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Bradicardia fetale e tachicardia fetale

di Simona Regina - 16.01.2023 - Scrivici

ecografia
Fonte: shutterstock
Bradicardia fetale e tachicardia fetale: quando la frequenza cardiaca del feto va oltre i valori compresi tra i 110-160 battiti per minuto

In questo articolo

Bradicardia fetale e tachicardia fetale: cosa sono? Sono anomalie del battito fetale.

La frequenza cardiaca del feto è considerata normale se compresa tra i 110-160 battiti per minuto (bpm).

Bradicardia fetale e tachicardia fetale

Si parla di bradicardia fetale, in caso di decelerazione del battito cardiaco: quando i valori scendono al di sotto dei 110-120 battiti al minuto (bpm). 

Quando si parla di tachicardia fetale, invece, si intende un'accelerazione del battito cardiaco che supera i 160 battiti al minuto. 

Sono anomalie del battito fetale che vanno monitorate. Ma se brevi e transitorie non destano preoccupazione.

Ascoltare il cuoricino che batte: che emozione

Con l'ecografia transvaginale prima e l'ecografia morfologica poi è possibile rilevare il battito cardiaco del feto: ascoltare il cuoricino e come cambia il suo pulsare quando il feto si muove (anche con un cardiofrequenzimetro fetale, o Doppler fetale, è possibile ascoltare il battito cardiaco ma non è uno strumento utile per una diagnosi medica). 

Ascoltare il cuoricino battere regala emozioni indescrivibili ai futuri neogenitori, che vanno tranquillizzati qualora si dovessero riscontrare accelerazioni o decrementi nei battiti del piccolo cuoricino di 15 bpm . 

Per esempio, si ha una fisiologica accelerazione in corrispondenza di un movimento fetale: in altre parole, la frequenza cardiaca di un feto mostra fisiologicamente un'accelerazione durante lo stato di veglia attiva, quando il feto si muove in continuazione.

Se i valori invece vanno oltre i 15 bpm in più o in meno, è importante capire se si tratta di situazioni transitorie o sono aritmie che potrebbero comportare una sofferenza fetale. Per esempio, se la tachicardia fetale supera per tempi prolungati i 170-180 bpm aumenta la necessità di ossigeno e aumenta anche il rischio di ischemia o ipertrofia miocardica.

L'attività cardiaca fetale può essere monitorata anche con la cardiotocografia: esame eseguito di routine a fine gravidanza, per il controllo del benessere fetale e valutare le contrazioni uterine.

Questo esame consente di sospettare un'anomalia del ritmo cardiaco, ma in caso di aritmie non andrebbe usata da sola per prendere decisioni cliniche.

Il cuore

Il cuore è il primo organo che si forma durante lo sviluppo embrionale e per tutta la vita pompa il sangue portando nutrimento a tutto l'organismo consentendogli così di funzionare. Si contrare dal 21esimo giorno, quando ha le caratteristiche di un tubo, e poi continua a farlo per tutta la vita, fra 60 e 100 battiti al minuto, con incrementi che possono raggiungere i 150-180 battiti al minuto durante l'attività fisica intensa.

Il cuore, nelle prime settimane dello sviluppo del feto, si contrare a una frequenza di circa 100-110 bpm, poi nelle settimane successive aumenta per assestarsi tra i 120 e i 160 bpm dalla ventesima settimana.

Ecocardiografia

In caso di tracciati cardiocografici caratterizzati da anomalie del ritmo cardiaco fetale - come indicato in questo documento della Sigo - è importante cercarne le cause ed escludere l'ipossia fetale: la carenza di ossigeno potrebbe compromettere la salute del feto.

Le anomalie del ritmo cardiaco fetale possono essere facili da visualizzare ma difficili da diagnosticare con precisione.

Per la diagnosi di aritmia fetale e valutare le condizioni fetali si ricorre all'uso dell'ecocardiografia che permette lo studio dettagliato dell'anatomia cardiaca fetale. Mentre il ruolo della cardiotocografia nello studio e nel monitoraggio delle aritmie è limitato.

Le aritmie fetali non necessariamente devono portare alla programmazione di un parto pretermine, tanto più se non si riscontra ipossia e scompenso emodinamico.

Un aumento della frequenza cardiaca fetale può essere causato oltre che da ipossia, da varie cause quali l'uso di farmaci da parte della donna in gravidanza e l'ipertirodismo materno.

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