Per le neomamme

Maternità e lavoro nei mesi di congedo: come mi comporto con l'azienda?

Di Anna Zavaritt
ber1mr
17 Gennaio 2013 | Aggiornato il 31 Marzo 2015
Farsi vive, rendersi “visibili” aiuta l’azienda a capire la vostra determinazione a tornare, il vostro rispetto per l’attività che svolgete. Perderete al massimo un’oretta di visita, vi aiuterà inoltre a raccogliere informazioni di prima mano su cosa succede e a ricordarvi di come eravate “prima”.
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Farsi vive, rendersi “visibili” aiuta l’azienda a capire la vostra determinazione a tornare, il vostro rispetto per l’attività che svolgete. Perderete al massimo un’oretta di visita, vi aiuterà inoltre a raccogliere informazioni di prima mano su cosa succede e a ricordarvi di come eravate “prima”.

 

 

Tutela di legge e tipo di rapporto con il proprio referente aziendale, è in questo delicato equilibrio che si può trovare la risposta alla fatidica domanda: “Durante la maternità, passo o chiamo in azienda?”.

Astensione obbligatoria senza isolare la mamma

La legge (dlsg 26 marzo 2001, n. 151) prevede che il periodo di astensione obbligatoria (cinque mesi in tutto) sia per come è formulato un periodo di “stacco” completo, non frazionabile e non negoziabile, dove alla neo-mamma viene riconosciuta come priorità la cura del neonato. Ma la tutela non deve essere interpretata in maniera troppo rigida, sennò rischia di isolare la mamma dalla sua sfera professionale.

Questo rischio è riconosciuto da entrambe le parti come reale: se un’azienda ha paura di infrangere le regole preferisce rispettarle alla lettera, fino ad arrivare per esempio alla cancellazione dell’account di posta elettronica durante il congedo. Una rischio ancora diffuso anche tra le medie e grandi aziende, per ovviare al quale in molto casi la futura mamma prima del congedo - se interessata - firma una richiesta su base volontaria per continuare ad essere informata sulla vita aziendale anche durante la maternità obbligatoria.

Sempre più spesso infatti le imprese lasciano tutti i benefit concessi ai dipendenti anche durante l’obbligatoria (mail e intranet, telefono, pc aziendali per esempio) e in alcuni casi prevedono anche un’informativa fatta ad hoc per comunicare con le persone temporaneamente lontane dall’azienda. In modo da evitar le “voci da corridoio” che spesso interpretano in modo non corretto novità e cambiamenti. Insomma, le aziende sempre più spesso sono attente a non interrompere il filo delle comunicazioni.

Come mantenere i contatti con l’ufficio

E le mamme? La maternità è un momento di stacco e tanto più è caotica o poco soddisfacente la vita in ufficio tanto più questa viene apprezzata come “alternativa escludente” rispetto al lavoro. Ma a meno di non avere già un “piano B” per cambiare professione, dimenticarsi totalmente della propria sfera professionale rischia soltanto di amplificare questi aspetti critici, al posto di affrontarli e risolverli al momento giusto.

Come, in che modo mantenere questo legame dipende però dalla sensibilità e della determinazione di ognuna di voi. Lo stretto indispensabile potrebbe essere una mail o un sms al referente del nostro gruppo di lavoro dopo la nascita, o una visita con neonato in ufficio.

Farsi vive, rendersi “visibili” aiuta l’azienda a capire la vostra determinazione a tornare, il vostro rispetto per l’attività che svolgete. Perderete al massimo un’oretta di visita, vi aiuterà però a raccogliere informazioni di prima mano su cosa succede e a ricordarvi di come eravate “prima”.

Congedo parentale o part time?

Altro discorso, altrettanto importante, riguarda le ultime settimane di congedo prima del rientro: è normale avere timori sull’organizzazione, dubbi sul rientro in sintesi domande del tipo “ce la farò”? Ma tanto più in questo momento difficile per l ‘economia italiana, è importante tenersi stretto il proprio lavoro e dare il meglio di sé in ufficio come a casa.

Quindi è importante cercare di analizzare queste domande e questi timori, uno per uno e cercare di dare delle risposte, di definire obiettivi e strategie per raggiungerli. Se per esempio alla fine dell’obbligatoria sapete già che vorrete chiedere il congedo parentale (o facoltativa), sarebbe opportuno informare quanto prima l’azienda spiegando i motivi e proponendo anche delle soluzioni per il periodo in cui sarete assenti (ridistribuzione dei carichi di lavoro, passaggio di consegne, ect..).

Se invece sapete già quali sono le vostre esigenze e vorreste chiedere per esempio un part-time, informatevi prima di cosa dice il vostro contratto di riferimento e studiate se ci sono già altri casi all’interno dell’azienda o in aziende simili per mansioni e dimensioni.

Chiarire un bisogno e insieme presentare una possibile soluzione è molto più efficace che rivendicare un diritto. Se manterrete vivo, con gradazioni diverse in base alla vostra motivazione e sensibilità, il rapporto con l’azienda e pianificherete in maniera responsabile e trasparente il vostro rientro, la maternità non sarà più un legittimo stacco che rischia però di essere definitivo ma solo un momento di “rallentamento” in un percorso lineare.

* Anna Zavaritt è consulente in work-life balance

 

 


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