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Asfissia neonatale: che cos'è, da cosa dipende, come si interviene

Di Valentina Murelli
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27 Settembre 2018
È un evento raro ma drammatico, che nelle sue forme gravi può portare a morte neonatale o a conseguenze sullo sviluppo motorio e intellettivo. Contrariamente a quanto si crede, però, non è sempre colpa di qualcosa andato storto nel parto.

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Purtroppo può succedere, per quanto raramente: anche dopo un parto apparentemente normale, il bambino appena venuto al mondo può mostrare i segni che qualcosa non va come dovrebbe, e che il flusso di ossigeno al suo cervello a un certo punto si è interrotto o è stato meno di quanto avrebbe dovuto.

 

È l'asfissia neonatale, una condizione per fortuna poco frequente, ma che può avere gravi conseguenze. Ne parliamo con il professor Enrico Ferrazzi, direttore della Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano e presidente della Fondazione Cure Onlus.

 

Asfissia neonatale, che cos'è
“È una condizione di danno del sistema nervoso centrale del feto dovuta a una carenza di ossigeno” spiega il professor Ferrazzi, sottolineando che il danno neurologico può riguardare sia aree motorie sia aree intellettive, oppure entrambe.

 

Da che cosa dipende
Le cause possono essere diverse, e non tutte sono perfettamente chiarite. “Contrariamente a quanto si pensa – afferma lo specialista - i casi in cui la carenza di ossigeno dipende da emergenze ostetriche, cioè da particolari situazioni che potrebbero verificarsi durante il travaglio e il parto, come per esempio una rottura dell'utero o un distacco improvviso di placenta, sono molto rari”.

 

Nella maggior parte dei casi, invece, il problema ha le sue radici in un momento precedente al parto, nelle condizioni di vita del feto all'interno dell'utero e si manifesta anche dopo parti del tutto normali. “Alcuni studi sembrano chiamare in causa, come fattori di rischio, condizioni ambientali come la concentrazione di cadmio nel terreno della zona in cui vive la mamma, oppure infezioni subcliniche, cioè che non danno particolari sintomi durante la gravidanza. O, ancora, il livello di infiammazione generale all'interno dell'utero”.

 

Il fatto è che il parto è di per sé un momento di forte stress anche per il feto (oltre che per la mamma): se tutto a posto non dovrebbero comunque esserci problemi (a meno di quelle rare emergenze ostetriche di cui abbiamo detto). Ma se ci sono già dei fattori di rischio che rendono il feto più vulnerabile, quel forte stress potrebbe portare a una riduzione di ossigeno così significativa da comportare un danno neurologico.

 

Quanto è frequente
“Per fortuna è un evento raro” afferma Ferrazzi. “Se si escludono i casi dovuti a situazioni particolari come parto estremamente prematuro con neonati di peso inferiore al kg o al kg e mezzo, grave ritardo di crescita, o infezioni evidenti, il fenomeno riguarda un neonato ogni 3-4000 parti”.

 

Asfissia neonatale, manifestazioni e sintomi
Le manifestazioni dell'asfissia neonatale – che gli specialisti definiscono piuttosto come encefalopatia ipossica-ischemica del neonato – dipendono dalla gravità della condizione.

 

Le forme più lievi, che tendono a risolversi nel giro di pochi giorni, possono essere caratterizzate da alterazioni del tono muscolare e del comportamento (il piccolo per esempio è molto irritabile, o sonnolento, oppure piange molto). Quelle più gravi possono dare manifestazioni come attacchi epilettici, ipotonia, assenza di riflessi, respiro irregolare, coma e coinvolgimento di altri organi (reni, polmoni, fegato, intestino, cuore). Nel 25-50% dei casi le forme più gravi sono mortali.

 

Anche le conseguenze a lungo termine sono variabili a seconda della gravità dell'asfissia: se grave può causare epilessia, cecità, paralisi cerebrale (con disabilità motoria e/o intellettiva).

 

Come si interviene
Il neonato con asfissia può essere sottoposto a manovre iniziali di rianimazione e stabilizzazione e a procedure successive che cercano di contenere il danno e di affrontare eventuali sintomi specifici. Tra queste, per esempio, ipotermia terapeutica (abbassamento della temperatura corporea per preservare temporaneamente il cervello da eventuali danni aggiuntivi), ventilazione polmonare, trattamento di convulsioni o di condizioni quali ipoglicemia o iperglicemia.  

 

E se la colpa fosse del medico?
I casi di asfissia neonatale sono quelli più frequentemente al centro di contenziosi medico-legali in ambito ostetrico: è molto frequente, cioè, che le famiglie coinvolte denuncino l'équipe ostetrica presente al momento del parto, indicando in suoi presunti errori o negligenze la causa di quanto accaduto.

Da una parte si tratta di un comportamento comprensibile, considerato che si tratta di situazioni terribili, che possono distruggere in pochi minuti la vita di un bambino e della sua famiglia. Come spesso accade, in queste situazioni così tragiche è normale cercare qualcuno a cui attribuire la colpa.

D'altra parte, però, i dati riportati in letteratura scientifica mostrano che solo in una minoranza dei casi l'asfissia neonatale dipende da una chiara colpa medica (o della struttura medica): per esempio il fatto di non controllare con regolarità e attenzione il tracciato di una donna che sta vivendo un travaglio un po' più complicato del solito, o una carenza organizzativa per cui in caso di emergenza ostetrica la sala operatoria non risulta pronta in tempi rapidi.

“In effetti, pur essendoci una giurisprudenza abbastanza orientata a tutelare la famiglia, nella grande maggioranza di questi contenziosi dopo anni di dibattimenti l'équipe medica viene assolta” afferma Ferrazzi. Che è tra i promotori di un gruppo di lavoro che intende presentare al governo la proposta di un decreto per modificare il sistema di rimborso alle famiglie con bambini che abbiano vissuto un'asfissia neonatale. L'obiettivo? Ridurre appunto i contenziosi in questo ambito.

Il modello, presentato nel corso di un convegno tenutosi a Milano il 4 settembre scorso è quello attuato in Giappone e prevede di mettere subito a disposizione della famiglia fondi di solidarietà non inferiori a quanto questa riceverebbe in caso di colpa medica. Allo stesso tempo, una commissione nazionale si occuperebbe di rivalutare ogni evento di questo tipo, per individuare eventuali procedure associate che sarebbero allora da correggere o sostituire. Ovviamente, ciò non toglierebbe alle famiglie che, nonostante tutto, sentissero di essere veramente vittime di malasanità di procedere con la denuncia.

Ulteriori fonti per questo articolo: materiale informativo di Medscape