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Gravidanza

Diagnosi prenatale: faccio il test di screening o l'amniocentesi?

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01 Settembre 2015 | Aggiornato il 03 Novembre 2015
Il test di screening è un esame non invasivo ma assicura solo una stima del rischio, mentre amniocentesi e villocentesi danno certezze ma sono esami invasivi, con un lieve rischio di aborto

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Test di screening o amniocentesi? Questa è una domanda cruciale che le donne in dolce attesa si pongono. La decisione spesso è combattuta perché si tratta di scegliere tra un esame innocuo, il test di screening, che però dà soltanto una stima del rischio, per quanto attendibile ed esami invasivi, quali l’amniocentesi o la villocentesi con un rischio di aborto stimato tra lo 0,5 e l’1% ma che forniscono una diagnosi certa se il feto è affetto o no da sindromi cromosomiche o altre patologie genetiche.

 

La filosofia di pensiero dominante in ambito medico è di consigliare i test di screening alle donne in età non a rischio – cioè con meno di 35 anni – e gli esami invasivi oltre i 35 anni, quando è statisticamente più elevata la probabilità di malformazioni cromosomiche del bambino.

 

Bisogna tuttavia considerare che oggi i figli si fanno sempre più tardi e seguendo questa filosofuia, bisognerebbe consigliare a circa il 20% delle future mamme un esame invasivo che, in base alle statistiche, in un caso su 100 potrebbe provocare l’aborto di un bambino che la maggior parte delle volte è perfettamente sano.

 

Proprio per questo, sempre più ginecologi, concordano nell’indirizzare verso i test di screening anche le donne oltre i 35 anni, in modo da definire meglio il loro rischio personale, per poi decidere, in base al risultato, se andare avanti nelle ricerche sottoponendosi a un esame invasivo o fermarsi lì.

 

(Consulenza di Stefano Bianchi, direttore dell’Unità di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, nonché professore associato all’Università di Milano)