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Bonding prenatale: come si instaura

di Angela Bisceglia - 05.07.2021 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Bonding: in inglese sta ad indicare quel legame affettivo speciale che si crea tra mamma e bambino nei primi giorni di vita. Ma durante la gravidanza c'è modo di instaurare già un bonding prenatale? E come si fa, visto che non abbiamo la possibilità né di vedere né di toccare il bambino?

Bonding prenatale

"Sono incinta! E adesso che si fa? Chissà come sarà il mio bambino! Ma andrà tutto bene? Chissà che emozione quando si muoverà! Ma sarò capace di partorire? Chissà come sarà bello! Ma sarò una buona mamma? E poi, sarà amore a prima vista?...". Ecco cinque passaggi per far sì che si instauri il bonding prenatale tra mamma e bebè.

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La ‘magia’ della gravidanza

Si può dire che esiste un prima e un dopo nella vita di una donna e la linea spartiacque è rappresentata da quella lineetta sul test di gravidanza che dice 'sì'. Perché da quel momento la donna comprende che niente sarà come prima e tutto sarà da scoprire e costruire: davanti a lei ci sono nove mesi di 'convivenza al buio', ad immaginare come sarà quel fagiolino che cresce in grembo giorno dopo giorno e come sarà il primo incontro con lui.

Con le mani sulla pancia, proviamo a sentirlo, a percepire la sua presenza, a captare appena possibile una prima parvenza di movimento. La magia della gravidanza: così viene definita in tanti articoli che leggiamo. In effetti qualcosa di magico avviene dentro di noi: una vita che cresce, che ci dà quel delirio di onnipotenza che forse in nessun'altra occasione abbiamo mai provato. 

Peccato che quella stanchezza, quelle nausee o quelle difficoltà di digestione e di sonno abbiano ben poco di magico. Così come tutti gli esami che ogni mese ci tocca fare. O il senso di peso che negli ultimi tempi ci fa sentire davvero gravide, nel senso etimologico del termine (il latino 'gravis' significa proprio 'pesante')! In questo turbinio si sensazioni, alcune positive, altre meno, come si fa a mettersi in contatto con il bambino? Ad instaurare quel bonding che tutti ci hanno detto essere cruciale per stabilire un bel rapporto?

Ascoltare i segnali del bambino

"Sfatiamo innanzitutto la falsa credenza che ci siano dei 'metodi' per creare il legame con il bambino" premette la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, autrice del libro Poi la mamma torna (Mondadori, 2017), "perché ogni mamma, in base alla sua esperienza, troverà il suo personalissimo legame con il suo bambino. E' vero che durante i nove mesi sono tanti i segnali che il bambino manda alla mamma, come le modificazioni ormonali, il cambio dei ritmi di sonno o quella sensazione di sentirsi 'diversa'.

Segnali che la mamma può percepire e recepire in modo differente a seconda che la gravidanza sia stata desiderata o no, che lei si senta bene o meno, che continui a lavorare o smetta, che avverta intorno a sé un ambiente che la fa sentire compresa e protetta o che alimenta le sue insicurezze. Perché il segreto per consentire alla futura mamma di centrarsi e concentrarsi sul suo bambino è innanzitutto qui: consentirle di vivere la sua gravidanza serenamente. Nonostante i disturbi che fisiologicamente potrebbe avere, nonostante qualche problema che potrebbe incontrare".

Sentirsi accudita

Si potrebbe dire infatti che quel che può ostacolare l'instaurarsi di un legame col bebè in pancia sono i tanti dubbi legati al benessere del piccolo: starà bene? Starà crescendo nel modo giusto? "I movimenti fetali, le ecografie e gli altri accertamenti previsti nel corso dei nove mesi possono dare dei segnali chiari che il bambino 'c'è' e che tutto sta procedendo per il meglio, ma quel che più può aiutare maggiormente la futura mamma a connettersi con suo figlio è sostenerla nei cambiamenti che la gravidanza impone" spiega la psicologa.

"Se la donna lavora tutto il giorno e quando torna a casa deve accudire un altro bambino, preparare la cena o pensare ad altre incombenze, avrà pochi spazi da dedicare a se stessa e all'ascolto del bimbo che porta in grembo. È importante quindi favorire i suoi momenti di riposo, comprendere di che cosa ha bisogno, rispettare le sue esigenze".

L'importanza dei corsi di preparazione alla nascita

Fondamentale inoltre che la donna possa avere l'opportunità di confrontarsi con chi può ascoltarla e comprenderla, di esternare eventuali timori e ricevere risposte competenti ai suoi dubbi. In questo rivestono un ruolo importante i corsi di accompagnamento alla nascita, che danno l'opportunità da una parte di scambiarsi confidenze ed emozioni con altre donne che vivono la stessa fase di vita, dall'altra di porre domande e trovare rassicurazione.

"A patto di scegliere un corso di preparazione giusto, che fornisca non solo informazioni 'pratiche' su quel che sta succedendo nel corpo o sulle posizioni del parto, ma si ponga in ascolto della donna" prosegue Alessandra Bortolotti. "Perché la futura mamma ha bisogno di percepire che c'è chi si prende cura di lei con gentilezza, sa accogliere le sue paure senza giudicare e senza dare nulla per scontato, sa aiutarla a capire se certi timori sono giustificati da elementi oggettivi e sa suggerire come affrontarli o a chi rivolgersi, trasmettendo in ogni caso fiducia e serenità. Sono questi gli elementi che fanno crescere il senso di attaccamento al proprio figlio.


In alcuni corsi vengono anche insegnate tecniche di aptonomia perinatale, ossia viene insegnato, non solo alle mamme ma anche ai papà, a percepire con il tocco delle mani la posizione in cui si trova il bambino e i suoi movimenti: è una pratica meravigliosa, ancora poco diffusa da noi in Italia, ma che facilita la rappresentazione mentale del bambino e mette i futuri genitori nelle condizioni di sentirsi davvero 'in contatto' con il loro figlio."  

Confidare nell'unicità della propria gravidanza e del proprio parto

Spesso le donne incinte vengono inondate dai racconti delle gravidanze e dei parti di altre donne, racconti spesso arricchiti da particolari che non fanno che aumentare ansie e timori.

"E' bene invece rassicurare la donna sul fatto che la sua gravidanza e il suo parto saranno unici, non saranno paragonabili all'esperienza di nessun'altra" sottolinea la psicologa. "Questo non significa creare aspettative idealizzate, che facciano illudere che sarà tutto perfetto e meraviglioso, perché al primo imprevisto la futura mamma avrebbe la convinzione di essere 'sbagliata', con i sensi di colpa che ne deriverebbero; occorre invece dare informazioni vere e corrette e infondere la fiducia che, nonostante gli inevitabili intoppi, il suo corpo l'aiuterà.

In gravidanza, ma soprattutto al momento del travaglio e del parto, quando il suo corpo e il suo bambino inizieranno la danza della nascita e, attraverso i segnali che il bambino manderà, la mamma modulerà la propria posizione in travaglio. Un superpotere che, se opportunamente sostenuto, emerge spontaneamente e che aiuta anche nel post parto e nelle cure prossimali.

Il vero 'metodo' per sviluppare il bonding allora è proprio questo: ascoltare di più se stesse e i segnali che manda il bambino e al tempo stesso avere accanto qualcuno che sa ascoltare, che anziché riempire la donna di parole e consigli non richiesti le chiede semplicemente come sta e come può aiutarla. Che rispetti le sue scelte senza colpevolizzarla, che la faccia sentire protetta e al centro delle attenzioni. In modo che possa concentrarsi nel modo migliore sul suo bambino".

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