Viaggi

In vacanza in gravidanza: alcune precauzioni e quando è meglio non partire

Di Simona Regina
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16 Maggio 2017 | Aggiornato il 05 Giugno 2018
Gravidanza non significa dover dire addio alla vacanza. Ma prima di partire meglio confrontarsi con la ginecologa e, in caso di complicanze, ovviamente, meglio rimandare. Ecco i consigli di Anna Maria Paoletti, consigliera della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.
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Se la gravidanza è fisiologica e non ci sono controindicazioni, perché rinunciare alle vacanze? Una donna incinta infatti non deve chiudersi in casa. “Anzi. Proprio per la prevenzione di alcune complicanze metaboliche, come il diabete gestazionale, è bene muoversi e fare attività fisica moderata, senza ovviamente arrivare mai a stancarsi eccessivamente” ricorda Anna Maria Paoletti, docente di ginecologia ostetricia al Dipartimento di scienze chirurgiche dell’Università di Cagliari.

 

Prima però di pianificare un viaggio, è opportuno aver fatto i periodici accertamenti prescritti dal ginecologo e confrontarsi anche sulla meta e il tipo di viaggio, per poter così partire serenamente.

 

Se ci sono complicanze, come per esempio contrazioni uterine, minacce di aborto, ipertensione o in caso di precedente parto pretermine, è necessario essere più prudenti e chiedere il parere del medico.

 

"In particolare nel primo trimestre di gravidanza - puntualizza la ginecologa, consigliera della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) - se si hanno contrazioni e minime perdite di sangue, è importante evitare di fare viaggi stancanti. Soprattutto in auto, per gli scossoni che possono eventualmente essere causati da strade dissestate e a loro volta possono essere un fattore predisponente le contrazioni dell’utero. Al bando poi stress e stanchezza: quindi occhio ai treni super affollati nelle giornate calde di spostamenti di massa".  

 

Se non è ritardo, ironizza la ginecologa, l’aereo è un mezzo di trasporto molto tranquillo e sicuro, come sottolineano le Linee guida su gravidanza e volo aereo del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. “Purché non si tratti di un lungo viaggio intercontinentale, che in linea di massima eviterei: un viaggio troppo lungo che costringe a stare sempre sedute è un fattore di rischio tromboembolico”. La gravidanza di per sé predispone al rischio di trombosi venosa profonda e "i lunghi viaggi in aereo possono costituire un fattore di rischio in più, soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre".

 

Alcuni consigli della ginecologa

 

Se si viaggia in auto: il viaggio dovrebbe essere breve o con opportune soste. Se invece è piuttosto lunghetto, è importante fermarsi ogni due ore circa in modo da poter camminare un po’ per favorire il ritorno venoso e scongiurare il rischio embolico. Anche col pancione la cintura di sicurezza va usata, meglio tenere il sedile più lontano possibile dal cruscotto.


Se si viaggia in aereo: se il viaggio dura più di 4 ore bisognerebbe fare profilassi con l’eparina, un anticoagulante che si prescrive anche in caso di complicanze che costringono la donna a stare a letto, per evitare appunto il rischio di trombosi.

 

Se si viaggia in treno: il treno consente di alzarsi ogni tanto per sgranchirsi un po’ le gambe, attenzione però a non cadere, per cui quando ci si alza per passeggiare è opportuno tenersi alle maniglie o ai sedili.

 

In sostanza, ribadisce Paoletti, se la gravidanza è fisiologica non c’è alcuna controindicazione a viaggi brevi per trascorrere poi giornate in relax senza stancarsi troppo. In caso di complicanze, meglio invece rimandare il viaggio e, in generale i viaggi di lunga durata devono essere coperti da profilassi di tipo tromboembolico”.  Ricordarsi in ogni caso di mettere in valigia la documentazione medica della gravidanza.

 

Il periodo migliore per viaggiare è quello della fase centrale della gravidanza (da 14 a 28 settimane). Quando generalmente i malesseri mattutini del periodo iniziale (per chi ha dovuto fare i conti con le cosiddette nausee) sono ormai un ricordo e il pancione non è ancora tale da rendere più difficoltosi i movimenti.

 

Parola d'ordine: relax

 

“Ovviamente – aggiunge Paoletti – eviterei in gravidanza di fare escursioni stancanti e rischiose, tipo gite sui motoscafi – i forti sobbalzi stimolano le contrazioni uterine – o in alta quota: perché l’altitudine diminuisce la concentrazione di ossigeno nell’aria e la carenza latente di ferro può compromettere l’acclimatazione a quote molto alte. Poi una raccomandazione valida per tutti, ma a maggior ragione per le donne incinte: non esporsi al sole nelle ore più calde, usare creme solari ad alta protezione, e bere per idratarsi e rinfrescarsi il più possibile”.

 

Durante il viaggio infine meglio indossare abiti e scarpe comode, eventualmente calze elastiche. E ricordarsi, anche in vacanza, di seguire una dieta bilanciata e con un adeguato contenuto di fibre per evitare la stitichezza, problema che può essere in agguato in viaggio.

 

Alcuni approfondimenti:
Pregnant Travelers, Centers for Disease Control and Prevention
Gravidanza fisiologica, Linee guida del Ministero della salute
Linee guida su gravidanza e volo aereo, Royal College of Obstetricians and Gynaecologists
Donne in montagna, Società Italiana di Medicina di Montagna
Assistenza alla gravidanza e al parto fisiologico, Agenzia per i servizi sanitari regionali
Donne in alta quota, Dichiarazione di Consenso della Commissione Medica UIAA
Salute in viaggio, Istituto Superiore di Sanità
 
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