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Maternità e lavoro

Sono incinta: come lo dico al capo?

Di Anna Zavaritt
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11 Gennaio 2013 | Aggiornato il 13 Settembre 2017
Dovete annunciare la ‘lieta novella’ al vostro superiore e siete un po’ in ansia. Ecco i consigli pratici per affrontare l’argomento

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Prima di tutto un bel respiro, testa alta e pancia dentro. Non per nascondere la lieta novella, ma per raccogliere le energie e comunicare al meglio la propria gravidanza in ufficio. Una novità che tanto è gioiosa in famiglia, quanto è, o almeno viene spesso vissuta, come una vera e propria tragedia in ufficio. E allora come fare? Ecco qualche consiglio pratico.

Se siete felici, non vergognatevi!

La gravidanza è già di per sé un momento delicato, quindi fate di tutto per crearci attorno un clima sereno. Se siete felici di questo nuovo arrivo, non dovete permettere a nessuno di farvi sentire colpevoli della vostra scelta. Quindi no a camicioni larghi e dissimulazioni di ogni tipo con capo e colleghi (se non nei primi tre mesi).

La legge tutela la donna incinta, quindi non temiate di essere discriminate - siate consapevoli dei vostri diritti – e fate un bell’annuncio diretto, chiaro correlato da una “dichiarazione d’intenti”.

Trasformate una “tragedia” in un imprevisto gestibile

E qui veniamo ad un altro snodo cruciale. Vi siete mai chieste perché l’azienda spesso accoglie l’annuncio come una tragedia? Non tanto (o almeno non solo) per maschilismo, ma anche perché a livello organizzativo una maternità significa un’assenza dai contorni incerti.

Molti manager si mettono le mani nei capelli pensando ad un pancione in ufficio perché nel passato hanno avuto un’esperienza negativa: una mamma che è “sparita” – riporto le parole di molti direttori del personale incontrati – di punto in bianco, senza passare le consegne e che è stata via a singhiozzo per un paio d’anni, per esempio.

Purtroppo in questi casi è facile fare di tutta l’erba un fascio, e diventare dei “mammofobi”. Ma questo non è un alibi per replicare l’errore d’altri e non essere chiare e oneste su un evento di natura privata che però irromperà – e non solo fisicamente! – anche nella sfera professionale.

Il mio consiglio quindi è: annunciatelo con fierezza, senza abbassare gli occhi e parlare sotto voce, di traverso come se fosse un’onta. Ma il mio consiglio è anche: spiegate perché può essere una bella notizia, anche per il vostro capo.

Programmate l’assenza

E per fare questo, per convincerlo che non è una tragedia, dovete dimostrargli che la vostra assenza sarà preparata, che avrà una data certa di inizio e che per quella data avrete lasciato tutte le consegne e coordinato con lui e con il gruppo di lavoro la ripartizione delle vostre attuali mansioni. Un’assenza che ha quindi tempi certi e modalità di gestione definite.

A voi, in piena crisi ormonale, sembrerà forse inutile o assurdo, ma mettetevi nei suoi panni: tanto più siete utili e apprezzate in azienda, tanto più la vostra assenza sarà vissuta come una mancanza difficile da sopportare. Ma lo si può fare, e dimostrandogli come lo tranquillizzerete, dando prova di senso pratico e di responsabilità, dote che non potrà che apprezzare.

Qualche punto da chiarire:

- sto bene, mi sento di lavorare fino al 7° mese, o forse l’8°? O forse le condizioni di lavoro (spostamenti, mansioni pesanti, stress in ufficio) non mi sembrano idonee e ho intenzione di chiedere la maternità anticipata? Sapere quando ho intenzione di incominciare la maternità è importante per la mia azienda, perché la certezza delle risorse disponibili è uno dei principi chiave del funzionamento dell’economia, non si tratta quindi di cattiveria o malafede.

- Rispetto al mio ruolo, la mia assenza può essere colmata ripartendo il lavoro tra i miei colleghi? Se questa è l’indicazione del mio capo, come posso facilitarli in questo lavoro di sostituzione? Proponete di utilizzare del tempo per trasferire file, spiegare procedure, ecc… Se invece ci sarà una sostituta, non vivetela come un’antagonista ma come un aiuto per non oberare i colleghi di lavoro. Proponete invece al vostro capo un periodo di affiancamento in modo da renderla “operativa”. Non temete: se il lavoro vi piace, manterrete il contatto con l’azienda e sarete chiare sul vostro rientro, non vi “soffierà” il posto.

- Chiedete al vostro capo la stessa chiarezza che avete voi: fate notare con i fatti al vostro capo l’atteggiamento responsabile e costruttivo che avete adottato e chiedete a lui un analogo impegno. Se avete l’impressione che lui “preferisca non pensarci” fate uno sforzo per parlargli, dimostrandogli gli aspetti positivi di affrontare per tempo “il problema”.

Festa d’arrivederci, non d’addio.

A ridosso dell’inizio della gravidanza, organizzate un aperitivo in ufficio, invitando tutti e passando oltre a possibili incomprensioni e/o antipatie: più siete chiare e meno lasciate margine a pettegolezzi e incomprensioni. Così avrete modo di spigare a tutti quanto siete felice ma anche quanto tenete al lavoro.

Una festa d’arrivederci per un periodo di pausa, ma certo non un addio (a meno che non abbiate già preparato un “pian B”). Sapere che avete intenzione di tornare e che – anche se non avete le soluzioni pronte (non è possibile programmare tutto, e vi parla una tris-mamma!) – state comunque pensando a come conciliare la nuova vita da mamma con quella di prima di lavoratrice vi metterà in un’ottima luce, di persona matura e responsabile.

* Anna Zavaritt è consulente in work-life balance

 

 

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