Parto

Come partorire

Di Angela Bisceglia
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3 febbraio 2014
Frequentare i corsi preparto, conoscere con anticipo la struttura dove si partorirà, informarsi sulle modalità di parto offerte, ma anche verificare se si avrà la libertà di scegliere la posizione in cui partorire. Sono le cose indispensabili per sapere già durante i nove mesi come partorire.

La data fatidica del parto si avvicina e i dubbi si affastellano uno sull’altro. Come sarà il parto? Come si fa a partorire? In che posizione ci si deve mettere? Come si potrà alleviare il dolore?

 

È vero che quando sarà il momento sarà il corpo a guidarci e a dirci ‘come partorire’, ma è anche vero che si partorisce non solo con il corpo ma anche e soprattutto con la psiche, che decide che siamo pronte a vivere l’avventura e l’emozione del parto.

 

Conoscere la struttura dove si partorirà

Conoscere il luogo dove si andrà a partorire è il primo passo per capire che cosa succederà quel giorno. Con la visita all’ospedale si può capire come è organizzata la struttura, in quale stanza si potrà trascorrere il travaglio, com’è la sala parto, verificare se è garantita la giusta intimità, chi potrà farci compagnia per tutto il tempo. E poi si può chiedere al personale quali sono le modalità di parto offerte, se ad esempio vi è la possibilità di fare il parto in acqua, se si può effettuare l’epidurale e quali sono le visite o gli esami che vengono richiesti preventivamente.

 

Frequentare i corsi preparto

Molto utile inoltre frequentare i corsi preparto organizzati dallo stesso ospedale, durante i quali si ha modo di conoscere il personale e di farsi raccontare da loro come sarà il parto: ostetrica e ginecologo ad esempio spiegano come riconoscere i segnali di inizio del travaglio, quali sono le fasi del parto e che cosa succede in ognuna; lo psicologo analizza quali possono essere le paure legate al parto e come affrontarle; l’anestesista espone le varie modalità di analgesia del parto messe a disposizione dalla struttura – epidurale, protossido d’azoto – o i tipi di anestesia in caso di parto cesareo; la puericultrice dà informazioni sulla cura del neonato subito dopo la nascita. (LEGGI ANCHE Corsi preparto)

 

Le posizioni per partorire

La sala parto l’abbiamo conosciuta e ci hanno raccontato per filo e per segno che cosa succede durante il parto, ma… come ci si mette per far nascere un bebè?

 

Per tanti anni si è dato per scontato che la posizione migliore fosse quella classica supina, semisdraiata sul lettino da parto con le gambe appoggiate agli appositi supporti. Da alcuni anni fortunatamente la tendenza è cambiata ed oggi la donna non è più ‘bloccata’ nel letto: “Se non vi sono problematiche che rendano necessario un continuo controllo medico, infatti, si lascia alla partoriente la libertà di scegliere al momento la posizione in cui desidera dare alla luce il suo bambino” evidenzia Anna Franca Cavaliere, ginecologa presso il Policlinico Gemelli di Roma. “Oppure, in alcuni casi, è l’ostetrica a suggerire la posizione che può risultare più utile a seconda del momento del parto e delle condizioni della partoriente”. Ferma restando la facoltà da parte della donna di cambiarla se non si trova a suo agio o non prova sollievo al dolore, ovviamente.

 

Ecco quali sono le principali posizioni del parto.

 

La posizione classica: ok se è necessario un monitoraggio continuo.

 

La posizione classica è quella che consente di monitorare costantemente la situazione e di intervenire con eventuali manovre ostetriche, come l’uso della ventosa o la manovra di Kristeller. “Tuttavia è una posizione che può risultare scomoda per la mamma, senza considerare che il peso dell’utero può influire sulla circolazione materna e di riflesso anche sulla circolazione uterina e fetale” sottolinea la ginecologa. Ma anche da un punto di vista psicologico, è la posizione che più fra tutte pone la donna in una condizione di ‘passività’ rispetto all’evento del parto

 

Girata sul fianco: maggior movimento e migliore ossigenazione al bebè

 

La partoriente si mette sdraiata sul lettino e girata sul fianco (in genere quello sinistro), con una gamba piegata a 90 gradi e l’altra distesa o flessa parzialmente, mentre le mani sono aggrappate alla testiera del lettino. È una posizione che migliora il ritorno venoso e favorisce l’ossigenazione fetale, in più dà alla donna maggior possibilità di movimento e di spinta. “In alcuni casi può essere l’ostetrica stessa a chiedere alla donna di mettersi di fianco per favorire la giusta rotazione della testa fetale durante la discesa lungo il canale del parto” aggiunge la dott.ssa Cavaliere.

 

Accovacciata o carponi: rilassa il perineo e sfrutta la forza di gravità

 

La donna si mette accovacciata, con le mani aggrappate ad una sedia o al letto, oppure si appoggia sulle ginocchia, con le mani a terra o appoggiate ad un sostegno (ottimo ad esempio il pallone usato per la ginnastica). “È una posizione che sfrutta al meglio la forza di gravità, non fa sentire il peso del bambino sull’addome e sulla schiena, consente alla partoriente di allargare bene le gambe e favorisce la distensione del perineo” commenta la ginecologa.

 

Aggrappata alla liana: maggior verticalità e capacità di spinta

 

In alcune sale parto vi sono delle liane di stoffa poste in corrispondenza del lettino da parto, all’altezza del petto della donna. In tal modo la partoriente può stare comodamente sdraiata sul letto e, al momento delle spinte, al posto di afferrare le maniglie del lettino di parto si aggrappa alla liana. In tal modo migliora la capacità di spinta e si raggiunge una maggiore verticalità che favorisce la discesa del bambino. In altri ospedali la liana è collocata in una zona apposita della sala parto e la partoriente vi si può aggrappare per partorire in piedi. (LEGGI ANCHE: Le posizioni del parto)

 

In conclusione, come si partorisce? La risposta migliore potrebbe essere che si partorisce ben informate su quel che ci attende, su chi ci assisterà e potrà darci conforto, ma soprattutto consapevoli che siamo noi le protagoniste del parto, che noi sentiamo quel che ci succede dentro e noi abbiamo la libertà di ascoltarlo e di assecondarlo. Come un evento naturale, quale è.

 

Leggi anche: i 40 giorni dopo il parto, Futuri papà in sala parto. DAL FORUM: parto e post-parto

 

LA STORIA DA MAMMENELLARETE: Il corso preparto mi è proprio servito

Cosa mi aspettavo dal mio corso pre parto? Molto! E una volta averlo fatto devo ammettere che mi ha aiutata anche ad affrontare i primi momenti con mia figlia, quando l’ho attaccata al seno la prima volta sapevo perfettamente come fare! Il corso pre parto non era solo respira-spingi. Anzi, devo dire che quella parte non c’è praticamente stata. Questo luogo comune alimentato dai film, porta le persone a pensare che il corso è inutile.