Cervello

Lo stress delle mamme influisce sullo sviluppo del cervello del bebè nel pancione

Di Niccolò De Rosa
automassaggio
29 Marzo 2018
Uno studio americano ha dimostrato come lo stress delle madri vada a modificare le connessioni neuronali del feto in piena fase di sviluppo
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Mentre si trova ancora all'interno del grembo materno, il cervello del futuro bebé non solo non riposa affatto, ma anzi vive il suo periodo di maggior sviluppo, con centinaia di migliaia di collegamenti neuronali che ogni giorno si "attivano" per plasmare l'organo pensante del feto.

 

Durante tale fase, la connessione tra mamma e bimbo nel pancione è massima, tanto che ogni attività, fisica o cognitiva che sia, compiuta dalla madre, va inevitabilmente ad influire sulla crescita del feto e, in particolare, sullo sviluppo del suo cervello.

 

 

E proprio questo aspetto è stato il focus dello studio che il gruppo di ricerca della Wayne State University ha presentato in occasione della Cognitive Neuroscience Society di Boston.

In tale ricerca, coordinata dall'esperta Moriah Thomason, si mostra con evidenza come lo stress delle madri vada a modificare con una certa incidenza le connessioni fra neuroni dei piccoli feti.

 

Lo studio

Per giungere a simili consclusioni, la Dott.ssa Thomason ed il suo team hanno

 eseguito una serie di risonanze magnetiche su 47 feti fra le 30 e le 37 settimane di gestazione, scegliendo per la campionatura donne gravide e clinicamente sane ma differenti tra loro per estrazione sociale(ricche e povere, istruite e meno istruite) e condizioni psicologiche (sane, depresse, ansiogene, stressate ecc...).

Si è così potuto constatare che le donne maggiormente stressate portavano in grembo feti con sistemi neurali organizzati in modo meno efficiente nelle varie regioni cerebrali.

 

«Il cervello non si sviluppa in una sequenza che va dai sistemi più semplici - come vista, movimento - a quelli più complessi» ha dichiarato la Thomason «ma probabilmente sviluppa prima le aree più critiche».

 

La ricerca della Wayne State University ha dunque iniziato a grattare la superficie di un campo di studio  dai risvolti ancora piuttosto oscuri, ma in queste prime battute gli studiosi sembrano orientati a identificare il cervelletto come possibile responsabile del processo.

Esso infatti, grazie all'alta presenza di recettori dei glucocorticoidi, gli ormoni coinvolti nella riposta allo stress, sarebbe l'organo del corpo umano più sensibile agli effetti dello stress prenatale.