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MAMME AUTONOME

Maternità: i diritti delle lavoratrici autonome

Di Alice Dutto
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29 Gennaio 2019
Mamme a partita iva (e non solo): indennità di maternità, sussidi e supporti. Ecco che cosa prevede la legge. Una guida che abbiamo realizzato insieme ad Aurora Notarianni, avvocata e vicepresidente dell'Associazione Giuslavoristi Italiani

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Niente allattamento, niente congedi per malattia, niente divieto di licenziamento fino all'anno del bambino. Sì però a un'indennità di maternità, calcolata secondo alcuni parametri, agli assegni per il nucleo familiare, al bonus bebè e asilo nido. Grazie ad Aurora Notarianni, avvocata e vicepresidente dell'Associazione Giuslavoristi Italiani, abbiamo realizzato una guida di quali sono i diritti delle mamme autonome.
 

Chi sono le mamme autonome
Il punto di partenza è capire di chi stiamo parlando. «Le mamme autonome sono tutte quelle lavoratrici autonome che sono iscritte alla gestione separata dell'Inps, o libere professioniste che versano i contributi a una specifica cassa professionale, ad esempio l'Enpab (Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi) e l'Enpacl (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro), o l'Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza medici)» spiega l'esperta.

 


La maternità per le mamme autonome
Tutte le casse prevedono un indennizzo di maternità per le lavoratici autonome, di cui è prevista una soglia minima e che vale anche nei casi di adozione o affido nazionale di un minore.

I requisiti e gli importi variano da un istituto all'altro. «In genere, comunque, l'indennità copre 5 mesi, indicativamente suddivisi tra due mesi prima del parto e i tre successivi» continua l'esperta.

Si può godere della flessibilità del congedo di maternità – quindi usufruire dell'indennità a partire dall'ottavo, dal nono mese di gestazione o dal parto, come previsto dalla Legge di Bilancio 2019 – e tutte possono godere di questa forma di sostegno anche se continuano a lavorare. In genere, l'assegno viene corrisposto in una sola tranche, ma non necessariamente appena inizia il periodo di congedo.

L'indennità di maternità per le lavoratrici autonome

 

1. Lavoratrici iscritte alla gestione separata dell'Inps
Le lavoratrici iscritte alla gestione separata dell'Inps possono fruire dell'indennità di maternità pari all'80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge per il tipo di attività svolta.

In caso di interruzione di gravidanza oltre il terzo mese, è corrisposta un'indennità per un periodo di 30 giorni.

Ottengono questa indennità di maternità (o paternità) le donne che nei 12 mesi antecedenti l'inizio del periodo indennizzabile hanno almeno tre mesi di contributi, dovuti o versati, comprensivi dell’aliquota maggiorata.

2. Libere professioniste iscritte alle casse previdenziali del proprio ordine di riferimento
L'indennità di maternità per le libere professioniste, iscritte a una cassa di previdenza e assistenza, è regolata dalla legge 26 marzo 2001 n. 151 e stabilisce che l'importo sia pari «all'80 per cento di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello della domanda».

Tradotto, significa che bisogna aver lavorato (e quindi versato i contributi alla cassa) per almeno due anni e l'importo dell'indennizzo si calcola così: 80% del reddito del secondo anno precedente la maternità, diviso 12, moltiplicato per 5.
 


I benefici per le lavoratrici autonome
Le lavoratici autonome (così come quelle dipendenti) hanno poi la possibilità di usufruire di una serie di incentivi alla natalità e alla famiglia).

  • Congedo parentale, conosciuto anche come maternità facoltativa. Le lavoratrici (e i lavoratori) iscritte alla gestione separata dell'Inps possono usufruire di un trattamento economico per congedo parentale per un massimo di 6 mesi (prima erano 3) entro i primi tre anni di vita del bambino.

  • Assegno di natalità (detto anche Bonus Bebè). Si tratta di un contributo mensile di cui si può usufruire in presenza di un Isee non superiore a 25mila euro annui in caso di nascita, adozione o affido preadottivo. Qui tutto quello che c'è da sapere a proposito.

  • Premio alla nascita (detto anche Bonus Mamma Domani). Un contributo di 800 euro, che viene corrisposto dall'Inps alla futura madre al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’ottavo mese di gravidanza) o alla nascita, adozione o affido.

  • Bonus asilo nido. Un contributo di 1.500 per tutte le famiglie che faranno richiesta per aiutarle a pagare le rette di asili nido pubblici e privati e per far assistere a casa i bambini più piccoli che hanno malattie croniche.

  • Assegni per il nucleo familiare. Per le lavoratrici iscritte alla gestione separata dell'Inps, c'è la possibilità (se si rispettano determinati requisiti) di chiedere questi assegni mensili a supporto della famiglia.

  • Jobs act delle lavoratrici autonome. Il Jobs Act autonomi ha definito maggiori tutele in caso di malattia, gravidanza e ritardo nei pagamenti per le mamme autonome. Primo fra tutti il fatto che le mamme che per vincoli pre-contrattuali debbano lavorare anche durante la maternità possano lo stesso avere diritto all'indennità.

  • La legge n. 205 del 27 dicembre 2017 definisce un diritto per le donne avvocato in dolce attesa: «Quando il difensore documenta il proprio stato di gravidanza, il giudice, ai fini della fissazione del calendario del processo ovvero della proroga dei termini in esso previsti, tiene conto del periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi». Una disposizione che «si applica anche nei casi di adozione nazionale e internazionale nonché di affidamento del minore» sottolinea Aurora Notarianni.