Gravidanza

In Italia una donna su cinque fa l'amniocentesi o la villocentesi

pancione
11 Novembre 2008
Emerge dal Censimento dei test genetici 2007, presentato ieri a Roma e promosso dalla Società italiana di genetica umana (Sigu). Tra i motivi: l'età delle future mamme che spesso raggiunge o supera i 35 anni.
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Una futura mamma su cinque, in Italia, fa l’amniocentesi o la villocentesi. Lo rivela il Censimento dei test genetici 2007, presentato ieri a Roma e promosso dalla Società italiana di genetica umana (Sigu).

"Ormai - spiega Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell'Istituto Css-Mendel di Roma - abbiamo raggiunto un plateau per quanto riguarda le diagnosi prenatali invasive: di fatto il numero di quelle citogenetiche, pari a 127.919, è di poco superiore ai valori registrati nel 2004, e conferma che oltre una gravidanza su cinque oggi in Italia viene monitorata con una tecnica invasiva".

Una prudenza dettata "dall'età delle future mamme, che oggi spesso raggiunge o supera i 35 anni. Ma, se si tiene conto della data di nascita delle donne che effettuano l'amniocentesi o la villocentesi in gravidanza, possiamo stimare che almeno 60mila future mamme in età a rischio decide di non sottoporsi a questi esami".

Una scelta che sembra cozzare con il numero "eccessivo delle analisi molecolari prenatali". Esami diversi, che individuano la suscettibilità nei confronti di patologie che vanno dalla sordità genetica alla distrofia di Duchenne, alla sindrome di Williams. Secondo il censimento ne sono state registrate 12.327 in un anno, ma in realtà sarebbero oltre 20.000 (al monitoraggio non ha partecipato una struttura privata che gestisce una parte significativa di questa casistica). Secondo gli esperti della Sigu, però, appena 5.000 di queste analisi sarebbero davvero giustificate.

"Si tratta per lo più di servizi acquistati da coppie non a rischio, contestualmente all'analisi citogenetica. Test inappropriati, fatti senza motivo da futuri genitori che non presentano fattori di rischio - aggiunge Dallapiccola - ma che comportano una spesa inutile. E la situazione peggiorerà con la diffusione anche su Internet di kit diagnostici che promettono mari e monti", avverte il genetista.