Home Gravidanza Parto

Come capire se si sta subendo violenza ostetrica

di Giulia Foschi - 16.10.2023 - Scrivici

difendersi-e-denunciare-la-violenza-ostetrica
Fonte: Shutterstock
Fenomeno difficile da inquadrare: come capire se si è vittime, come difendersi dalla violenza ostetrica e come denunciarla?

In questo articolo

Difendersi dalla violenza ostetrica e denunciarla

Quello della violenza ostetrica è un tema delicato e poco approfondito del quale è importantissimo parlare, perché riguarda, in forme diverse, moltissime donne. Purtroppo, spesso, gli episodi di violenza ostetrica, che siano verbali o fisici, vengono trattati con leggerezza, come se si trattasse della normalità. Come se fosse scontato che la donna debba soffrire e subire in silenzio situazioni che non hanno nulla di normale né di giustificabile. Ad aggravare la situazione, la mancanza di una normativa di riferimento. Ne parliamo con Alessandra Battisti, avvocato.

Come riconoscere un episodio di violenza ostetrica?

"La violenza ostetrica si può presentare in molti modi. Contempla sia un eccesso (sovra medicalizzazione) sia una carenza di cure mediche e di attenzione. Parliamo nel primo caso di interventi non indispensabili, effettuati in assenza di indicazioni cliniche o senza chiedere il consenso della donna. Vengono talvolta messe in atto pratiche che l'OMS non raccomanda, o comunque non su base routinaria.

  • Ad esempio ci può essere un abuso dei cesarei che non trova riscontro in una necessità reale;
  • Esistono poi casi di violazione della privacy, ad esempio visite vaginali in presenza di molti operatori sanitari;
  • visite effettuate da personale non esperto;
  • trattamenti senza anestesia, come la ricucitura dopo il parto;
  • parliamo di violenza ostetrica quando viene negato il sollievo dal dolore;
  • quando viene negata la libertà di movimento durante il parto;
  • quando le donne vengono lasciate senza acqua e senza cibo per molte ore durante il travaglio, o semplicemente vengono lasciate sole a lungo senza alcuna spiegazione, senza le necessarie informazioni e rassicurazioni. Un problema che si è amplificato durante il periodo del Covid;
  • un altro tema è quello legato agli abusi verbali, alle espressioni denigratorie offensive o sessiste, ai rimproveri, come se fosse colpa della donna se qualcosa non procede per il verso giusto".

Esiste una normativa in Italia che inquadra la violenza ostetrica?

"Quello della violenza ostetrica è un fenomeno del quale si è iniziato a parlare solo recentemente, a partire dalla campagna Basta Tacere del 2016.

Poco prima era stata depositata una proposta di legge firmata dal parlamentare Adriano Zaccagnini che, purtroppo, è rimasta tale, senza procedere nell'iter legislativo. Di conseguenza, una normativa ad hoc ad oggi non c'è. L'Oms nella dichiarazione dal titolo "La prevenzione e l'eliminazione dell'abuso e della mancanza di rispetto durante l'assistenza al parto presso le strutture ospedaliere" affronta la questione prevalentemente in termini di violazione dei diritti umani, invitando anche le donne a contribuire a delinearla. Sempre l'Oms nelle raccomandazioni sull'Assistenza intrapartum per un'esperienza positiva della nascita, sancisce il diritto delle donne a una assistenza sanitaria rispettosa. Nel frattempo le Nazioni Unite hanno redatto il documento Un approccio al maltrattamento e alla violenza contro le donne nei servizi di salute riproduttiva basato sui diritti umani con particolare riferimento al parto e alla violenza ostetrica, raccomandando agli Stati Membri di sviluppare una normativa mirata. Ulteriori riferimenti giuridici possono essere individuati nella Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e nella CEDAW - Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro la donna. Abbiamo quindi prevalentemente un inquadramento a livello sovranazionale".

A chi rivolgersi in prima istanza se si pensa di essere state vittime di violenza ostetrica?

"In virtù del fatto che non esiste una codifica nazionale rispetto al tema della violenza ostetrica, ma solo un inquadramento, si può agire soltanto come in ogni altro caso di mala sanità. Si può fare una segnalazione alla struttura sanitaria sulla base di quello che è accaduto, oppure procedere per vie legali denunciando il fatto".

Esistono associazioni che possono aiutare la donna a capire cosa le è accaduto?

"L'Osservatorio sulla violenza ostetrica, iniziativa della società civile, offre un'ampia documentazione sul tema per consentire alle donne di accedere alle informazioni necessarie per comprendere il fenomeno. Questo materiale è reperibile sul sito web".

Quanto tempo si ha a disposizione per intraprendere un'azione contro la violenza subìta?

"Dipende da come il fatto viene inquadrato. Il riferimento può essere quello dei dieci anni di responsabilità contrattuale nei confronti della struttura.

Oppure si può valutare di fare una denuncia e i termini sono più brevi. Ogni caso va valutato. I casi eclatanti potrebbero essere più facili da valutare, mentre condotte come il maltrattamento verbale potrebbero essere più difficili da inquadrare, nonché da dimostrare. Occorre puntare sulla formazione e sulla sensibilizzazione degli operatori sanitari perché purtroppo le conseguenze dei casi di violenza ostetrica, anche verbali, sono gravi. Alcune donne scelgono di non avere altri figli; spesso è difficile riconquistare l'intimità con il proprio partner. In alcuni casi si può configurare un vero e proprio trauma psicologico, con ricadute sulla salute psicofisica della donna. Senza tenere conto del fatto che intraprendere il percorso di una denuncia con un neonato di cui occuparsi non è certo una strada facile. Quello della violenza ostetrica è un problema di tipo sistemico che va affrontato a livello politico e giuridico. È necessario al contempo un cambio di paradigma a livello sociale e culturale perché purtroppo questa forma di violenza raramente è riconosciuta come tale in virtù di una normalizzazione della sofferenza della donna, inaccettabile eppure ancora comunemente accettata".

L'intervistata

L'intervistata è Alessandra Battisti, avvocata e co-fondatrice con la dottoressa Elena Skoko dell'Osservatorio sulla violenza ostetrica Italia.

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli