Ddl all'esame del governo

Ai figli il cognome della madre, primo via libera

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10 Gennaio 2014
Il disegno di legge, approvato venerdì dal consiglio dei ministri, dà piena attuazione alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo e prevede l'obbligo per l'ufficiale di stato civile della iscrizione all'atto di nascita del cognome materno, in caso di accordo tra entrambi genitori.
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato venerdì scorso, su proposta del premier Enrico Letta, e dei ministri della Giustizia, Annamaria Cancellieri, degli Affari Esteri, Emma Bonino e del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, un disegno di legge contenente disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli. Ora il testo deve passare al vaglio del Parlamento.

Il testo - si legge in una nota - dà piena attuazione alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo e prevede l'obbligo per l'ufficiale di stato civile della iscrizione all'atto di nascita del cognome materno, in caso di accordo tra entrambi genitori.

Nel dare piena attuazione alla sentenza della Corte europea inerente al cognome materno, tuttavia, il Consiglio dei ministri - si aggiunge nel comunicato diramato al termine del Cdm - ha rilevato che la complessa materia presenta ulteriori profili che, oltre ad essere ovviamente aperti al dibattito parlamentare, saranno, in sede governativa, approfonditi da un gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio, con la partecipazione dei rappresentanti dell'Interno, degli Affari esteri, della Giustizia e delle Pari Opportunità.

“Il governo ha fatto bene a rispondere, con un apposito disegno di legge, alla sentenza della Corte di Strasburgo sulla possibilità di assumere anche il cognome della madre”, afferma Rosy Bindi (Pd), che prosegue: “Una norma di civiltà a cui avevamo lavorato già nel secondo governo Prodi, con un ddl che aveva l'obiettivo di eliminare dal codice civile ogni traccia di una concezione patriarcale e maschilista dei rapporti tra coniugi e tra genitori e figli.

Mi auguro che ora, dopo aver finalmente riconosciuto la piena parità ai figli nati fuori dal matrimonio, si possa superare anche la discriminazione sul cognome della madre adeguando la nostra legislazione all'Europa, come avremo voluto fare nel 2007”, conclude Bindi.

Pochi giorni fa la Corte Europea dei diritti umani aveva condannato l'Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi milanesi che volevano attribuire alla figlia il cognome della mamma. Leggi l'articolo