Nostrofiglio

Foto reportage

Fotoreportage dalla sala parto: Pamela e la sua gravidanza con un linfoma

Di Luisa Perego, foto di Anna Catalano
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29 Novembre 2018
Pamela, la mamma protagonista di questo fotoreportage, ha 37 anni ed è di Montefalco, in provincia di Perugia. Durante la gravidanza ha scoperto di avere un linfoma. Si è sottoposta a due cicli leggeri di chemioterapia e lo scorso 13 novembre è diventata mamma del suo piccolo, grande guerriero Nicola. Pamela è la prima protagonista di una serie di fotoreportage di nostrofiglio sul parto. (ATTENZIONE, ALCUNE IMMAGINI POTREBBERO TURBARE LE PERSONE PIU' SENSIBILI)

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Nicola. Un fagottino di due chili e mezzo, nato lo scorso martedì 13 novembre. Un piccolo miracolo venuto alla luce alla 36esima settimana di gravidanza con un parto cesareo. La mamma, malata di linfoma, ha scoperto della malattia durante la gravidanza, ma le cure chemioterapiche a cui si è sottoposta non le hanno impedito di diventare mamma.

Guarda il video con il fotoracconto

 

È successo all'Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Il parto di mamma Pamela è stato seguito e immortalato passo per passo dalla nostra fotoreporter Anna Catalano, specializzata in foto di parto.

 

Con questo articolo e con queste foto inauguriamo il nostro speciale dedicato a reportage di parto in tutta Italia che ci accompagnerà anche nel 2019. 

 

Pamela, la mamma protagonista di questa storia, ha 37 anni ed è di Montefalco, in provincia di Perugia.

Mamma Pamela gestisce "Allevamento ali di cocker", allevamento di cocker spaniel inglesi, e nel periodo in cui è stata in ospedale sua mamma le ha dato una grossa mano a seguire l'attività.  "Ho 15 cani, tre cucciolate e due avute mentre ero ricoverata. Un grande pensiero e una grande responsabilità. Devo essere forte e fare il possibile per sistemarmi" ci ha spiegato Pamela al telefono. Forte per lei, i suoi animali e per il piccolo Nicola. Ora che lui è nato, la battaglia di questa mamma non è ancora finita: l'abbiamo salutata che si stava preparando per il terzo ciclo di chemioterapia. I medici assicurano che le prospettive di guarigione sono buone.

 

Al fianco di Pamela il suo compagno, Diafarang, 32 anni e insegnante di danze africane e moderne. "Diafarang è senegalese e stiamo insieme da due anni. Abbiamo deciso di provare ad avere un bimbo, ma io avevo un po' paura perché a 37 anni ancora non ne avevo avuto uno".

L'approfondimento su nostrofiglio, diventare mamma con un tumore è possibile
Ricevere una diagnosi di tumore mentre si aspetta un bambino può essere devastante, ma non significa che occorre scegliere tra la vita della mamma e quella del feto: nella grande maggioranza dei casi, curarsi è possibile. Parto prematuro e basso peso alla nascita i rischi principali per il bebè. Leggi l'approfondimento a cura di Valentina Murelli.

 

Tutto è iniziato con un eritema nodoso

"Tutto è iniziato con dei dolori. Un'eritema nodoso alle gambe che sembrava una cosa banale. Pensavo fossero delle punture di qualche insetto. Però poi è diventato sempre più doloroso e non potevo camminare. Sono andata al pronto soccorso per farmi visitare". 
Non si capiva che cosa Pamela avesse.

Dopo l'eritema nodoso, l'odissea è continuata: ha iniziato a far fatica a stare in piedi. Poi a farle male il petto, a respirare. Streptococco, polmonite, pericardite, un bozzo sullo sterno. Una cosa dietro l'altra.

Continua Pamela: "Il giorno in cui ho fatto la risonanza magnetica per capire che cosa avessi ero sfinita. Mi hanno detto che avevo in mezzo al petto una massa di 10 centimetri. Ho un linfoma primitivo del mediastino non-Hodgkin di tipo aggressivo. Le cure che hanno trovato ad oggi sono efficaci al 70%. È un linfoma veloce. Ma mi hanno detto che ne esiste un altro, più lento e più pericoloso. Perché non ti accorgi di averlo". 

 

A inizio settembre per farsi curare Pamela viene trasferita da un altro ospedale al S. Maria della Misericordia di Perugia. Sempre insieme a lei c'è anche Chiara, una sua carissima amica. "La mia amica mi ha salvato la vita" spiega Pamela. Anche lei è amante degli animali e gestisce l'allevamento "Passione pappagalli". Chiara si è preoccupata di Pamela sin dall'inizio, da quando aveva l'eritema nodoso. "Io non ho mai avuto niente e prendo le cose un po' più alle leggera. Lei mi ha spronata tanto". L'ha motivata e l'ha incoraggiata a fare ulteriori approfondimenti.

 

A Perugia, Pamela ha iniziato un iter di accertamenti e cure per valutare il percorso più opportuno per lei: iniziare le terapie ma anche permettere al piccolo Nicola di stare nella pancia della mamma il più possibile. 

Come racconta il Dottor Giorgio Epicoco direttore della Ostetrica di Perugia: “Il 13 settembre abbiamo costituito un’equipe multidisciplinare perché il quadro era davvero allarmante: oltre ad una pericolosa fibrillazione atriale e un versamento pericardico che affaticano il cuore, era necessario capire la gravità delle sue condizioni in rapporto alla eventuale nascita del bambino con i rischi connessi ad una forte prematurità”.

La situazione era critica e la massa che aveva dietro al cuore le procurava problemi sia dal punto cardiaco che respiratorio. Era di 27 settimane.

 

I sanitari - Dottor Fausto Roila, Giorgio Epicoco e Prof. Brunangelo Falini -decidono di stabilizzare Pamela, trattando i problemi cardiaci e respiratori e dando inizio ad una profilassi respiratoria e neurologica per il feto. Per poi passare alla chemio. "Ho fatto con due cicli di chemio leggere in modo che non dessero fastidio al bambino" spiega Pamela. Nel frattempo hanno prolungato la gravidanza in modo che il bambino crescesse il più possibile. Si sono preoccupati allo stesso modo della mia salute e di quella di Nicola" spiega Pamela.

 

La nascita di Nicola

Pamela in sala travaglio, insieme al medico anestesista, la dottoressa Carla Giorgini. | © Anna Catalano

 

"Pamela ha partorito esattamente due mesi dopo essere arrivata da noi, il 13 novembre. Era alla trentaseiesima settimana di gravidanza. Avevamo deciso di provare a farla partorire naturalmente, perché per lei sarebbe stato molto meglio e questo l'avrebbe messa nelle condizioni di poter affrontare il terzo ciclo di chemio" spiega il dottor Epicoco.

 

L'equipe medica si prepara per il cesareo di Pamela. | © Anna Catalano

Il parto di Pamela è stato indotto. "Mi hanno rotto le acque, ma non mi dilatavo. Per non rischiare, sono passati al cesareo" spiega Pamela. 

Pamela mentre esce dalla sala travaglio, per andare in sala operatoria, con in mano il doudou per Nicola. | © Anna Catalano

 

Nella sala travaglio, la nostra fotoreporter, Anna Catalano. "Nella delicatezza del momento ho toccato con mano tanta positività, nessuna ansia. Pamela era serena, sorridente. Aveva in mano un doudou, un lenzuolino da dare a Nicola alla sua nascita, e lo ha portato sempre con sé. Lo ha usato anche per salutare i medici mentre entravano nella sala operatoria. Lo ha poi consegnato a un'ostetrica, che lo ha messo nella cullina di Nicola". 

Pamela in sala operatoria, prima del cesareo mentre affida il doudou per Nicola a un medico. | © Anna Catalano

 

Pamela ricorda il travaglio come una "scarica di dolori immensa". Ha iniziato a rivivere, appena l'epidurale ha iniziato a fare effetto. "Mi sentivo rinata. Ho pensato di potercela fare. Mi sono rasserenata e ho anche iniziato a chiacchierare con le ostetriche e le infermiere". 

Un momento del parto cesareo. Sulla destra il Dr.Giorgio Epicoco, Direttore della Struttura complessa di ginecologia ed ostetricia. Sulla sinistra, il Dr. Gian Francesco Brusco, Ginecologo dirigente Medico Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. | © Anna Catalano


Nicola è nato alle 10.30 del 13 novembre.  Due chili e mezzo di puro amore.

Un momento del parto cesareo poco prima della nascita di Nicola. | © Anna Catalano
La nascita di Nicola. | © Anna Catalano

"L'ho visto ma non l'ho potuto subito abbracciare" spiega Pamela.

"Alla nascita il bambino era in ottime condizioni, ma abbiamo dovuto tenere in considerazioni diversi fattori" conferma Epicoco. Per precauzione, Nicola è stato un giorno in una culletta termostatica e con un tubicino che soffia ossigeno nei polmoni per aiutarli a distendersi. Poi è stato spostato in Neonatologia. "Per fortuna Nicola è stato in terapia intensiva un solo giorno" racconta Pamela. "Io mi sono alzata il giorno stesso per andare da lui, nonostante i punti del cesareo". 

Pamela in sala operatoria, vede per la prima volta suo figlio Nicola. | © Anna Catalano

 

"Tutti i pomeriggi dalle 12 in poi ogni tre ore sono andata a trovarlo in Neonatologia e a dargli le poppate. Ogni volta che lo vedo mi metto a piangere. E' il mio piccolo miracolo. Sono contentissima e mi ha portato tanta felicità" spiega sorridendo. 

Pamela dà per la prima volta il latte a Nicola. | © Anna Catalano

"E' incredibile a ripensarci. Io ero una di quelle persone che non è mai stata male. Al massimo paracetamolo o antibiotici. Ho sempre cercato di evitare medicine nel limite del possibile. E mi sono ritrovata a fare chemio in gravidanza... Ma in tutto questo percorso devo dire che qui in ospedale ho trovato un'umanità incredibile. Tanta attenzione e delicatezza".

Pamela e Diafarang insieme al loro piccolo Nicola. | © Anna Catalano

 

Ora Nicola è qui. Ad allargare la famiglia di Diafarang e Pamela. Mamma e bimbo sono usciti insieme dall'ospedale lo scorso 20 novembre. 

 

"Non mi sembrava vero poter andare a casa insieme. È stata un'emozione fortissima" conclude la neomamma. 

Sulla fotografa Anna Catalano
Anna Catalano
Anna Catalano
Anna Catalano, 37 anni, è una fotografa professionista.
Scatta da più di 15 anni, ha studiato fotografia e ancora oggi continua ad aggiornarsi.
Nel 2013 diventa mamma di Giulia. Da allora la sua attenzione si è focalizzata sulla maternità e sull'infanzia, raccontandola in modo autentico, cercando di fare emergere ed esorcizzare i più comuni cliché culturali e sociali legati a questo universo, in ambiti e contesti disparati e spesso difficili.
Collabora con magazine italiani, ospedali, aziende e privati.
Noi di nostrofiglio abbiamo scelto Anna per sviluppare fotoreportage di parto, a cui si dedica con professionalità, passione e grande rispetto per le persone coinvolte.
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