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Che cos’è la gastroschisi, quali sono i sintomi e come si cura

di Elena Berti - 26.04.2022 - Scrivici

gastroschisi
Fonte: Shutterstock
Gastroschisi cosa è, sintomi, cure: come si fa la diagnosi, cosa comporta per il bambino e in cosa consiste l'intervento chirurgico.

Gastroschisi cosa è, sintomi, cure

Ogni coppia che sta per avere un bambino vive i controlli come un momento molto delicato in cui spera che tutto vada bene e che non ci siano problemi o disturbi per il feto. In alcuni casi, però, le ecografie evidenziano delle patologie. Oggi parliamo della gastroschisi, cosa è, sintomi, cure e tutto quello che c'è da sapere su questa malattia rara

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Gastroschisi: cosa è, sintomi, cure, come intervenire

La gastroschisi è una patologia rara che colpisce un bambino ogni 2.500 nati vivi. È incompatibile con la vita ma si risolve facilmente con un'operazione dopo poco la nascita. Si tratta infatti della mancata chiusura completa dell'addome, con conseguente fuoriuscita degli organi da una piccola ansa che di solito si trova alla destra dell'ombelico e misura circa 2-4cm. In pratica, l'addome del feto si sviluppa senza chiudersi del tutto e già nel ventre materno si possono notare, tramite ecografia, gli intestini che escono parzialmente. 

Diagnosi della gastroschisi

Non si può parlare di veri e propri sintomi perché la gastroschisi è un difetto di formazione che avviene in utero, per questo è già visibile durante i primi controlli. Se non è possibile vederla nella primissima ecografia, qualora venga fatta, è sicuramente più probabile durante il controllo del primo trimestre, durante quindi l'undicesima settimana di gravidanza, ma la diagnosi vera e propria avviene solitamente nel secondo trimestre, durante l'ecografia morfologica. In questo senso, non è da escludere che diagnosi di gastroschisi durante il primo trimestre siano errate, perché in questa epoca gestazionale capita che le anse intestinali siano ancora al di fiori della cavità addominale (ma all'interno del sacco vitellino). 

Anche dagli esami della mamma si può sospettare la presenza di questo difetto congenito, perché sono presenti livelli di alfa-fetoproteina molto alti.

Una volta accertata la diagnosi, sarà necessario verificare regolarmente la crescita fetale, che potrebbe essere rallentata a causa degli organi erniati, cioè che fuoriescono dall'addome. Per questo è fondamentale, in caso di diagnosi di gastroschisi, farsi seguire da un centro altamente qualificato in cui poi si partorirà. 

Cura della gastroschisi

Come si cura quindi la gastroschisi? La fuoriuscita di organi dall'addome non è compatibile con la vita, per questo l'unica soluzione è l'operazione chirurgica poco dopo la nascita. L'intervento prevede il riposizionamento degli organi nella cavità addominale. Qualora non ci fosse abbastanza spazio, potrebbero essere necessari più interventi: quando succede, in genere si applica una benda in silicone e piano piano si spingono gli organi verso l'interno, in modo da creare spazio. In genere tutto si risolve nel giro di pochi giorni, e durante questo tempo il bambino è nutrito per via endovenosa. 

Cosa succede dopo l’intervento per gastroschisi

Una volta riposizionati gli organi e chiusa l'ansa, il bambino avrà un periodo di degenza necessario a ristabilire le normali funzioni intestinali e a permettergli di potersi nutrire da solo. In genere non servono più di tre settimane o un mese per una ripresa completa. Possono verificarsi delle infezioni, che vengono però trattate con antibiotici. 

Si può allattare un bambino nato con gastroschisi?

Dopo il periodo di ripresa il bambino può essere nutrito col latte. È fondamentale, dove possibile, che la mamma possa allattarlo perché il latte materno migliora il movimento intestinale e quindi rende più veloce la guarigione dopo l'intervento. Per poter allattare senza che sia possibile attaccare il bambino è consigliabile l'uso del tiralatte elettrico e, dove concesso, il contatto pelle a pelle, che stimola la produzione di latte. 

Una volta ripresosi del tutto, il bambino nato con gastroschisi può avere una vita normalissima. Saranno necessari dei controlli periodici per valutarne la crescita, ma la guarigione è solitamente completa.

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