TEORIE

Il Metodo Ramzi è affidabile? L'esperta: «Non ha alcuna validità scientifica»

Di Alice Dutto
metodoramzisessofeto
19 Marzo 2019
Secondo il dottor Saad Ramzi Ismail, il sesso del nascituro si può determinare già dalla prima ecografia valutando la posizione della placenta. «La teoria però non è stata validata e, per questo, non ha valore scientifico» afferma Marinella Dell'Avanzo, ginecologa dell'Humanitas San Pio X
Facebook Twitter Google Plus More

Conoscere il sesso del proprio bambino è, forse, uno dei desideri più grandi per i futuri genitori e anche la scienza si è molto interessata all'argomento: sono tanti infatti gli studi sul tema per stabilire fin da subito se arriverà un maschio o una femmina.

 

Che cos'è il Metodo Ramzi

Tra le tecniche di cui si dibatte c'è il “Metodo Ramzi”, elaborato dal dottor Saad Ramzi Ismail. «Secondo lui, con un'ecografia fatta più o meno tra la sesta e l'ottava settimana di gravidanza, si può capire com'è posizionata la placenta e determinare se il feto è maschio o femmina» spiega Marinella Dell'Avanzo, ginecologa ed esperta di ecografie ostetriche, di Humanitas San Pio X.
 

 

«Secondo il dottore, se la placenta è localizzata sul lato destro, il feto sarà maschio; se a sinistra, sarà femmina. Questa teoria, però, non ha alcuna validità scientifica. Il suo studio, infatti, non è mai stato pubblicato su una rivista medica, ma solo su un sito (che ora l'ha anche cancellato dal suo database, ndr). Inoltre, è importante sottolineare che in quella fase della gravidanza la placenta è spesso diffusa e non ancora precisamente posta da un lato piuttosto che dall'altro».

 

Gli altri studi

La determinazione del sesso del nascituro ha comunque sollevato molto interesse nei medici, che hanno portato avanti diversi studi. «Del 2008 è quello pubblicato sul The Royal SocietyYou are what your mother eatsdi Fiona Mathews, Paul J. Johnson e Andrew Neil. Lì si afferma che, nel 56% dei casi, le donne con una dieta molto energetica prima del concepimento hanno dato alla luce un maschio; mentre quelle che avevano una dieta meno energetica, hanno partorito un maschio solo il 45% delle volte».

 

Come si determina il sesso del feto

«Fino a 9 settimane di gravidanza, i genitali esterni del feto sono molto simili tra maschi e femmine: il termine per identificarli è “tubercolo genitale”. Nel primo trimestre di gravidanza, se il tubercolo è diretto anteriormente vuol dire che il bambino è maschio; se, invece, è diretto inferiormente, si tratta di una femmina» spiega l'esperta.

 

Lo sviluppo del sesso fetale cambia quindi nel corso del tempo: «Nei maschi, nel primo trimestre si ha il tubercolo genitale; nel secondo trimestre si forma il pene e nel terzo trimestre i testicoli, l'uretra e il glande. Per quanto riguarda le femmine, invece, nel primo trimestre si vede il tubercolo diretto inferiormente; nel secondo trimestre si formano le grandi e piccole labbra e nel terzo trimestre l'utero».

 

Prima di dire che si tratta di un maschio o femmina, dunque, ci sono periodi di embriogenesi del feto da considerare: la diagnosi corretta è possibile verso le 15-16 settimane. «Di norma, gli ecografisti sanno che a 12 settimane, se il feto è in una posizione favorevole, si ha la possibilità di determinare il sesso in modo corretto nel 75% dei casi. A 13 settimane la probabilità sale al 95% e a 16 settimane al 99%».

Esiste poi anche la possibilità che i genitali siano ambigui e qui si entra nel campo della patologia: «In quel caso, la situazione va approfondita attraverso consulti multidisciplinari».

 

Altri metodi

Come detto, la diagnosi del sesso del bambino ha suscitato molto interesse nella comunità scientifica, che ha elaborato diverse tecniche per l'identificazione anche prima della 16esima settimana.

 

«Alcuni utilizzano la misura dell'angolo lombo-sacrale: qualora sia maggiore di 30 gradi, si tratta di un maschio; se è inferiore, vuol dire che si sta aspettando una femmina. Un altro angolo studiato è quello cutaneo rispetto alle ossa: se si tratta di un maschio questa misura è maggiore di 40 gradi, se è inferiore si tratta di una femmina. Sono però misure molto complesse da prendere e per questo la tecnica non è ancora molto diffusa».
 

Ci sono poi degli esami, invasivi e non invasivi, che tra le varie informazioni contengono anche quella relativa al sesso del nascituro.

 

  • Metodi non invasivi: il test del Dna fetale. «Si esegue dalla 11^ settimana di gravidanza attraverso un prelievo di sangue da cui è possibile rilevare la presenza o l'assenza del cromosoma “Y” e capire se il feto è maschio o femmina. In ogni caso, è bene convalidare il risultato del test con un'ecografia».

  • Metodi invasivi: «Amniocentesi e villocentesi, che però hanno un rischio, per quanto basso, di perdita fetale».