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Intervista a Nicoletta Valdisteno, fotografa professionista e narratrice nell’anima

di Nostrofiglio Redazione - 10.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Nicoletta Valdisteno
Avere una fotografa durante il parto significa poter trasformare in immagini l'intensità di attimi irripetibili. Ne parliamo con Nicoletta Valdisteno, fotografa professionista

Intervista a Nicoletta Valdisteno, fotografa professionista

Ogni parto è un'eperienza unica e irripetibile che rimane impressa nella memoria delle mamme per tutta la vita. Per rendere vivi questi ricordi e avere la possibilità di tramandarli ai propri figli, vi è una possibilità eccezionale che è quella di fotografare il momento.

Da qualche anno Nicoletta Valdisteno si occupa di fotografia documentaria di famiglia e reportage di nascita: dalla gravidanza al newborn. Ogni suo reportage di nascita racconta una storia che non è fatta solo del parto, ma ha un prima e un dopo.

Abbiamo intervistato Nicoletta per saperne di più sulla sua professione e su questo ambito ancora poco conosciuto.

Avere una fotografa al proprio fianco durante il parto significa riuscire a trasformare in immagini la potenza del travaglio, l'emozione del primo vagito, il contatto pelle a pelle con la mamma, gli abbracci dei fratelli e delle sorelle, le lacrime di chi ci ama

Nicoletta Valdisteno

Come nasce la tua passione per la fotografia?

Io ho una formazione in comunicazione. Ho lavorato per sette anni in una importante azienda di telecomunicazioni e tra i vari progetti ho collaborato con dei fotografi. Mi sono appassionata alla fotografia perché mi è piaciuta la vita che i fotografi facevano. Io soffrivo un po' del fatto di essere dipendente, un lavoro dove la creatività non aveva spazio e io ho visto nella fotografia la possibilità invece di esprimere una creatività. Ho deciso di formarmi quando ancora ero dipendente e poi quando ho capito che era una cosa che veramente mi piaceva molto ho lasciato il lavoro, quindi ho fatto proprio un salto nel vuoto, anche perché non avevo contratti e promesse di lavoro, quindi proprio un colpo di testa, ma mi sentivo forte del fatto che avevo trovato una cosa che mi appassionava

Quando hai iniziato il lavoro da fotografa?

Per una serie di incontri fortuiti ho iniziato a collaborare con delle riviste di viaggi e turismo nel 2007. Fino al 2015 ho fatto la fotografa di viaggio, di reportage gastronomico. Viaggiavo molto.

Quando sono rimasta incinta ho conosciuto il mondo della casa maternità e della maternità in generale, tutte le pratiche di alto contatto, l'allattamento e quindi ho pensato di focalizzarmi su quello che stavo vivendo al momento, utilizzando sempre il linguaggio del reportage. Questo è diventato il mio raccontare la vita delle famiglie attraverso un racconto onesto, sincero, non filtrato da pose, vestiti ad hoc o in studio. E pensavo di aver avuto un'idea... in realtà mi sono resa conto che era una realtà già esistente. Ho trovato così la mia comunità e fuori dall'Italia esisteva già ed è oggi molto diffusa. 

Cosa sono le case di maternità?

In alcune città ci sono quelle che si chiamano case maternità, che sono delle strutture dove partorire, la cui idea è quella di dare alle future mamme la sensazione di essere a casa, in un ambiente intimo e accogliente, con un'equipe di ostetriche specializzate. 

Io collaboro con Il Nido, la casa di maternità di Bologna, un luogo dove vivere l'esperienza del parto ma non solo. E' un percorso che cominica dalla gravidanza e prosegue dopo il parto. 

E' un ambiente dove la mamma viene seguita a trecentosessanta gradi oppure se si vuole le ostetriche possono andare a casa o accompagnare le partorienti in ospedale, stando vicino alla mamma per tutto il travaglio. 

L'Emilia Romagna e altre regioni per esempio sostengono in parte i costi del percorso e del parto ma è comunque un percorso che non tutte le famiglie ancora si possono permettere. 

Cosa si intende per documentarista di famiglia? In cosa consiste il reportage di famiglia?

La professione di documentarista di famiglia esiste come realtà sopratutto all'estero. Vi è una community di fotografi mentre in Italia siamo una decina sparsi sul territorio ed è complesso spiegare alle persone perchè io dovrei andare a casa loro e fotografarli "in piagiama con il mollettone" per esempio e in generale nel loro contesto quotidiano e non in uno studio fotografico. 

Si chiama fotografia documentaria di famiglia ed è a tutti gli effetti un reportage. L'idea del reportage di famiglia è un racconto, un fermo immagine della vita delle persone in quel momento, non bisogna intervenire nella scena ma essere una sorta di testimone che è li per raccontare ciò che vede restituendo dei fotogrammi che sono la loro vita in quel momento, una vita che non tornerà più perchè gli eventi ti portano a cambiar casa, ad avere altri figli...la tua vita in quel momento è cosi e io la blocco con le immagini e te la consegno. Racconto la storia di quel preciso momento della vita. Come quando si riguarda l'album d'infanzia e si presta attenzione al contesto di quel tempo più che ai volti, perchè è il contesto che ti riporta a quel momento.

Sono sequenze di fotografie che si raccolgono in un album, non una foto da incorniciare.

Perché hai scelto di occuparti di reportage di parti?

Occuparmi di reportage di parti è stata una conseguenza di ciò che ho vissuto con il mio parto. Io ho partorito in casa e dopo il mio parto sono rimasta in contatto con le ostetriche, delle donne con un'energia stupenda, quasi delle madri che danno forza e ho pensato che potesse essere interessante da un punto di vista professionale raccontare il loro lavoro perchè è stata una scoperta ritrovarmi in questa piccola comunità di supporto alle donne.

Quindi da un lato c'era il desiderio di far conoscere il loro lavoro, dall'altro c'era un aspetto più profondo, la mia volontà di iniziare a fotografare il parto, perchè nella mia esperienza il mio parto è stato molto bello. È stato talmente bello che una delle due ostetriche aveva in mano la mia macchina fotografica e ha scattato delle foto...quindi io ho le foto di mio figlio che nasce, addirittura anche un piccolo video del pianto, che per me sono un tesoro inestimabile e quindi l'idea di avere io lo strumento in mano per poter regalare a mia volta questa cosa ad altre donne mi è sembrato un dono immenso.

Io mi sento completata e tutto ha un senso perchè lascio delle foto preziose a delle persone.

Perché affidarsi a un fotografo al momento del parto?

Il parto è il momento forse più più prezioso per la vita di una donna e anche del bambino, e avere delle foto della propria nascita significa aggiungere visivamente un altro capitolo alla propria vita. Sappiamo anche quanto sia importante raccontare ai nostri bambini come sono nati, loro hanno a livello inconscio dei ricordi, quindi è parte della loro storia e avere delle foto secondo me è molto prezioso.

Quindi non è per vanità, non è per poi doverle mostrare, sono foto che possono anche rimanere chiuse per anni. Però sono veramente un capitolo della propria storia. Sono la storia della mamma che diventeranno la storia del figlio.

Scegliere di fare un reportage del parto è una scelta insolita o sta prendendo piede e sta diventando sempre più comune?

La fotografia di parto all'estero, nei paesi anglosassoni e soprattutto in Brasile è proprio normale. L'ospedale ha delle convenzioni con dei fotografi e quindi è normalissimo documentare il parto.

In Brasile il parto è un evento collettivo, la sala parto ha una finestra da cui la famiglia intera può vedere il parto quindi la presenza del fotografo è un minimo ingombro, ripsetto a tutti quelli che guardano.

In Italia, il reportage di parto lo facciamo in poche, siamo meno di 10 perchè non è ancora conosciuto, perchè il parto è ancora visto come una sorta di tabù, un mondo dove non si può entrare e anche visivamente non abbiamo dei riferimenti se non quelli dei film.  Le mamme vedono su internet le foto dei parti e sanno che ci sono ma non sanno che in Italia ci sono dei fotografi che lo fanno. 

Noi fotografe italiane non ci siamo ancora formate come associazione ma lo faremo. Al momento siamo un collettivo che si chiama Birth Photography Italia che si propone di fare da ponte tra i fotografi specializzati, le famiglie, le strutture ospedaliere e tutti gli altri operatori che si muovono nel settore della nascita in Italia. Siamo anche su Instagram con il profilo @Birth_photography_italia

Qual è il tuo approccio con i genitori?

Per quanto riguarda i reportage di famiglia durano come minimo quattro ore. C'è solitamente un'ora che dedico alla conoscenza reciproca, bere un caffè, conoscere i bambini e giocare con loro...fino a quando i bambini cominciano ad abituarsi alla mia presenza e giocano per conto loro spontaneamente. E' solo a quel punto che tiro fuori la macchina e inizio a fotografare. È incredibile perché a quel punto non importa più a nessuno che stia facendo le foto e io ho la possibilità di raccontare tantissimo perchè il contesto dice tanto di loro. 

Sono sempre d’accordo i genitori nel pubblicare le foto del parto?

I reportage delle foto pubblicate da me sono di mamme che da subito ovviamente mi hanno detto che avrei potuto farlo. Però ci sono volte in cui la famiglia non vuole condividere le foto e io non lo impongo assolutamente, è una scelta molto personale. Ne parliamo e se ho il permesso le pubblico, altrimenti non lo faccio.

È chiaro che io per parlare del mio lavoro ho bisogno di mostrare delle foto e quindi quando la mamma mi dice sì, condivide e comprende l'importanza del lavoro che sto facendo. Sono le mamme che mi sostengono di piu', che quando posto le foto mi dicono "bellissima, grande!", perché credono proprio nella divulgazione di questo tipo di di foto.

Ho scelto di pubblicare delle foto che mostrino emozioni perché diventa molto più comprensibile per le persone il valore di quelle foto, ad esempio l'abbraccio col papà, perchè lui è parte di questo racconto, quindi è giusto che sia nelle foto. E' giusto che si veda  la relazione. Tutti devono stare nelle foto. I fratellini quando arrivano a vedere il bambino appena nato, per esempio, i nonni,  perchè altrimenti mancano dei pezzi e questi pezzi ci sono e fanno parte della storia del momento. 

Come riesci ad essere presente in un momento così intimo, come quello del parto, senza essere “invadente?”

Per me è fondamentale conoscere le donne prima del parto, le conosco almeno un mese prima, ma sarebbe meglio anche prima. Per me la storia inizia dalla gravidanza, poi c'è il momento del parto e poi il ritorno a casa. 

E' molto importante proprio creare un'intimità con la mamma. E quindi sicuramente, ad esempio, il fatto di dire che io stessa sono mamma e nel caso in cui il parto avvenga in casa maternità o in casa, dire che io ho fatto lo stesso percorso, però questo non significa che non si possa creare un'intimità anche con una donna che partorisce in ospedale. Assolutamente.

Credo che la cosa più importante sia un'intesa proprio a livello empatico perché la fotografia del parto fatta da una fotografa è molto complessa sia perché le cose succedono molto velocemente, perché sei in una situazione in cui non devi disturbare, sia perché è tecnicamente difficile.

La restituzione che io ricevo dalle mamme durante il travaglio è che non si accorgono della mia presenza, quindi non una questione di presenza fisica ma è proprio una presenza energetica e io entro a far parte di quel piccolo cerchio di donne.

Dai tuoi scatti emergono le emozioni di ogni istante. Come riesci a catturare i momenti più intensi?

Io non sarei capace di fare delle foto da giornalista, io ho bisogno proprio di creare una relazione con le persone e questa cosa è chiaramente ancora piu' importante e piu' forte nel travaglio e nel parto.

E' importante conoscere le persone prima, aver modo anche di condividere la mia esperienza con loro, quindi abbassare il livello dell'ansia di entrambi. Perché poi anche anche per me è un momento importante, non posso sbagliare, non è un momento che si può far ripetere. Quindi per catturare le emozioni, io come persona e come fotografa devo essere dentro quella situazione, ma allo stesso tempo, star fuori. E questo credo che sia un qualcosa che devi avere tu come persona, devi aver creato una relazione prima che ti permetta di essere a cinque centimetri dalla persona, senza che quella persona si senta a disagio, come se tu fossi presente ma al tempo stesso trasparente. E' molto difficile. 

Ti è mai capitato di sentirti a disagio?

No, non mi è mai capitato di sentirmi a disagio. Probabilmente mi sarei sentita a disagio se una mamma mi avesse chiesto di uscire e di non fotografarla, mi sarei sentita indiscreta o poco attenta ai suoi bisogni, ma questa cosa non mi è mai successa.

Ti è mai capitato di assistere ad un parto con delle complicazioni? Se si, cosa hai provato?

Mi è capitato che dei parti in casa finissero in ospedale, quindi che il travaglio non procedesse, che fosse necessario trasportare la mamma in ospedale.

Quando una donna partorisce in casa, è sempre un momento molto difficile perché una donna che ha scelto di partorire fuori dall'ospedale ha fatto un suo percorso interiore, probabilmente anche relazionale, perché da un punto di vista sociale partorire non in ospedale viene sempre percepito come un rischio e quindi a volte ci si scontra anche con la famiglia, quindi c'è una grande delusione nel caso in cui non si riesca a rispettare la propria scelta perchè bisogna andare in ospedale. 

Le ostetriche comunque valutano con un anticipo enorme le eventuali complicazioni che potrebbero esserci e non arrivano mai a una situazione di emergenza ma prendono decisioni con ampio anticipo. Quindi situazioni drammatiche non le ho mai viste e spero assolutamente di non vederle mai.

C’è qualche aneddoto particolare che vuoi raccontare?

Quello che a me è successo più di qualche volta è che non riesco a fare la foto perché la mamma mi chiede di tenerle la mano.

Qualche volta mi è capitato di rimanere da sola con la mamma, che comincia a parlarmi, a chiedermi se anch'io mi sono sentita cosi male durante il parto e in quel momento io sono un'altra donna, lì presente come persona e non come fotografa. Metto via la macchinetta e sto con lei. Si crea proprio un rapporto di amicizia e intimità.

Due emozionanti storie di nascita con il reportage di Nicoletta Valdisteno

L'intervistata

Nicoletta Valdisteno è una fotografa documentarista di famiglia e di nascita e specializzata nel reportage di parto a domicilio e casa maternità.

Collabora con la casa maternità di Bologna, realtà di riferimento a livello nazionale e lei stessa ho partorito in casa.

Lavora con un approccio fotogiornalistico, tipico del reportage sociale, raccontando con le sue immagini la vita quotidiana delle famiglie, la nascita dei bambini e il lavoro delle persone.

I suoi reportage di fotografia documentaria di famiglia, parto e branding sono il frutto del suo sguardo, che cattura e restituisce ciò che attira la sua attenzione. La storia finale però, la creerete insieme, e sarà un racconto fresco e sincero, un fermo immagine senza finzioni di chi sei, chi ti fa battere il cuore e cosa ti appassiona fare.

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