Nostrofiglio

Dopo la maternità

Lascio il lavoro per i figli, è la scelta giusta?

Di Anna Zavaritt
mamma-che-lavora-con-neonato

22 Novembre 2013 | Aggiornato il 09 Gennaio 2018
Manca poco al ritorno al lavoro oppure siete tornate al lavoro da poco tempo dopo la maternità e tutto insieme vi sembra così difficile da gestire. Volete mollare tutto? Prima di farlo cercate di capire se è una scelta giusta oppure un pensiero dettato dalla stanchezza e poco lungimirante

Facebook Twitter Google Plus More

* Anna Zavaritt è consulente in work-life balance

Eccolo è arrivato/a, ma nessuno ti ha dato il libretto delle istruzioni! E così questo piccolo fagotto ti ha portato tanta gioia, ma ha anche scombussolato la tua vita, e magari quella del papà.

Notti insonni, mille dubbi: la domanda più ricorrente è “come farò a tornare al lavoro”? D’istinto la risposta sarebbe “non ce la faccio, mollo tutto” ma stanchezza e stress non sono le migliori alleate per fare una scelta. Leggi anche Maternità e lavoro: i diritti delle mamme

Anche perché “lasciare” – e qui parliamo di lavoro! – è semplice ma rischia di essere una strada a senso unico, senza possibilità poi di invertire la marcia.

Come mettersi allora nelle condizioni di trovare il proprio equilibrio e fare le scelte più giuste per ciascuno di voi?

1 Che cosa è urgente e che cosa è importante per me?

Un primo esercizio utile è prendersi un paio d’ore per riflettere con calma. Se siete fortunate potete delegate al papà o ad un nonno il pargolo, altrimenti potete ritagliarvi il tempo durante la nanna.

Coccolatevi con una cioccolata o con una telefonata a una voce amica per esempio, e cercate di riordinare le idee. Se state pensando che non è possibile continuare a lavorare avendo un figlio o una figlia piccoli, chiedetevi quali sono le vostre priorità.

Che cosa è urgente e che cosa è importante per voi, come mamma ma anche come donna, come lavoratrice, forse come compagna o moglie?

La matrice del tempo di Stephen Covey - consulente aziendale e formatore americano - serve per ripensare a come organizziamo il nostro tempo in base a due parametri, urgenza e importanza.

Se una cosa è urgente e importante, ha la priorità; se invece non è né urgente né importante può aspettare.

Ma come gestire le cose urgenti – il lavoro, le bollette per esempio – alle quali noi non attribuiamo valore? E come fare spazio a quelle importanti ma non urgenti, che restano in coda a tutto il resto?

L’insegnamento di Covey è di fare spazio proprio alle cose importanti ma non urgenti (in alto a sinistra) prima che diventino emergenze (in alto a destra), di ridurre al minimo i problemi (in basso a sinistra) e di pianificare le imminenze quotidiane (in basso a destra) in modo che occupino il minor tempo possibile.

Armatevi di penna e provate a riempire i quadranti della matrice, cancellando, correggendo spostando mano a mano che vi vengono idee.

SCARICATE IL PDF DEL MODULO SOTTO E COMPILATELO

 

 

 

 

2 Come gestire le cose urgenti?

Non tutte le cose urgenti sono anche importanti, dipende dal valore che gli attribuiamo. Per esempio: sterilizzare ciucci e biberon tre volte al giorno è davvero fondamentale?

Se anche una volta nostro figlio mangia un omogeneizzato al posto della pappa fatta in casa fresca è un dramma?

Spostare le emergenze, dal riquadro in alto fino in basso a destra significa ridimensionarne il “peso”, renderle normale amministrazione e consente di liberare tempo.

E non tutte le cose sono urgenti in maniera uguale: ce ne sono alcune che potrete pianificare meglio, spostandole dal quadrante in basso a destra verso la sinistra, riducendole a “fare presto”.

Magari pensandoci bene non sono neanche poi così urgenti e possiamo riprogrammarle. Ci sono però alcune cose urgenti sulle quali non abbiamo il controllo come le bollette da pagare, le rate per il mutuo ecc..

Ricordiamoci però che siamo stati noi a sottoscrivere questi impegni, perché evidentemente in quel momento ci sembravano importanti. E’ ancora così?

Magari l’abbonamento alla pay-tv che ogni volta ci “strozza” a fine mese in realtà non lo sfruttiamo; e se l’automobile la usiamo una volta al mese, non ci costerebbe meno spostarci con i mezzi pubblici? Il nostro piano tariffario del telefono è aggiornato?

Di alcune cose possiamo ripensare l’importanza oltre che l’urgenza e quindi ridefinirle o disdirle.

Di altre però che noi riteniamo importanti – come la casa, che comporta un mutuo - possiamo programmare meglio la tempistica perché non diventino sempre un’urgenza.

3 Come definire le cose importanti?

Le cose importanti sono quelle che rispecchiano i nostri valori. Quali sono per voi le cose importanti? Provate a fare una lista in ordine di priorità e pensate a quali e quanti criteri attribuite ad ogni valore.

Per esempio se un valore è la famiglia, pensate a come lo traducete nella vita di tutti i giorni: accompagnare e riprendere i figli a scuola; fargli fare sport ; trascorrere con loro i fine settimana, cucinare, ecc.

Se questo è il vostro “standard” per essere una buona famiglia, potrebbe configgere con altri valori, come per esempio l’indipendenza economica. Perché a meno di non essere wonderwoman non sempre sarete libere per gli accompagni e i ritiri, e qualche pomeriggio sarete n ufficio al posto che al parco.

Come la mettiamo? State tradendo il vostro valore? O ci sono alcuni aspetti più importanti di altri nell’essere una buona famiglia, non tutti si devono realizzare per forza?

Per esempio andare a prendere i figli almeno una volta alla settimana, dedicare loro un pomeriggio prefissato, cercare di organizzare i turni per essere il più possibile libera nel fine settimana: tutto questo suona come un “tradimento” alla famiglia? O può essere un tentativo di riorganizzare le priorità, senza fare compromessi che ci pesano troppo?

4 Dove avete messo il lavoro?

Se il lavoro non c’è né nella lista delle cose urgenti né di quelle importanti, le ipotesi sono due. O avete la fortuna di non dover lavorare per mantenervi o c’è un problema.

Perché non riconoscete al lavoro alcuna importanza, anche se vi consente invece l’indipendenza economica. Molto spesso si cade nella trappola del “breve termine”: il nido o la baby-sitter mi costano più di quanto guadagno al lavoro, e quindi lascio.

Può essere vero, ma dal 3° anno (dal 2° nelle sezioni “primavera”) la scuola pubblica è gratuita, mentre se una donna esce dal mercato del lavoro è molto difficile che ci rientri, statistiche alla mano.

Siete economicamente indipendenti anche senza un lavoro? Potrete pagare libri, sport, corsi di formazione e vacanze ai vostri figli? A volte il valore del lavoro è semplicemente quello di averne uno, il fatto di avere sul curriculum una continuità lavorativa che ci consente di essere più “interessanti” per nuovi e potenziali datori di lavoro.

Anche perché purtroppo di questi tempi il lavoro del marito - che una volta in sociologia era definito il bread-winner, ovvero quello che porta a casa il pane- non è più così sicuro e stabile come prima.

5 Quali obiettivi vi date?

Le domande sono utili se servono da stimolo a cercare risposte ed elaborare soluzioni. Vi è servito quanto vi abbiamo proposto? Alla luce della matrice del tempo, c’è qualcosa che potete o volete modificare della vostra organizzazione quotidiana?

Che cosa? Più il vostro obiettivo è specifico, facile da definire e da misurare, raggiungibile, realistico e definito nel tempo e più la vostra azione sarà efficace e potrete goderne i frutti.