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Gravidanza, le ecografie da non perdere

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17 Luglio 2008 | Aggiornato il 23 Febbraio 2015
Come cresce il mio bambino nella pancia? Le ecografie permettono di scoprirlo. Ecco quante farne e quanto sono attendibili e sicure.

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Quante ecografie bisogna fare in gravidanza?
In una gravidanza fisiologica, cioè senza fattori di rischio, possono bastare due o tre ecografie. Per la precisione, le Linee guida della Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica (Sieog) ne raccomandano tre: nel primo, nel secondo e nel terzo trimestre.

Le Linee guida sulla gravidanza fisiologica del ministero della salute, invece, ne raccomandano solo due (primo e secondo trimestre), limitando la terza, a 32 settimane, solo per le donne che in precedenti visite abbiano mostrato una placenta in posizione tale da chiudere il collo dell'utero.

 

Il Sistema sanitario nazionale, di norma, passa gratuitamente tre ecografie, a eccezione di alcune regioni, come il Piemonte, che ne passano soltanto due (primo e secondo trimestre).

 

Possono servire più ecografie di quelle previste dalle Linee guida?
Alcuni specialisti consigliano di eseguire più ecografie, per esempio quattro:

  • all'inizio della gravidanza (6-10 settimane), per verificare che la gravidanza sia effettivamente in utero, e valutare il numero dei feti e la presenza del battito cardiaco fetale.
  • a 11-13 settimane, per valutare meglio anatomia e dimensioni del feto, ed eventualmente per eseguire il test combinato per lo screening del rischio di anomalie cromosomiche.
  • a 19-21 settimane (ecografia morfologica), per effettuare un controllo completo degli organi fetali, dalla testa ai piedi. Inoltre, si valutano la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta e, se i futuri genitori lo desiderano, il medico può rivelare il sesso del bambino.
  • a 30-32 settimane, per valutare il corretto accrescimento del feto e controllare la sua presentazione (cefalica, podalica o trasversa) e la posizione della placenta.

Che cosa ci si deve aspettare da un'ecografia?
La domanda classica che le donne fanno all'ecografista è: "Il mio bambino è sano?". Purtroppo, però, a questa domanda il medico non può rispondere con certezza.

 

"Grazie alle ecografie riusciamo a diagnosticare buona parte delle malformazioni medio-grandi" sottolinea Maurizio Amidani, responsabile del servizio di diagnosi prenatale dell'Ospedale Salvini di Garbagnate Milanese (Milano). "Molte cose, però, possono sfuggire, sia per la natura stessa della malformazione - come in certe cardiopatie - sia per la posizione del bambino o per l'eccessivo peso della mamma. La possibilità di rivelare anomalie, inoltre, può dipendere dall'abilità dell'ecografista".

 

In ogni caso, neanche il migliore ecografista sulla piazza può dare una certezza del 100%. Come per la gran parte delle metodiche, possono esserci falsi positivi, cioè sospetti di anomalie che invece non esistono, oppure falsi negativi, cioè osservazioni di "normalità" quando invece ci sono anomalie.

 

“L'ecografia ha una sensibilità all'incirca del 60%” afferma Giuseppe Calì, presidente della Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica (Sieog). “Significa che, in media, vede il 60% dei casi di malformazioni. Poi, è chiaro che alcune - per esempio la mancanza di una parte importante del cervello - si vedono la grande maggioranza delle volte in cui sono presenti, mentre altre - come la mancanza delle dita - possono essere invisibili in molti casi. Anche una sindrome ormai molto studiata come quella di Down, nel 50% dei casi non può essere evidenziata con la sola ecografia".

 

Insomma, la certezza assoluta non ci può essere. "Quello delle ecografie è un terreno minatissimo" commenta Amidani. “Un po' per colpa nostra e un po' per quello che passa sui mezzi di comunicazione. Si vedono i bambini come se fossero in tv, inducendo la coppia a pensare che si possa vedere tutto. E invece purtroppo non è così."

 

L'ecografia tridimensionale è molto emozionante, ma è anche davvero utile?  
Dal punto di vista medico, nella maggior parte dei casi le ecografie 3D e 4D (cioè la 3D in movimento) non sono molto utili. La classica ecografia bidimensionale, 2D, è ancora la più accurata per la diagnosi di malformazioni, mentre quelle 3D e 4D hanno valore solo nel momento in cui si vogliano approfondire particolari sospetti evidenziati con la 2D.

Inoltre, possono servire a far capire meglio ai genitori le caratteristiche di eventuali anomalie. Se per esempio il bambino ha il labbro leporino, il medico lo vede benissimo anche con la 2D, ma la 3D o 4D aiutano i genitori a visualizzare meglio la malformazione.

 

Le ecografie sono rischiose per la salute?
Dal punto di vista della sicurezza, non ci sono problemi: si possono fare quante ecografie si vuole, perché non sono pericolose. L'unica raccomandazione è di evitare il Color Doppler, cioè lo strumento che consente di sentire il battito cardiaco fetale, nelle primissime settimane, perché aumenta il rilascio di calore, che potrebbe essere dannoso.

 

Fonti per questo articolo: Linee guida della Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica (Sieog); Linee guida sulla gravidanza fisiologica del Ministero della salute; consulenza di Maurizio Amidani, responsabile del servizio di diagnosi prenatale dell'Ospedale Salvini di Garbagnate Milanese (Milano); consulenza di Giuseppe Calì, presidente Sieog.