Gestione del dolore

Epidurale: ci sono alternative non farmacologiche per la gestione del dolore?

Di Valentina Murelli
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18 Gennaio 2019
La tecnica più efficace per alleviare il dolore in travaglio è indubbiamente l'epidurale. Esistono però anche alternative non farmacologiche che possono dare una mano, come  tecniche di rilassamento, massaggi, immersione in acqua e - fondamentale - supporto costante e competente da parte dell'ostetrica
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Si dice “parto” e si pensa immediata al dolore. Non a torto: molti non esitano a definire quello del travaglio e del parto come il dolore più violento di cui una donna possa soffrire nel corso della vita. Questo, però, in generale: ovviamente c'è una grande variabilità soggettiva nella percezione di questo come di altri dolori, e in ogni caso oggi disponiamo di varie strategie per contenerlo il più possibile.

 

Secondo tutti gli studi scientifici sull'argomento, l'analgesia epidurale è considerata il metodo più efficace per la riduzione del dolore del travaglio e del parto. Un'alternativa sempre farmacologica ma non invasiva è rappresentata dalla somministrazione di protossido d'azoto, un gas con lieve effetto euforizzante, ansiolitico e analgesico. Ma esistono anche numerose alternative farmacologiche delle quali è possibile avvalersi, che possono aiutare la donna ad affrontare al meglio il dolore del parto, attingendo a tutte le sue risorse endogene per farlo, e facendo tesoro dei momenti di rilassamento che ci sono tra una contrazione e l'altra.

 

Tanto per cominciare è molto importante che la donna abbia la possibilità di essere accompagnata in questo momento così intenso e particolare della sua vita. Lo dicono anche le ultime raccomandazioni sul “parto positivo” dell'Organizzazione mondiale della sanità, che consigliano a ogni donna l'assistenza durante travaglio e parto da parte di un compagno di libera scelta: spesso si tratta del papà del bimbo, a volte della propria madre, di una sorella o un'amica, altre volte ancora di una doula.

 

Importantissimi sono anche anche l'assistenza dedicata uno a uno da parte di un'ostetrica, che però non è possibile in tutti i punti nascita, e la possibilità per la donna di muoversi, assumendo a piacimento le posizioni che ritiene più utili: è scontato infatti che, se può muoversi, la donna cercherà la posizione che naturalmente la porta a provare meno dolore.

 

L'Oms raccomanda anche tecniche di rilassamento come la respirazione, la mindfulness, l'ascolto di musica, il training autogeno. “Ci sono prove – si legge nel documento dell'organizzazione – che queste tecniche, per altro assolutamente sicure, possano ridurre il disagio e il dolore di travaglio e parto e promuovere un'esperienza positiva della nascita”. Allo stesso tempo, però, il documento sottolinea che l'efficacia può essere limitata.

 

Stesso discorso per strategie come massaggi e applicazioni di impacchi caldi: per alcune donne sono d'aiuto, ma l'efficacia generale può essere limitata. In ogni caso, si tratta di pratiche del tutto prive di effetti collaterali.

 

Altra strategia contenitiva del dolore è l'immersione in acqua, non contemplata dal documento dell'Organizzazione mondiale della sanità ma incoraggiata per esempio dalle Linee guida sull'assistenza al parto dell'Istituto britannico per l'eccellenza clinica, pubblicate nel 2014 e riviste nel 2017. Le linee guida suggeriscono di offrire attivamente questa possibilità alle donne in travaglio, raccomandando solo di prestare attenzione alla temperatura dell'acqua e a quella della donna.

 

Più incerta l'effettiva utilità di altre pratiche come l'agopuntura, l'ipnosi, l'aromaterapia, la Tens, le iniezioni di acqua sterile. Secondo l'ultima revisione scientifica sull'argomento della Cochrane Collaboration, un'importante iniziativa internazionale che si occupa di analisi critica delle informazioni sugli interventi sanitari, non ci sono ancora dati sufficienti per poter dire che siano davvero utili. Le linee guida britanniche consigliano di non proporre attivamente pratiche come agopuntura e ipnosi, ma non impedirle se le donne le richiedono, mentre si mostrano più critiche nei confronti di Tens e inizioni di acqua sterile, limitandosi a specificare che non devono essere offerte o utilizzate, rispettivamente.

 

In un'intervista rilasciata in precedenza a nostrofiglio.it, l'ostetrica Roberta Spandrio, in forze all'ospedale San Gerardo di Monza e tra le autrici del libro Fisiologia della nascita (Carocci, 2014, invitava a non vedere il parto solo come esperienza di dolore, riconoscendovi invece la partecipazione di tanti altri sentimenti, che negli anni a venire torneranno sempre in mente quando si ricorderà il momento in cui è nato il proprio bambino.

 

"Spesso c'è un insieme di emozioni contrastanti: paura, ma anche gioia per l'arrivo imminente del bambino, oppure timore di non farcela intervallato alla sensazione di essere invincibili" commenta l'ostetrica. “Senza contare i momenti di condivisione con il papà, i suoi sguardi teneri o preoccupati, certe dinamiche di coppia davvero molto belle”. Non è un caso che molte donne già pochi giorni dopo la nascita del loro primo figlio dichiarino che rivivrebbero volentieri l'esperienza del parto. “Non succederebbe se in gioco ci fosse solo il male" conclude l'ostetrica.