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Disturbi gastrici in gravidanza: cosa succede trimestre per trimestre

Di Valentina Murelli
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01 Ottobre 2018
Praticamente normali (sono diffusissimi) ma fastidiosi: sono i disturbi gastrointestinali che accompagnano molte donne durante la gestazione, dalla nausea delle prime settimane al reflusso esofageo delle ultime.

 

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Nausea, bruciore di stomaco o vero e proprio reflusso esofageo, stitichezza: sono tutti sintomi gastrointestinali piuttosto comuni in gravidanza, dovuti in parte ai cambiamenti ormonali che accompagnano la gravidanza stessa, in parte a effetti meccanici che si producono via via che il bambino e dunque l'utero si ingrossano.

 

Spesso, questi sintomi variano da trimestre a trimestre: la nausea, per esempio, può essere presente all'inizio ma tende a sparire nel secondo trimestre, mentre accade il contrario per bruciore di stomaco e reflusso, più frequenti negli ultimi mesi. Vediamo allora che cosa può accadere nel tempo con l'aiuto della professoressa Rossella Nappi, ginecologa ed endocrinologa e responsabile del centro di PMA del Policlinico San Matteo dell'Università di Pavia.

 

Primo trimestre: ormoni e nausea
Tra i sintomi più comuni nei primi mesi di gravidanza figura sicuramente la nausea, ma anche la scialorrea (ipersalivazione) e la stitichezza. Principali imputati per questi sintomi – che generalmente non costituiscono un rischio, ma possono sicuramente rappresentare un fastidio – sono i cambiamenti ormonali che accompagnano l'inizio della gestazione.

 

 

In effetti, anche se da fuori non si vede ancora nulla, all'interno dell'organismo della mamma è in corso una vera e propria rivoluzione endocrina. Tanto per cominciare compare la gonadotropina corionica, (beta-hCG), prodotta dal trofoblasto, l'abbozzo della placenta: non a caso, è chiamato anche ormone della gravidanza ed è proprio quello rilevato dai test di gravidanza.

 

Anche se non ci sono ancora certezze definitive sull'origine della nausea in gravidanza, una delle teorie più accreditate è appunto quella ormonale, che vede in prima linea una responsabilità della beta-hCG. “Non a caso, la nausea è più frequente in donne che aspettano due gemelli, che producono quantità maggiori di questo ormone, oppure in caso di mola vescicolare una condizione caratterizzata dalla crescita anomala del trofoblasto e dunque da una maggior produzione di beta-hCG”.

 

Ma non è tutto: anche gli ormoni sessuali estrogeni e progesterone aumentano in modo significativo. “Questi ormoni hanno vari effetti, tra i quali la modulazione di neurotrasmettitori come serotonina e noradrenalina, a loro volta coinvolti nella regolazione dei centri di sensibilità a nausea e vomito a livello cerebrale” spiega Nappi. “In altre parole, estrogeni e progesterone non sono direttamente responsabili di nausea e vomito, ma possono abbassare la soglia di sensibilità che ciascuno di noi ha a questi eventi, rendendo più facile la loro manifestazione”.

 

Proprio per il coinvolgimento di questi neurotrasmettitori viene proposta per la terapia della nausea e del vomito in gravidanza la vitamina B6, che ne modula l'equilibrio.  

 

E ancora, anche i livelli di cortisolo (ormone dello stress) e di ormoni tiroidei cambiano con la gravidanza, e anche questi cambiamenti potrebbero comportare maggiore sensibilità a nausea e vomito. “Il tutto probabilmente con un obiettivo ben preciso da parte dell'organismo: aumentare la reattività a sostanze e microrganismi potenzialmente tossici, che potrebbero compromettere lo sviluppo di embrione e feto” afferma Nappi.

 

D'altra parte, dobbiamo ricordare che, oltre alle voglie, esistono le avversioni tipiche delle prime fasi della gravidanza: si tratta di meccanismi antichissimi, che l'essere umano ha sviluppato migliaia e migliaia di anni fa, quando non erano disponibili strumenti e strategie per la sicurezza alimentare come il frigorifero, la cottura, la pastorizzazione. “Provare repulsione per esempio di fronte a un fetta di carne cruda di fatto protegge dal rischio di infezione da parte del toxoplasma”.

 

Ancora primo trimestre: progesterone, ipersalivazione e stitichezza
Sempre nel primo trimestre, molte donne possono manifestare altri due sintomi caratteristici: la scialorrea, cioè una tendenza a una salivazione più abbondante del solito e la stitichezza.

 

“In questo caso – spiega Nappi - entra in gioco l'effetto miorilassante del progesterone. Significa che rilassa le pareti muscolari dell'organismo, a vari livelli. Per esempio le pareti dei vasi sanguigni, facilitando la circolazione a livello uterino, ma anche gli anelli muscolari che circondano tutti gli organi, comprese le ghiandole salivari. Questo fa sì che la salivazione aumenti, il che a sua volta può aumentare il senso di nausea, sempre in un'ottica di difesa dell'organismo”.

 

Allo stesso tempo, il progesterone rilassa anche le pareti muscolari intestinali, riducendone la motilità. Risultato: il cibo resta più a lungo nell'intestino stesso, con sensazione di gonfiore, intasamento e, appunto, stitichezza.  

 

Piccoli rimedi anti-stitichezza
Quando si parla di sintomi comuni in gravidanza, non significa che tutte le donne incinte ne soffriranno: la stitichezza, per esempio, è piuttosto frequente, ma non è detto che colpisca tutte. Soprattutto chi segue da prima della gravidanza uno stile di vita molto sano, con dieta equilibrata ricca di fibre e liquidi e un po' di attività fisica, potrebbe non soffrirne affatto. Altre, invece, potrebbero avere il problema contrario, con una maggiore tendenza alla diarrea. Che fare, però, per combattere la stitichezza? Ecco alcuni semplici rimedi:

- Curare l'alimentazione, riducendo i cibi raffinati (pane, pasta e riso bianchi) a favore di alimenti ricchi di fibre (cereali integrali, legumi, frutta secca e fresca, verdura);
- Bere molto;
- Non sovraccaricarsi con pasti troppo pesanti: meglio optare per più pasti e spuntini leggeri al giorno;
- Valutare con il medico l'assunzione di eventuali integratori: alcuni potrebbero accentuare la stitichezza (per esempio il ferro), altri aiutare a combatterla (magnesio);
- fare attività fisica.

 

Secondo trimestre
Nel secondo trimestre, a partire dalla quattordicesima settimana di gravidanza, l'organismo si è adattato ai cambiamenti ormonali e alcuni sintomi tendono ad andare a riposo. È il caso per esempio della nausea. Allo stesso tempo, però, cominciano a farsi sentire altre modifiche, più di tipo meccanico, perché il bambino cresce e l'utero si ingrossa, premendo su altri organi materni.

 

Per questo motivo nel secondo trimestre può continuare a essere presente stitichezza, che però a questo punto non dipende più solo dall'effetto del progesterone, ma anche dalla pressione esercitata dall'utero sull'intestino. Inoltre, possono comparire altri disturbi come pesantezza, difficoltà digestive e bruciore di stomaco, o addirittura un vero e proprio reflusso gastroesofageo. Due sintomi, questi ultimi, che diventeranno ancora più frequenti nel terzo trimestre. 

 

Terzo trimestre: bruciore di stomaco e reflusso
Una certa pesantezza dopo mangiato, difficoltà a digerire, ma anche acidità e bruciore di stomaco e di esofago. A mano a mano che la gravidanza procede verso il termine, questi disturbi si fanno sempre più frequenti.

 

“Anche in questo caso la causa è duplice” sottolinea Nappi. “Da un lato c'è una componente ormonale, che rallenta il tempo di svuotamento dello stomaco, facilitando appunto le sensazioni di pesantezza e bruciore, e porta a un rilassamento della valvola muscolare posta tra esofago e stomaco, il cardias, che non 'chiude' più come dovrebbe. Dall'altro, una componente meccanica, perché l'aumento della pressione sullo stomaco tende a deformarlo un pochino e ad accentuare le difficoltà di chiusura della valvola”.

 

Risultato: acidi e succhi contenuti nello stomaco possono risalire verso l'esofago – si parla appunto di reflusso gastroesofageo – comportando bruciore all'esofago ma anche alla gola, talvolta con tosse secca e stizzosa.

 

Come per la stitichezza, anche in questo caso, possono venire in aiuto alcuni semplici accorgimenti: “Non mangiare o bere troppo alla sera, evitando in particolare cibi troppo acidi o assumendoli all'inizio del pasto e non alla fine (vale anche per la frutta); non coricarsi subito dopo mangiato, dormire in posizione semireclinata” consiglia la specialista. E se tutto questo non basta, ci sono comunque diversi farmaci, anche da banco, che possono essere usati in gravidanza per combattere il bruciore di stomaco: consultare il medico per trovare il prodotto più adatto, caso per caso.

 

Consigli di prevenzione
Non è detto che i disturbi gastrici debbano accompagnare per forza l'esperienza della gravidanza. Se è vero che a volte l'organismo è talmente predisposto a manifestarli che non si può fare nulla per prevenirli, è altrettanto vero che in molti casi un corretto stile di vita, e in particolare un'adeguata alimentazione e un'adeguata attività fisica, possono fare molto per ridurre il rischio di soffrirne.

“Il fatto è che dovremmo prestare un'attenzione colossale a quello che mangiamo, sia prima del concepimento, sia durante la gravidanza” sottolinea Rossella Nappi. “Una buona salute in gravidanza la si costruisce nel tempo, addirittura da ragazzine. Se già da piccole si segue un'alimentazione adeguata, il rischio di disturbi come la stitichezza è naturalmente inferiore, e così rimane anche in gravidanza”.

“Quando si aspetta un bambino, poi, bisognerebbe essere più consapevoli di quello che si mangia. Magari siamo convinte di avere un'alimentazione equilibrata e leggera, ma non è così”. Certo, sarebbero per primi i ginecologi a dover dare qualche indicazione utile e concreta alla donna in attesa, ma non sempre accade. “Se non succede, non abbiate timore a chiedere al vostro medico qualche indicazione in più”.

 

 

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