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Esame del cariotipo: che cos'è, a cosa serve, quando si fa

Di Valentina Murelli
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24 Giugno 2015
Si tratta della visualizzazione al microscopio dei cromosomi di una persona (o di un feto): un esame utile per la diagnosi prenatale o post natale di alcune condizioni. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questo esame, con la consulenza di Faustina Lalatta, responsabile di genetica medica presso la Clinica Mangiagalli di Milano.

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Che cos'è il cariotipo?
Il cariotipo è l'assetto cromosomico di un individuo, cioè l'insieme dei suoi cromosomi, le strutture che contengono il DNA e quindi l'informazione genetica. Ricordiamo che, nell'essere umano, il cariotipo normale è costituito da 46 cromosomi: 44 uguali nell'uomo e nella donna più 2 cromosomi sessuali, diversi nei due sessi (XX nella donna e XY nell'uomo).

 

Che cos'è l'esame del cariotipo
È un esame di laboratorio che comporta la visualizzazione al microscopio dei cromosomi contenuti nelle cellule di un individuo. Questo esame può essere condotto a partire da tutti i tipi di cellule: per comodità, dopo la nascita lo si fa di solito a partire dai linfociti (un tipo di cellule del sangue).

 

In epoca prenatale, invece, viene eseguito a partire da cellule dei villi coriali, di origine placentari, o da cellule fetali presenti nel liquido amniotico. Questi due tipi di cellule vengono prelevati rispettivamente attraverso la villocentesi e l'amniocentesi.

 

Come viene eseguito?
Si parte dal prelievo delle cellule, che vengono quindi messe in coltura, in laboratori specializzati, in condizioni opportune a farle dividere, perché i cromosomi si vedono bene proprio durante la divisione cellulare. Al momento opportuno, le cellule vengono fissate su un vetrino, opportunamente colorate e osservate al microscopio da un operatore specializzato, che è in grado di individuare eventuali anomalie cromosomiche.

 

Che cosa si vede esattamente?
L'esame del cariotipo permette di individuare due tipi di anomalie cromosomiche:

 

1. Anomalie numeriche, vale a dire la presenza di un numero diverso di cromosomi (in più o in meno) rispetto ai 46 caratteristici dell'essere umano. Sono un esempio di anomalie numeriche le trisomie, che comportano la presenza di tre copie di uno stesso cromosoma (invece di due): è il caso della trisomia 21 (sindrome di Down), della trisomia 18 (sindrome di Edwards) o della trisomia 13 (sindrome di Patau).

 

Un altro esempio sono le monosomie, cioè la presenza di un cromosoma in meno, come nel caso della sindrome di Turner, in cui c'è un solo cromosoma sessuale (X), ma manca il secondo.

 

A eccezione di quelle che riguardano i cromosomi sessuali (X e Y), le anomalie numeriche dei cromosomi hanno sempre conseguenze importanti sull'individuo affetto: molto spesso, addirittura, la gravidanza di un embrione con anomalie nel numero dei cromosomi si interrompe precocemente.

 

2. Anomalie strutturali, che riguardano appunto la struttura del cromosoma. Si distinguono:
- delezioni: perdita di un frammento di cromosoma;
- inversioni: distacco di un frammento di cromosoma, che si inserisce di nuovo nello stesso punto, ma ruotato di 180 gradi;
- duplicazioni; raddoppio di un frammento di cromosoma;
- traslocazioni: scambio di un frammento genetico tra due cromosomi diversi. Se durante lo scambio non si verificano perdite o duplicazioni di materiale genetico, la traslocazione è detta bilanciata e ha come unica conseguenza una difficoltà di procreazione, oppure può favorire abortività multipla. In generale, comunque, anche le anomalie strutturali sbilanciate, come quelle di numero, comportano conseguenze piuttosto importanti.

 

Che cosa si trova scritto nel referto?
Se il cariotipo è normale, la dicitura presente nel referto è la seguente: 46, XY per il cariotipo normale maschile; 46, XX per il cariotipo normale femminile.
In caso di sindrome di Down: 47,XX, +21 (se femmina);  47,XY, +21 (se maschio).
Altri esempi:
- 45,X: femmina con sindrome di Turner, che causa sterilità e bassa statura;
- 47,XXY: maschio con sindrome di Klinefelter, correlata a sterilità;
- 46,XY,del(5)(p1.2): maschio con una delezione di un frammento del cromosoma 5, nella zona p. Corrisponde a una sindrome con disabilità;
- 45,XX,der(13;14)(p10;p10): maschio con traslocazione bilanciata tra cromosoma 13 e cromosoma 14. Spesso questa condizione è associata ad abortività multipla.


Che cosa non si vede con l'esame del cariotipo?
L'esame non permette di individuare singoli "errori" del patrimonio genetico (mutazioni), e quindi non permette di identificare malattie genetiche causate da questi errori. Per esempio, malattie come la talassemia, che dipende da mutazioni in uno dei geni della globina.

 

"I cromosomi sono i contenitori del patrimonio genetico, sono come i volumi di un'enciclopedia" spiega Faustina Lalatta, responsabile di genetica medica presso la Clinica Mangiagalli di Milano."L'esame del cariotipo permette di vedere come sono questi volumi, se ci sono tutti, se sono in ordine, se sono integri strappati. Ma non ci dice niente su quello che c'è scritto all'interno: se ci sono dei refusi, degli errori di scrittura, non ce ne possiamo accorgere".

 

Un'altra cosa che non si può valutare con l'esame del cariotipo è la paternità.

 

L'esame del cariotipo non è un test di paternità

Quando è indicato l'esame del cariotipo?
1. Dopo la nascita, di solito l'esame viene fatto quando c'è il sospetto clinico di una malattia: esistono una quindicina di sindromi (tra queste la sindrome di Down) che, sulla base delle caratteristiche cliniche, fanno pensare che possano esserci anomalie nel numero o nella struttura dei cromosomi.

 

2. In età adulta, l'esame viene eseguito quando una coppia ha problemi nella procreazione: alcuni casi di sterilità e di poliabortività si spiegano infatti con anomalie cromosomiche, che possono essere rilevate con il cariotipo.

 

3. Infine, in epoca prenatale l'esame del cariotipo viene effettuato per individuare eventuali anomalie cromosomiche nel feto. Di solito, è consigliato in alcune circostanze, quando il rischio di anomalie cromosomiche è più alto del normale, per esempio per età materna avanzata; per l'esito di test di screening o di ecografie, per un precedente figlio affetto da anomalia cromosomica; per genitori portatori di alterazioni cromosomiche.  

 

In ambito privato, però, spesso l'esame viene proposto di routine, per escludere che il feto possa essere malato. "A questo proposito, però, vale la pena sottolineare alcuni punti critici" sottolinea Lalatta. Per esempio: il fatto che può portare a identificare anomalie rare, dal significato clinico incerto. Il rischio è quindi ritrovarsi con un esame che non si sa bene come interpretare. O il fatto che, se non dà problemi, possa lasciare con un falso senso di rassicurazione. Avere un cariotipo normale non significa che il bambino sarà sano e non avrà alcun tipo di problema".

 

Quanto costa il cariotipo?
Se l'esame viene eseguito in ambito pubblico o privato convenzionato, con adeguata indicazione medica, è gratuito o, in alcuni casi, soggetto a ticket. In ambito privato costa da 400 a 600 euro.

 

Dopo quanto tempo si hanno i risultati?
In ambito prenatale si va da un minimo di due a un massimo di tre settimane.

In ambito postnatale in genere occorre un po' di tempo in più, anche 2-3 mesi.

 

Il cariotipo è un esame affidabile?
Nella grande maggioranza dei casi sì, gli errori diagnostici sono molto rari. Poiché è un esame piuttosto complesso, però, a volte succede che fallisca, cioè che non si riesca a far crescere bene le cellule o a colorarle in modo adeguato.

 

Come valutare se l'esame è stato eseguito bene?
Alcuni parametri aiutano a capire il livello di qualità dell'esame. Ecco quali sono, secondo Lalatta:
1. Risoluzione. Viene valutata in base al numero delle bande che si ottengono sui cromosomi durante la colorazione (in genere dichiarato nel referto): con meno di 300 bande è un esame di cattiva qualità, con 400 di buona qualità e con più di 580 di ottima qualità.

2. Numero di cellule analizzate: devono essere almeno 15 negli esami prenatali e almeno 10 negli esami dopo la nascita.

3. Presenza di una documentazione fotografica.