Nostrofiglio

Mamme pancine

Maternità 2.0, il mondo chiuso delle ‘mamme pancine’

Di Gabriella Lanza
autumn-1850044_640

14 Marzo 2018
Sono giovani madri che condividono le loro idee sulla maternità principalmente sui social. Fanno parte di una community, dove il confronto non è permesso. Con il blogger Vincenzo Maisto, il Signor Distrugger, e con Alex Giordano, direttore del Centro Studi Etnografia Digitale, abbiamo provato a capire chi sono queste mamme 2.0. 

Facebook Twitter Google Plus More

Preparano test di gravidanza con acqua, olio e curcuma, pubblicano sui social le foto della loro pancia, partoriscono in casa e lasciano che la placenta si stacchi da sola, cucinano dolci con il latte materno e non fanno specchiare i figli prima del battesimo. Sono le cosiddette ‘mamme pancine’, madri che vivono e condividono i loro dubbi sulla maternità, sulla sessualità e sulla crescita dei loro bambini esclusivamente sui social. 

 

È una vera e propria ‘community’, un mondo chiuso con le sue regole e i suoi linguaggi: utilizzano termini come “pancine”, “batuffole” e “mammine”; il ginecologo è chiamato “gine” e il pediatra “pedy”; discutono tra di loro di tecniche alternative di concepimento e allattano fino a quando i figli compiono sei anni.

 

Sono iscritte a pagine Facebook come Pancine, Mamme & Bimbi, Mamme, pancine & tanto amore, Mamme Pancine e Gioia e comunicano principalmente su gruppi Whatsapp. 

 

Il fenomeno delle 'mamme pancine'

 

A portare alla luce il mondo delle ‘mamme pancine’ è stato il Signor Distruggere, il blogger Vincenzo Maisto. Sulla sua pagina Facebook, seguita da oltre 700.000 fan, pubblica gli screenshot di queste giovani madri. 


“Tutto è iniziato per caso”, racconta Maisto. “Un anno fa mi segnalarono la pagina “I consigli delle mamme”. In un post ci si chiedeva se si potessero specchiare i bambini prima del battesimo, ovviamente era esilarante e per questo decisi di pubblicarlo”. 

 


Maisto non ha dubbi: “Le mamme pancine sono tendenzialmente ignoranti, maschiliste e credulone: non sono uno psicologo per dirlo, mi baso su quello che leggo. Hanno la certezza di stare nel giusto, una sorta di presunzione d’ignoranza. Provate a iscrivervi e a sollevare un dubbio di dettato dal buonsenso: vi vedrete sbattuti fuori e bannati nel giro di dieci secondi”. 

 

Le mamme pancine sono sempre esistite 

 

Eppure, secondo il Signor Distruggere, questo non è un fenomeno nuovo: “Sono come le ragazze che scrivevano sul Cioè negli anni ’90. Sono sempre esistite, ma prima non avevano i social network con cui interagire e riunirsi. Mi colpiscono molto i commenti cattivi sotto le foto Instagram di Chiara Ferragni. Commenti che possono essere letti da tutti, basta andare sulle foto in cui mostra la pancia. Attaccano una ragazza solo perché non è ingrassata quindici chili. Da cosa sono mosse? Dall'invidia?”. 

 


Maisto non pubblica tutti i post che scova sui social. “Purtroppo molte mamme utilizzano i gruppi chiusi e segreti come sale d’attesa del pediatra, quindi pubblicano spesso foto di pannolini usati aperti, bambini nudi e altre amenità che non potrei mai condividere”. 


Nessun pericolo, però, che si sfoci in fenomeni di cyberbullismo. “Il bullismo si basa sulla riconoscibilità e io pubblico solo post anonimi”. 

 

Le mamme 2.0 'esperte in maternità' 

 

Ma chi sono realmente le mamme pancine? Abbiamo cercato di capirlo con Alex Giordano, docente del Dipartimento di Scienze Sociali Università Federico II° di Napoli e direttore del Centro Studi Etnografia Digitale. Giordano è autore, insieme a Alessandro Caliandro e Giovanna Montera, della ricerca “Le rappresentazioni culturali delle mamme 2.0: consumo, identità e resistenza”. 


“Da quello che abbiamo analizzato, una delle cose che dà maggiormente fastidio alle mamme è che tutti vogliono dare loro dei consigli. La condizione di maternità è una condizione di radicale trasformazione che la donna vive sulla propria pelle. Dalle suocere ai medici, tutti danno consigli sul come condurre questa trasformazione. I social invece hanno permesso una sorta di mutualismo peer to peer, alla pari, tra persone che vivono la stessa situazione. Paradossalmente è come se il parere di una persona che è nelle mie stesse condizioni, o che ci è passata, è riconosciuto più autentico di quello istituzionalizzato”. 

 


Le mamme 2.0 sono giovani mamme, tra i 14 e 33 anni, che hanno dimestichezza con le nuove tecnologie della comunicazione e che le usano quotidianamente. Amano rappresentarsi come esperte e “scienziate” della maternità. Questo consente loro di riappropriarsi di quel diritto di parola in campo di maternità che a volte gli è negato. 

 

Il bisogno di riconoscersi in un gruppo

 

Leggendo i post delle mamme pancine, la prima reazione è quella di prendere le distanze da queste donne che domandano consigli medici su Facebook anziché rivolgersi a un pediatra. Ma cercare conforto in un gruppo che la pensa nel nostro stesso modo e costruire una identità condivisa con persone che vivono i nostri stessi dubbi sulla maternità è un bisogno più comune di quanto si pensi.  

 

 

“Non è solo un atteggiamento ma una vera e propria condizione della nostra socialità. Quello che leggiamo su Facebook è frutto di quello che piace alla nostra cerchia di amici, il risultato di una nostra ricerca su Google è mediato da quello che un algoritmo pensa ci piaccia di più. Queste mamme hanno la necessità di rafforzare la propria identità e il proprio valore di legame nel gruppo. Tuttavia è un fenomeno diffuso a prescindere dai social”. 


Per non cadere nel fanatismo della maternità l’unica soluzione è non chiudersi nel proprio mondo virtuale, e cercare un confronto reale (con esperti qualificati) : “Il pensiero critico va alimentato con la conoscenza e con il confronto con chi è diverso da noi”.