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Mamma con ovodonazione: il figlio le potrà assomigliare?

di Ines Delio - 12.09.2023 - Scrivici

ovodonazione
Fonte: Shutterstock
Uno dei più grandi timori delle donne che ricorrono all'ovodonazione, è che il bambino non assomiglierà loro: ma la scienza dice altro

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Mamma con ovodonazione

Circa il 20% delle donne con problemi di infertilità ricorre all'ovodonazione per diventare madre. Si tratta di un processo che viene generalmente avviato solo dopo aver eseguito una serie di esami approfonditi e nel caso in cui non sia possibile concepire in altro modo. Ecco cosa sapere.

Cos'è l'ovodonazione

L'ovodonazione (o donazione di ovociti) è una tecnica di fecondazione assistita di tipo eterologo attraverso cui una donna (ricevente) ricorre agli ovuli di una donatrice per avviare una gravidanza. Ciò significa che chi opta per questo tipo di trattamento è pronto a mettere al mondo un figlio con un patrimonio genetico di un'altra donna. La procedura viene presa in considerazione solo nel caso in cui nella donna sia stata riscontrata l'impossibilità di cominciare o portare a termine una gravidanza, anche attraverso le comuni tecniche di procreazione assistita, ad esempio per una scarsa riserva ovarica, nel caso in cui si sia affette da patologie che possano compromettere la capacità riproduttiva, per l'età avanzata della donna o per anomalie genetiche che potrebbero essere trasmesse al feto.

L'ovodonazione ha probabilità di successo altissime. Questo perché, ricorrendo a una donatrice esterna accuratamente selezionata, permette di superare le difficoltà di concepimento solitamente connesse ai suddetti fattori.

Come funziona l'ovodonazione

La tecnica dell'ovodonazione prevede che gli ovuli della donatrice vengano fecondati in vitro con il seme del partner maschile della coppia che vuole instaurare una gravidanza, così da ottenere gli embrioni da trapiantare nell'utero della ricevente. Prima del prelievo, la donatrice viene sottoposta a un trattamento di stimolazione ovarica, allo scopo di aumentare la produzione di ovociti maturi, mentre la ricevente deve eseguire una preparazione endometriale, con l'assunzione di estrogeni, in modo che l'utero sia predisposto ad accogliere gli embrioni. Bisogna poi attendere qualche settimana, dopodiché gli ovuli vengono prelevati dalla donatrice e conservati in laboratorio.

Selezionati i gameti maturi, si procede alla fecondazione in vitro con lo sperma del partner della ricevente, per eseguire infine il trasferimento degli embrioni nell'utero della futura mamma.

I requisiti per donare gli ovociti

Sia in Italia che all'estero, le donatrici di ovociti devono soddisfare alcuni requisiti per potersi sottoporre al trattamento:

  • devono avere un'età compresa tra i 18 e i 35 anni
  • essere in buona salute psicofisica
  • essere immuni da malattie genetiche ereditarie e da patologie infettive trasmissibili al nascituro

Gli ovociti donati possono essere crioconservati oppure fertilizzati immediatamente dopo il recupero, con lo sperma del partner della ricevente o di un donatore. Chi desidera donare ovociti deve contattare un Centro per la fertilità autorizzato dalle autorità sanitarie regionali o nazionali all'esecuzione delle procedure di prelievo e conservazione degli ovociti, nonché ai trattamenti che prevedono l'utilizzo degli ovociti donati.

Il figlio di una mamma con ovodonazione potrà assomigliarle?

Uno dei più grandi timori delle donne che ricorrono all'ovodonazione, è che il proprio bambino non potrà assomigliare loro. Fortunatamente, l'epigenetica – ossia la branca della genetica che si concentra sullo studio dei cambiamenti genetici ereditati che non influiscono sulla struttura del DNA – risponde alla preoccupazione di chi pensa erroneamente di essere un semplice 'contenitore', insegnandoci che non è affatto così. Come si legge sul sito del Centro Clinico San Carlo di Fecondazione Assistita e Ginecologia di Torino, studi recenti dimostrano che la relazione tra madre e feto, nel caso di donne che ricorrono all'ovodonazione riesce a incidere sul patrimonio genetico del nascituro. La futura madre sarebbe, infatti, in grado di 'modificare' il genoma del figlio anche se l'ovulo è stato donato da un'altra donna. Ciò accade perché esiste uno scambio tra le molecole della madre gestante e il DNA dell'embrione, che va a modificare alcuni geni. Fin dalla fase di attecchimento e annidamento, l'embrione instaura un "dialogo" con l'endometrio materno, creando un profondo legame fisico e psicoemotivo con la madre.

In pratica, l'utero materno contribuisce in maniera pari, se non superiore, all'espressione del DNA dell'embrione e quindi al corretto sviluppo del bambino.

FONTI

Fecondazione Eterologa Italia: Ovodonazione

La donazione di Ovociti: Una guida dedicata alle donne per il supporto di decisioni informate

Centro Clinico San Carlo di Fecondazione Assistita e Ginecologia di Torino

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