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Trisomia 18 o Sindrome di Edwards: cos’è e come si manifesta

di Francesca De Ruvo - 22.11.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La trisomia 18 è un'anomalia cromosomica che comporta gravi conseguenze sullo sviluppo prenatale. La diagnosi può essere sospettata con lo screening del 1° trimestre

La trisomia 18, conosciuta anche come Sindrome di Edwards, dal nome del fisiologo che ne descrisse le caratteristiche, è un'anomalia cromosomica che colpisce circa un bambino ogni 6mila-8mila nati vivi. Tale anomalia comporta purtroppo gravi conseguenze sullo sviluppo prenatale, causando nella maggior parte dei casi la morte in utero del feto. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono le cause e come si può diagnosticare.

In questo articolo

La trisomia 18 e le altre anomalie cromosomiche

Le malattie cromosomiche sono causate da anomalie dei cromosomi, i quali possono aver subito una modificazione nel numero o nella struttura. I cromosomi sono delle strutture a forma di bastoncino contenute nel nucleo delle nostre cellule e hanno il compito di custodire e trasmettere l'informazione genetica dai genitori ai figli.

Nella specie umana il numero di cromosomi è 46:

  • 22 coppie formano gli autosomi (cromosomi che non partecipano alla determinazione del sesso);
  • una coppia è formata dai cromosomi sessuali (X e Y). Nel maschio la coppia di cromosomi è formata da un cromosoma X e da un cromosoma Y, mentre nella femmina i due cromosomi sono entrambi X.

La trisomia 18 è un'anomalia numerica, nel senso che la malattia deriva dall'avere tre copie del cromosoma 18 in ogni cellula del corpo anziché due. La presenza di materiale genetica "extra" causa purtroppo gravi problemi nello sviluppo del feto, a tal punto che la maggior parte delle gravidanze si interrompe prima della nascita.

Tra le trisomie, la trisomia 18 e la trisomia 13 (sindrome di Patau) sono la seconda e la terza poliploidia più frequenti alla nascita dopo la trisomia 21 (sindrome di Down).

Da cosa è causata la trisomia 18

Nella Sindrome di Edwards il cromosoma 18 in più è presente per un errore di separazione dei cromosomi, la cui causa però è ancora oggi poco conosciuta. Come specifica l'Istituto Superiore di Sanità, nella maggior parte dei casi l'anomalia è di origine materna: i cromosomi appaiati non si sono separati in maniera corretta durante la meiosi del gamete materno (ovocita). Per questo motivo, quando nel concepimento il gamete materno e quello paterno si fondono, l'embrione avrà un cromosoma 18 in eccesso.

La frequenza dei difetti da non-disgiunzione materna responsabili della trisomia 18 e di altre anomalie cromosomiche sono correlate con l'età della donna e aumentano con l'avanzare dell'età.

Come si manifesta la trisomia 18

La trisomia 18 è una malattia caratterizzata da un grave ritardo mentale e da un ritardo della crescita sia prima che dopo la nascita, malformazioni del cranio, degli arti e degli organi interni.

In particolare, ritroviamo:

  • testa molto piccola (microcefalia), con forma allungata e stretta (dolicocefalia);
  • mento piccolo e sfuggente;
  • orecchie a impianto basso;
  • malformazioni oculari (occhi distanziati e piccoli);
  • bocca e mascella piccole;
  • dita lunghe che si sovrappongono, pugno chiuso con indice sovrapposto al medio;
  • piede equino, cioè con la punta del piede rivolta verso il basso;
  • difetti cardiaci (nel 90% dei casi);
  • malformazioni gastro-intestinali;
  • malformazioni genitali e urinarie;
  • ipotonia e ritardo psicomotorio.

Altri segni e sintomi che possono presentarsi sono:

  • malformazioni del palato (labiopalatoschisi);
  • difficoltà di respirazione;
  • anomalie delle ossa;
  • infezioni polmonari e delle vie urinarie;
  • malformazioni del cervello e del midollo spinale.

La gravità dei segni e dei sintomi della malattia dipende anche dal tipo di forma di trisomia 18. La sindrome di Edwards, infatti, può manifestarsi sotto tre diverse forme.

I diversi tipi di sindrome di Edwards

Si distinguono 3 tipi di trisomia 18 e si classificano in base alla gravità dei sintomi:

  1. Forma completa: la maggior parte (94%) dei bambini con sindrome di Edwards ha un cromosoma 18 in più presente in ogni cellula. Nel caso della forma completa la maggior parte dei bimbi muore prima di venire al mondo.
  2. Trisomia a mosaico: circa il 5% dei bambini con sindrome di Edwards ha la copia extra del cromosoma 18 solo in alcune cellule del corpo. Si tratta di una forma solitamente meno grave della sindrome di Edwards in cui segni e sintomi dipendono molto dal tipo e dal numero di cellule che hanno il cromosoma supplementare. Alcuni bambini possono essere colpiti solo lievemente dalla malattia, mentre altri lo sono in modo molto grave. In questo caso, circa 7 bambini con trisomia a mosaico su 10 nati vivi raggiungono almeno il primo anno di vita e, in rari casi, potrebbero vivere fino all'età adulta.
  3. Forma parziale: è la forma meno frequente che colpisce un numero molto piccolo di bambini (circa 1 su 100). Nella forma parziale il bambino ha solo una sezione del cromosoma 18 in più nelle cellule, anziché un intero cromosoma in più. Il modo in cui la malattia colpisce il bambino dipende dal tratto e dall'estensione del segmento interessato.

La diagnosi prenatale

Una possibile trisomia 18 può essere sospettata già durante le prime ecografie di controllo poiché il feto presenta anomalie molto evidenti. Per la diagnosi è necessario eseguire il test combinato, che di solito si effettua tra la undicesima e la quattordicesima settimana di gravidanza e che calcola la possibilità che il bambino abbia questa sindrome. Se dall'esame risulta che le possibilità sono elevate, il medico consiglierà l'esecuzione di un esame più approfondito che prevede l'analisi di un campione delle cellule del bimbo, quindi una villocentesi o un'amniocentesi, le indagini invasive tradizionali.

Oggi è molto utilizzato anche il test del DNA fetale, un esame di screening non invasivo che analizza appunto un campione del DNA del feto ottenuto da un semplice prelievo di sangue materno. Questo tipo di esame si esegue a partire dalla decima settimana di gestazione, ma si tratta sempre di un test probabilistico. Come sottolineano quindi tutte le principali società scientifiche, ogni risultato positivo va confermato con un'indagine invasiva (amniocentesi o villocentesi).

La prognosi

La prognosi della sindrome di Edwards non è purtroppo favorevole, anche se ci sono casi di bambini con trisomia 18 sopravvissuti fino all'adolescenza. Gli studi hanno dimostrato che oltre il 95% dei feti affetti muore in utero. Dei nati con trisomia 18, più del 50% muore nella prima settimana di vita e meno del 5% raggiunge l'anno di vita; soltanto l'1% arriva al compimento dei 10 anni. Per motivi ancora non noti, il tasso di sopravvivenza è più alto nelle femmine rispetto ai maschi.

La terapia

Non esiste una terapia specifica per la trisomia 18. Se il bambino nasce vivo, infatti, quello che i medici possono fare è cercare di ridurre i sintomi e le manifestazioni della patologia, come le infezioni e i difetti cardiaci. Inoltre, se il bambino ha difficoltà ad alimentarsi sarà necessario ricorrere all'alimentazione artificiale. Le difficoltà del movimento e le alterazioni del tono muscolare sono soprattutto trattate con la fisioterapia.

Dopo la dimissione è necessario che il bambino venga seguito presso il Servizio di Follow up (Società Italiana di Neonatologia) per verificarne periodicamente le condizioni di salute, per sostenere lo sviluppo neuromotorio e neuroevolutivo per quanto possibile e per offrire un eventuale sostegno psicologico e sociale alla famiglia. In aiuto delle famiglie con figli affetti da sindrome di Edwards c'è anche l'Associazione delle Famiglie (Associazione SOFT Italia).

Altre fonti utilizzate per l'articolo: materiale informativo dell'Istituto Superiore di Sanità; materiale informativo del Sistema Sanitario britannico; materiale dell'Associazione SOFT Italia.

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