da molte donne".

 

Attenzione, però, questo non vuole dire che anche nei nostri paesi non possano servire integrazioni particolari, che vadano oltre l'acido folico o la vitamina D. Può darsi che alcune situazioni - magari in caso di dieta vegana stretta o di qualche fattore di rischio specifico - rendano molto utile il ricorso a qualche supplemento in più, per esempio di ferro, calcio, magnesio o vitamina B12. Il punto, però, è che sarà il medico, di volta in volta, a stabilire se queste integrazioni sono davvero necessarie.