Parto

Epidurale, visioni a confronto. Anestesista vs ostetrica

Di Alice Dutto
epidurale
30 Giugno 2015 | Aggiornato il 10 Gennaio 2019
"L'epidurale deve essere un diritto per tutte le donne". Parola di Ida Salvo, già primario di anestesia all'Ospedale dei bambini Buzzi di Milano. Per Sabina Pastura, ostetrica de La Luna nuova, invece il ricorso all'epidurale deve essere garantito soprattutto quando il parto non è più naturale, perché le donne ben assistite hanno la forza per affrontare il dolore.
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La visione dell'anestesista: il diritto all'epidurale


Videointervista a Ida Salvo, primario anestesista all'Ospedale dei bambini Buzzi di Milano (oggi in pensione)


"Epidurale? L'importante è che la scelta sia libera" dice Ida Salvo, a lungo responsabile di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano, oggi in pensione. "Fate una scelta libera, che sia davvero vostra e non determinata da altri (la mamma, il marito, le amiche). Una scelta che vi faccia stare bene, perché se state bene voi, starà bene anche il vostro bambino".

 

L'epidurale si può fare in qualsiasi momento: "Sarà la donna a decidere se ne ha bisogno e quando, perché non tutte hanno un dolore tale da richiedere l'anestesia e non tutte ne hanno bisogno nello stesso momento" spiega Salvo. Che prosegue: "A volte, per tranquillizzare le mamme è sufficiente far presente, durante i corsi preparto, che se hanno bisogno noi anestesisti ci siamo. In altre parole, che possono provare a partorire normalmente e chiamarci se, a un certo punto, decidono di volere l'epidurale”. (Attenzione: questo vale naturalmente per i punti nascita in cui il servizio è attivo H24: qui l'elenco).


Non bisogna aver paura di eventuali conseguenze negative per il bambino. "La letteratura scientifica dice che sostanzialmente non ce ne sono. Non solo - continua l'anestesista - è provato che se la mamma sta bene, perché non ha un dolore tremendo, è meno stressata e riesce a respirare regolarmente, anche il bambino sta meglio”. 

 

Il punto di vista dell'ostetrica: L'epidurale è utile quando il parto non è più naturale


Video intervista a Sabina Pastura, ostetrica de La Lunanuova

 

“Credo che non ci sia da prendere una posizione necessariamente a favore o contro" dice Sabina Pastura, ostetrica de La Lunanuova, studio professionale associato di Milano dedicato alle attività di preparazione alla nascita e assistenza in gravidanza. "Di sicuro l'epidurale è un mezzo utilissimo in situazioni in cui un parto non è più naturale, le contrazioni risultano più intense e dolorose e la donna non può gestire al meglio questo dolore".

 

"Diverso è fare l'epidurale a tutti, con un'offerta tipo 'supermercato', come se una donna non fosse naturalmente attrezzata ad affrontare un travaglio e un parto" prosegue Pastura. "In realtà, abbiamo tutti gli strumenti di tipo endogeno per poter far fronte a questo tipo di dolore. In più, quando una donna ha partorito con le sue forze si sente molto forte e questa sensazione si riverbera nella relazione con il bambino, nel fatto di sentirsi più fiduciosa di poterlo allattare e accudire”.

 

Il bambino corre dei rischi?


“La letteratura scientifica mostra che il bimbo nasce nello stesso modo con o senza peridurale” sostiene l'anestesista Ida Salvo.

 

Secondo l'ostetrica Sabina Pastura, però, "la peridurale scinde un po' l'esperienza tra ciò che sta avvenendo nel corpo e quello che accade nella mente. Quando un bambino nasce in modo naturale, per la mamma c'è un grande ritorno di endorfine, che le fanno vivere uno stato estatico quando prende in braccio il piccolo. Qualcosa di diverso accade con l'anestesia, che azzera le sensazioni”.

 

E' vero che la mamma non sente le contrazioni?


“Molti sono ancora i falsi miti sull'epidurale: le donne pensano di non poter camminare, di non sentire le contrazioni o di poterla fare solo quando c'è una certa dilatazione. Tutto questo non è vero" dice l'anestesista Ida Salvo. "Per esempio: possiamo mettere il cateterino molto precocemente, appena iniziato il travaglio. La differenza è nei farmaci che somministriamo a seconda della fase del parto".

 

"Per quanto riguarda le contrazioni, non è vero che non si sente nulla: le doglie si sentono comunque e la donna è in grado di spingere anche nella fase espulsiva. L'unica differenza, dimostrata in letteratura, è che con l'epidurale il travaglio - o meglio la fase espulsiva del travaglio - dura un po' di più, circa un quarto d'ora. Il che è ben poca cosa rispetto alla durata complessiva di un travaglio e non può essere un motivo sufficiente per non chiedere la peridurale”, dice Salvo.

 

Il problema è soprattutto culturale e organizzativo


Il problema, secondo Ida Salvo, sarebbe quello di un ritardo culturale: “In Italia siamo partiti per ultimi con questa tecnica. E questo nonostante ci siano stati anche dei Papi che hanno detto che non bisogna necessariamente partorire con dolore. Nelle città lombarde, per esempio, abbiamo raggiunto rapidissimamente il 35% di epidurali in tutti gli ospedali, mentre nel resto d'Italia questa percentuale si riduce".

 

"Tuttavia, la richiesta sta aumentando piano piano. È una rivoluzione che si sta verificando ed è compito nostro portarla avanti. Per questo dico sempre che non bisogna colpevolizzarsi: il bambino starà bene anche scegliendo la peridurale e staranno bene anche le mamme. Quindi, fate una scelta libera, che non è determinata dalla nonna, dalla mamma o dal compagno ma che sia vostra, perché se state bene voi staranno bene anche loro”.

 

Ci sono alternative?


Più che di alternative vere e proprie, si può parlare di vari metodi di contenimento e gestione del dolore: “Prima del parto, può essere utile seguire un corso di yoga – sostiene l'ostetrica de La Lunanuova – E questo non perché lo yoga sia la panacea di tutti i mali, ma perché ci porta a contatto con l'ascolto di noi stesse, con le risorse del corpo. Ci fa sperimentare situazioni di intensità e, a volte, di fatica. Rispetto a queste situazioni, il corpo si misura e trova un suo tempo e un suo respiro. E proprio il respiro è il nostro principale alleato contro il dolore: non lo annulla, ma ci aiuta a superarlo".

 

E ancora: "durante il travaglio può essere importante assumere posizioni libere, perché la donna assume istintivamente le posizioni che le fanno provare meno male. Un altro elemento che può essere d'aiuto per le donne mentre partoriscono è l'acqua, per questo in sala parto dovrebbe essere presente una vasca in cui immergersi. Infine, un altro elemento importante che riduce la percezione del dolore è il fatto di poterlo condividere: quando si ha accanto una persona di fiducia, il proprio compagno ma anche l'ostetrica che segue tutte le fasi del parto, questo dolore si riduce”.

 

 

Epidurale e altre strategie a confronto



Dal punto di vista scientifico, vale la pena sottolineare che, secondo un documento della Cochrane Collaboration, un'iniziativa internazionale che si occupa di revisione critica della letteratura scientifica, solo l'epidurale e l'uso del protossido di azoto hanno dimostrato una reale efficacia nel ridurre il dolore del travaglio e del parto. Per quanto riguarda strategie  più “naturali”, come l’immersione in acqua, le tecniche di rilassamento, l’agopuntura e il massaggio, si aspettano ulteriori conferme, perché se è vero che alcuni studi hanno indicato una certa efficacia, è altrettanto vero che si tratta ancora di indicazioni preliminari e non di risultati conclusivi.