Ministro con il pancione

Marianna Madia incinta, polemiche per il pancione

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26 Febbraio 2014
L’imminente maternità del neoministro per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha scatenato indignazione fra le mamme italiane. Mentre l’onorevole sottolinea che “ce la farà, è pieno di donne che allattano e lavorano”, c’è chi le risponde che la maternità è più facile per un ministro che per un’impiegata. Ma è solo questione di lavoro o l’Italia non è ancora un Paese per mamme?
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Il caso di Marianna Madia, neoministro per la Pubblica Amministrazione nonché “ministro con il pancione” (fra un mesetto diventerà mamma per la seconda volta), sta suscitando non poche polemiche. Non sono solo relative alla sua preparazione politica, anzi: negli ultimi giorni sono concentrate proprio su quel pancione che dovrebbe rendere uguali tutte le donne-mamme e che invece, a quanto pare, continua ad accentuare le differenze. Per Anna Maria D’Alessandro, che ha firmato un pezzo per Io donna, infatti, la maternità è decisamente più facile per un ministro che per un’impiegata. Soprattutto se il ministro sottolinea che, anche dopo il parto, ce la farà perché “è solo questione di organizzazione, è pieno di donne che allattano e lavorano”. “Tutte vorrebbero dirle ‘sei tutte noi’ – sottolinea la D’Alessandro – : le giovanissime che la maternità la esorcizzano guardando ‘Teen Mom’ e spettegolando sui loro social delle compagne di scuola che “aspettano”, le loro sorelle più grandi che rimandano in cerca di un lavoro, quelle che rimandare non vorrebbero o potrebbero più ma un impiego decente non l’hanno trovato. Oppure sì, e proprio per questo fanno più fatica a lasciarlo. E infine quelle che i figli li hanno fatti, il lavoro l’hanno tenuto o l’hanno perduto e, in entrambe i casi, ricordano il tentativo di conciliazione come l’impresa della vita, addirittura eroica in assenza di nonne e parenti”. (Leggi anche: Michelle Hunziker al lavoro 4 giorni dopo il parto)

Per la commentatrice, insomma, la sicurezza della Madia “pare arrivare da un altro pianeta. Quello stesso dal quale, il 30 aprile 2010, con una piccola di dieci giorni, l’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini dichiarava a Io donna: ‘Sarò al lavoro a fine mese. Stare a casa dopo il parto è un privilegio… tornare subito a lavorare non vuol dire non essere buone madri, dovrebbero farlo tutte’”.

Di segno diametralmente opposto è invece l’opinione di Laura Preite, che su La Stampa sottolinea come non c’è “una scelta che possa valere per tutte: tornare a lavorare dopo un mese, due settimane, una settimana addirittura. Io non lo farei, ma se una donna ha valutato di farlo immagino abbia buone ragioni. Tutte pronte a criticare Marianna Madia mentre diversa fu la reazione - quasi di giubilo - quando avvenne lo stesso in Spagna (a essere incinta era la ministra alla difesa Carme Chacòn). Forse il governo Zapatero piaceva di più di quello Renzi? Mi stupisce l’aggressività con la quale ci si scaglia contro queste giovani ministre donne. Non vanno bene: troppo truccate, troppo giovani, anche troppo incinte. Nessuno si è sognato di far pesare a Delrio che i suoi impegni di governo lo allontanano dai suoi nove figli - sì nove - chi se ne occuperà? E di Renzi, tre figli piccoli?”. (TI POTREBBE INTERESSARE: Lascio il lavoro per il figli: è la scelta giusta?)

La polemica, però, oltre che sui giornali, continua anche sui social network. Dove molti non mancano di far notare come, forse, il problema non sia che lavoro fa chi è incinta, ma in che Paese viva. Perché (e lo illustrava nel suo articolo anche la D’Alessandro) l’Italia non è né la Francia, né la Svezia, né la Gran Bretagna: da noi le politiche per la famiglia, a differenza degli altri Paesi, sono quello che sono. Ed è con le carenze del nostro sistema che bisogna, alla fine, fare i conti.

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