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Salute fetale

Pesce in gravidanza? Lo sviluppo del cervello del feto ha una marcia in più

Di Valentina Murelli
pesceingravidanza

24 Novembre 2016
Tre o quattro porzioni di pesce alla settimana, soprattutto nel primo trimestre, promuovono lo sviluppo dell'intelligenza e sembrano proteggere da alcuni tratti dell'autismo. Lo dice uno studio spagnolo, sottolineando soprattutto che queste quantità sono sicure rispetto all'apporto di mercurio.

 

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Tre o quattro porzioni di pesce alla settimana, circa 600 grammi in tutto, compresi tonno e pesce spada: secondo i risultati di uno studio spagnolo sarebbero queste le quantità ottimali di pesce da mangiare in gravidanza, perché associate a un migliore sviluppo cognitivo del bambino. Quantità che potrebbero sembrare elevate, ma che si possono consumare tranquillamente, senza temere effetti negativi per la presenza di inquinanti come il mercurio.

 

Che mangiare pesce in gravidanza faccia bene al bambino lo sentiamo ripetere da tempo e in effetti sempre più ricerche confermano l'importanza di questo alimento per lo sviluppo neurologico del feto. Qualche dubbio, però, resta sempre, perché oltre alle sostanze considerate benefiche - il famoso acido grasso DHA in primis, ma anche vitamina D e iodio - il pesce tende ad accumulare inquinanti come il mercurio, del quale è noto l'effetto neurotossico. E allora ci si chiede di continuo quanto pesce mangiare e di che tipo.

 

La Food and Drug Administration, l'ente americano che si occupa di sicurezza alimentare, suggerisce un massimo di due/tre porzioni a settimana (da 220 a 340 grammi), invitando a rinunciare a pesci di grossa taglia, come squali o pesce spada, più predisposti ad accumulare mercurio. L'agenzia europea per la sicurezza alimentare, Efsa, è di manica più larga, e dà il via libera al consumo di una/quattro porzioni alla settimana, fino a circa 600 grammi.

 

Le conclusioni del nuovo studio spagnolo sono esattamente in linea con le indicazioni Efsa e invitano a non essere eccessivamente prudenti e a concedersi con tranquillità anche sei etti di pesce alla settimana. Non solo: il messaggio rassicurante riguarda anche le varietà di pesci ammessi, che comprendono pesci grassi di grandi dimensioni, come tonno e pesce spada, finora decisamente sconsigliati. Anzi, proprio il consumo di questo pesci, e in particolare nei primi tre mesi di gravidanza, sarebbe associato al maggior beneficio per i bambini.

 

 

I ricercatori, coordinati dall'epidemiologo Jordi Julvez,del Centro per la ricerca in epidemiologia ambientale di Barcellona, hanno seguito nel tempo quasi 2000 coppie mamma-bambino: dall'inizio della gravidanza fino al quinto compleanno del piccolo. Sotto esame sono finiti la dieta della mamma nel primo e nell'ultimo trimestre di gravidanza, la concentrazione di mercurio e DHA nel sangue del cordone ombelicale, lo sviluppo cognitivo del bambino a 14 mesi e a cinque anni. Nel complesso, il campione studiato ha mostrato un elevato consumo di pesce, circa 500 grammi alla settimana in media.

 
Mangiare pesce sembra proteggere da alcuni tratti dell'autismo

 

Dall'analisi dei dati è emerso che per consumi superiori ai 340 grammi dalla settimana, aumentano progressivamente anche i punteggi dei test cognitivi, e diminuiscono quelli che misurano la presenza di eventuali tratti dello spettro autistico. L'effetto - che è maggiore per i pesci di grossa taglia e per il consumo nel primo trimestre - rimane valido fino a 600 grammi di pesce alla settimana, e poi si attenua.

 

Come era naturale aspettarsi, si è anche scoperto che i livelli di mercurio erano più alti nel sangue del cordone ombelicale dei bambini le cui mamme avevano mangiato più pesce "a rischio", ma il dato davvero importante è che questo mercurio non ha influito negativamente sullo sviluppo dei piccoli. L'ipotesi dei ricercatori è che, almeno fino a certe quantità, le sostanze benefiche presenti nel pesce siano in grado di compensare gli effetti negativi delle sostanze tossiche.

 

Insomma, 3/4 porzioni di pesce alla settimana sono la situazione ottimale: ce n'è abbastanza per promuovere lo sviluppo del bambino, ma non troppo da metterlo a rischio con il contenuto di mercurio. Ma attenzione, come sempre questi risultati vanno presi con le pinze: non significano che mangiando pesce nel primo trimestre si partorirà un bambino genio. I ricercatori si affrettano a sottolineare che l'aumento del punteggio nei test cognitivi è modesto e ha senso più in un'ottica di popolazione che di singolo individuo. Due punti in più di quoziente intellettivo non significano molto per una singola persona, ma a livello globale possono significare che diminuisce il rischio di avere bambini con punteggi critici. E lo stesso discorso vale per la riduzione dei punteggi legati a tratti dell'autismo, che va di sicuro indagata meglio.

 

In ogni caso, lo studio è una conferma netta di quanto sia importante il pesce nell'ambito di una dieta equilibrata in gravidanza. E rassicura le future mamme che ne sono golose: se amano il pesce, possono mangiarlo tranquillamente più volte alla settimana, senza temere che il bambino ne risenta.

 

 

 

Guarda anche: alimentazione in gravidanza, la lista dei cibi vietati