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Ecografie, sono attendibili?

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29 Maggio 2013 | Aggiornato il 23 Febbraio 2015
Le ecografie danno informazioni importantissime sulla salute del bambino. Consentono di indagare soprattutto le malformazioni più grosse e quelle incompatibili con la vita, mentre quelle più piccole possono sfuggire. Ecco quello che le ecografie dicono e quello che non dicono.

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Quante ecografie bisogna fare?

Fosse per noi, faremmo ecografie ad ogni visita dal ginecologo. Ma dal punto di vista diagnostico, se la gravidanza è fisiologica tante ecografie sono inutili. “Per osservare tutto quel che lo strumento ecografico può offrire, bastano le tre ecografie previste dalle Linee guida fissate dalla Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica (Sieog), che stabiliscono, trimestre dopo trimestre, quel che ogni ecografia deve valutare e che deve riportare nel referto” sottolinea Rossana Sarli, ginecologa dell’Università di Genova. “Se il ginecologo dopo l’ecografia ci dice che è tutto ok, vuol dire che è a posto tutto quello che è riuscito a visualizzare. Niente di più, niente di meno”.


Che cosa si vede con l’ecografia del primo trimestre
In base alle linee guida della Sieog, l’esame ecografico del primo trimestre serve a visualizzare l’impianto in utero della camera ovulare, accertare la presenza e il numero di embrioni/feti (si parla di embrione fino a 10 settimane e di feto da 10 settimane e 1 giorno in poi), e la loro attività cardiaca. In più, consente di fare una prima datazione della gravidanza.


Se l’ecografia viene eseguita a partire dalle 12 settimane è possibile esaminare alcuni dettagli dell'anatomia fetale, in particolare a livello del cuore, ma anche di cranio, stomaco, vescica. “Per quanto riguarda i reni, a quest’epoca è difficile vedere esattamente le logge renali, che si delineeranno bene dalla 18-esima settimana, tuttavia la visualizzazione della vescica è già da sola un indicatore importante della presenza di almeno un rene” precisa Sarli.


Se l’ecografia si esegue tra 11 e 13+6 settimane, si può misurare anche la translucenza nucale, cioè lo spessore di una raccolta di liquido dietro la nuca del feto. Questo dato, unito al dosaggio di alcune sostanze di origine placentare, costituisce il cosiddetto test combinato, che permette di stimare il rischio della presenza di anomalie cromosomiche, in particolare la sindrome di Down (trisomia 21) oppure le trisomie 13 e 18.


Che cosa si vede con l’ecografia del secondo trimestre
Si esegue intorno alle 20 settimane ed è l’ecografia in cui viene analizzata con più accuratezza l’anatomia del feto. Anche in tal caso quel che si deve misurare è descritto accuratamente nelle linee guida della Sieog, che danno anche i parametri di riferimento in base all’epoca gestazionale per il diametro biparietale (BPD, cioè il diametro tra le ossa parietali, collocate all’incirca tra le due orecchie), la circonferenza cranica (CC), la circonferenza addominale (CA), l’ampiezza del trigono ventricolare, il diametro trasverso del cervelletto, il femore. In più, devono essere visualizzabili alcuni tratti anatomici, come le orbite oculari, il labbro superiore, la colonna vertebrale, il torace, le quattro camere cardiache.


E ancora, in questa ecografia su vedono nettamente polmoni, diaframma, stomaco, fegato, vescica, reni. “In realtà non sempre si può accertare la presenza o assenza di uno dei due reni, ma la quantità di liquido amniotico (che è prodotto in prevalenza dalle urine fetali) è un segnale fondamentale della presenza e del buon funzionamento dei reni” spiega Rossana Sarli.


Passando agli arti, il ginecologo visualizza le ossa lunghe dei quattro arti e le estremità (mani e piedi), ma non sempre si riesce ad identificare le dita, che potrebbero esser nascoste se il bambino tiene i pugnetti chiusi.


Infine, si determina la quantità di liquido amniotico e si visualizzano la placenta e la sua localizzazione.


Che cosa si vede nell’ecografia del terzo trimestre
È definita ecografia dell’accrescimento perché si pone l’obiettivo di valutare se il bebè sta crescendo secondo i giusti parametri. Inoltre, valuta ancora quantità di liquido amniotico e morfologia e posizione della placenta.


Lo studio anatomico deve includere i ventricoli cerebrali, le quattro camere cardiache, stomaco, reni, vescica. “Se la gravidanza è a basso rischio, il riconoscimento delle malformazioni non è un obiettivo specifico dell’ecografia del terzo trimestre” precisa Sarli. “Però è il momento giusto per controllare certi particolari che nelle ecografie precedenti avevano destato sospetti”.


Che attendibilità offrono le ecografie?
Di sicuro l'ecografia è un esame importante, che permette di fornire molte informazioni sullo stato di salute del bambino, però non bisogna illudersi: nessuna ecografia può garantire al 100% che il bambino sia perfettamente sano.

 

In particolare, grazie alle ecografie si riesce a individuare buona parte delle malformazioni medio-grandi, ma molte cose possono sfuggire, a seconda del tipo di malformazioni, della posizione del bambino, del peso della mamma (in caso di obesità le visualizzazioni sono più difficili) e anche dell'abilità dell'ecografista.

 

In ogni caso, neanche il migliore ecografista sulla piazza può dare una certezza del 100%. Si stima che la sensibilità dell'ecografia sia intorno al 60%. Ovviamente, la "potenza" dell'esame cambia a seconda del tipo di malformazione: quelle più grandi, magari incompatibili con la vita, sono visualizzate più facilmente, anche nel 90% e più dei casi, mentre quelle più piccole possono "sfuggire".

 

Il bimbo, per esempio, potrebbe avere due dita fuse tra loro, ma se il pugnetto è chiuso questa anomali non si vede, oppure potrebbe avere un piede torto che si distingue solo se la gamba viene visualizzata in longitudinale.

 

"Bisogna tuttavia considerare che nel quadro generale della diagnosi prenatale l’ecografia è solo uno degli strumenti disponibili" sottolinea Rossana Sarli.  “Un ruolo importante lo ricopre l’anamnesi, cioè la ricostruzione della storia clinica personale e familiare, che porta a scoprire se vi sono patologie ereditarie che debbano richiedere ecografie di II livello oppure altri esami diagnostici, come la villocentesi e l’amniocentesi”.

 

E non bisogna neppure dimenticare che alcune malformazioni possono essere riscontrabili solo dopo la nascita: è il caso per esempio delle calcificazioni endocraniche dovute ad un’infezione da toxoplasmosi.

 

Le ecografie ‘di emergenza’.
Può capitare di dover fare nel corso della gravidanza un’ecografia di emergenza, ad esempio perché la futura mamma ha avuto delle perdite che fanno sospettare una minaccia d’aborto. In tal caso ci si reca al pronto soccorso ostetrico dove il medico con l’ecografia si limita ad osservare solamente se c’è il battito cardiaco, se vi sono distacchi di placenta e quindi se c’è rischio di perdita fetale, mentre non indaga sull’anatomia e su eventuali malformazioni. “Se quindi ci dice che va tutto bene, ci sta dicendo solo che non c’è rischio di aborto o di parto prematuro, non che tutti gli organi si stanno sviluppando correttamente” sottolinea Rossana Sarli.

 

Fonti per questo articolo: Linee guida 2010 della Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica (Sieog); ebook Gravidanza ostetrica easy della ginecologa Valentina Pontello, consulenza di Giuseppe Calì, presidente Sieog; consulenza di Rossana Sarli, specialista in ginecologia e ostetricia a Genova.

 

 

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