Nomi vietati per legge in Italia

Quali nomi sono vietati per legge in Italia?

Di Giulia Foschi
blue
30 Maggio 2018
Recentemente alcuni casi di cronaca hanno riportato in primo piano la questione dei nomi vietati per legge. Blu, non essendo maschile né femminile, ha creato un contenzioso, ma il Tribunale ha dato ragione ai genitori. Vediamo qual è l'iter e quali sono i nomi proibiti nel nostro Paese.
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Due bimbe di nome Blu potranno continuare a chiamarsi con il loro nome. Può sembrare un’affermazione singolare, eppure è l’esito di due vicende giudiziarie simili ma distinte accadute a Milano pochi giorni fa: il primo riguarda una bambina di un anno e mezzo, il secondo una piccola di cinque mesi. In entrambi i casi il Tribunale ha dato ragione ai genitori confermando il nome, dopo il contenzioso sollevato dalla Procura della Repubblica.

 

Come mai? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Alessandro Simeone, specializzato in  Diritto di famiglia e dei minori e Diritti della persona, componente della Giunta Esecutiva di AIAF, Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e i minori.

(Leggi anche: i nomi dei bambini, significato e origine)

I riferimenti normativi

 

«Gli articoli 33 e 34 del Dpr 396/2000 stabiliscono che a ogni bambino spetti un nome maschile, e a ogni bambina un nome femminile: non si può chiamare un bambino Adalgisa e una bambina Carlo. Però ovviamente nel corso degli anni la situazione è cambiata, anche in seguito alla compenetrazione di culture diverse, in base alle quali ad esempio alcuni nomi sono neutri, quindi il confine non è più così netto».

 

Nomi italiani e nomi stranieri

 

«Per quanto riguarda la distinzione tra nomi maschili e femminili ci riferiamo sempre a nomi italiani, perché per quelli stranieri il discorso è diverso. Un classico esempio è Andrea, che se dato come nome tedesco va bene anche per una bambina, perché in tedesco è anche femminile».

 

 

Nomi vietati in Italia

 

Ecco come ci si deve regolare:

 

NO AI NOMI DEI GENITORI O FRATELLI. «Non si può dare al figlio il nome del papà o della mamma viventi, neanche preceduti da junior,  come accade spesso negli Stati Uniti, né del fratello o della sorella viventi».

 

BANDITI QUELLI RIDICOLI. «Sono vietati nomi ridicoli o vergognosi: penso al bambino chiamato Ikea in Svezia. Chiaramente il concetto di ridicolo, a parte casi eclatanti, può essere soggettivo: se chiamo il bambino Mutanda o Cono Gelato direi che non ci sono dubbi, in altri casi va valutato».

 

NO AI NOMI INTERI DI PERSONAGGI STORICI. «Sono banditi anche i nomi interi di personaggi storici, in particolare Adolf Hitler, Joseph Vissarionovich Stalin e simili». 

 

ATTENZIONE ALL'ALFABETO. «Non si possono dare a bambini con cittadinanza italiana nomi stranieri in un alfabeto diverso dal nostro (cirillico, ad esempio, o cinese)».

 

L’iter giudiziario

 

«Ogni volta che sorge un dubbio su un nome, l’ufficiale dell’anagrafe deve fare una segnalazione al Procuratore della Repubblica, non prima di aver fatto presente ai genitori che potrebbero commettere un errore insistendo con la loro scelta. Se i genitori non cambiano idea l’ufficiale procede e trasmette gli atti alla Procura, che ha facoltà non di decidere, ma di depositare un ricorso al Tribunale Civile. Il Giudice Civile poi deciderà se quel nome può essere accettato oppure no».

 

 

Il caso della bimba di un anno e mezzo di nome Blu

 

«Blu non è sicuramente maschile e non è sicuramente femminile. Dunque il Pm ha convocato i genitori per chiedere spiegazioni, i genitori hanno motivato la loro scelta e l’hanno convinto. In questo modo non si è arrivati davanti al giudice. Se invece si fosse giunti a questo punto credo che l’esito sarebbe stato lo stesso, a maggior ragione, considerando il fatto che è passato un anno e mezzo dalla nascita della piccola, e dunque sarebbero subentrate obiezioni legate al diritto all’identità di ogni persona: non posso cambiare il nome di una bambina chiamata da tutti con quel nome per un anno e mezzo, in una fase importantissima della crescita, durante la quale si forma l’identità. Sarebbe una grave violazione della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo».