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Covid e neonati, no alla separazione dalla neomamma

di Sara De Giorgi - 17.12.2020 - Scrivici

neonato
Fonte: Shutterstock
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics mamma e neonato non devono essere allontanati a causa del Covid-19, poiché il rischio di contagio postnatale, in caso di madre infetta, è inferiore ai benefici che il rooming-in può apportare.

Secondo uno studio portato avanti nei primi mesi della pandemia e pubblicato dalla celebre rivista Jama Pediatrics, soltanto l'1,6% dei nati da madre positiva al Covid-19 è a rischio contagio dopo la nascita. 

Mamma e neonato, diversamente da quanto è stato fatto nelle prime fasi dell'emergenza sanitaria in qualche Paese, non devono essere separati a causa del Covid-19, perché il rischio di contagio postnatale, in caso di madre infetta, è inferiore ai benefici che il rooming-in può apportare

La ricerca è intitolata «Valutazione della pratica del Rooming-in per i neonati da madri con grave sindrome respiratoria acuta da infezione da Coronavirus 2 in Italia» (Evaluation of Rooming-in Practice for Neonates Born to Mothers With Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 Infection in Italy) ed ha coinvolto numerose Neonatologie lombarde, è stato coordinato dalla dr.ssa Lorenza Pugni dell'Unità Operativa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano diretta dal Prof. Fabio Mosca e ha come primi autori il dr. Andrea Ronchi e il dr. Carlo Pietrasanta della stessa Unità Operativa. 

Lo studio e le regole in ospedale per il Roaming-in

Lo studio è stato svolto su un campione di 62 bambini, nati in 6 ospedali lombardi da madri positive al SARS-CoV-2, tra il 19 marzo e il 2 maggio 2020 e seguiti per 20 giorni di vita.

Le loro mamme sono state istruite a rispettare scrupolosamente, durante il rooming-in, 3 regole:

  • utilizzo costante della mascherina in vicinanza del neonato e durante l'allattamento,
  • accurata igiene delle mani
  • e distanziamento della culla dal letto della mamma.

Dei 62 neonati arruolati (25 maschi), nati da 61 madri (età media 32 anni) e negativi alla nascita, soltanto 1 bambino (1,6%) è stato diagnosticato con infezione da SARS-CoV-2 ai controlli post-parto. In quel caso, il rooming-in era stato interrotto al 5° giorno di vita a causa del grave peggioramento delle condizioni cliniche della madre. Il neonato è diventato positivo il 7 ° giorno di vita e ha sviluppato una lieve dispnea transitoria. Il 95% dei neonati arruolati è stato allattato al seno.

Rooming-in, cos'è

"Con il termine rooming-in ci si riferisce alla compresenza del neonato nella stanza della mamma nei giorni che seguono il parto – ricorda la Professoressa Cetin -. In questo modo la madre lo può attaccare al seno e prendere in braccio in ogni momento, indipendentemente da orari prestabiliti. Questa pratica serve a favorire l'allattamento e il contatto fisico, è un'abitudine naturale e innata che aiuta lo sviluppo di un legame sano e solido tra madre e figlio".

Dopo il parto bisogna privilegiare la compresenza di mamma e bambino

Il Presidente della SIN Fabio Mosca ha affermato: «Sulla base dei nostri risultati il rischio di trasmissione postnatale da madre a bambino di SARS-CoV-2 durante il rooming-in è molto basso e le mamme infette in buone condizioni cliniche e disponibili a prendersi cura dei propri bambini, devono essere incoraggiate a questa pratica e ad allattare al seno, dopo essere state ben istruite sulle misure preventive da adottare. Risulta chiaro quindi che, con le opportune precauzioni, anche una mamma positiva al Covid-19 può abbracciare il suo piccino appena nato e vivere l'esperienza del contatto pelle a pelle, che favorisce il bonding e il buon avvio dell'allattamento. La mamma ha così la possibilità di attaccare subito il bimbo al seno e procedere anche nei giorni successivi con l'allattamento a richiesta, essenziale per ogni neonato».

Quindi, bisogna sempre privilegiare la gestione congiunta di madre e bambino, con l'obiettivo facilitare l'interazione e favorire l'avvio dell'allattamento al seno.

Il prof. Mosca conclude dichiarando: «La separazione della diade dovrà essere quindi un'eccezione, nel caso in cui i sintomi dell'infezione materna siano rilevanti. Se le condizioni generali della neomamma non le consentono di allattare al seno, comunque, dovrà essere incoraggiata ad estrarre il latte dal personale del punto nascita, che le spiegherà come fare e quali accorgimenti igienici seguire. Ciò ne stimolerà la produzione, garantendo al piccolo tutti i benefici di salute derivanti dal latte materno».

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