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LOTUS BIRTH

"Lotus Birth": per la SIN il parto senza recidere il cordone ombelicale è da evitare

Di Alice Dutto
lotusbirth

18 Settembre 2017 | Aggiornato il 18 Settembre 2017
La Società Italiana di Neonatologia evidenzia i rischi e le controindicazioni connesse al parto che non prevede di tagliare il cordone ombelicale dopo la nascita. Ecco perché è bene evitarlo

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Effettuato per la prima volta nel 1974 dall'infermiera da cui questa pratica prende il nome, il Lotus Birth ha cominciato a diffondersi anche in Italia e alcune mamme hanno iniziato a richiederlo anche in ospedale. Ecco perché è intervenuta la Società Italiana di Neonatologia, evidenziando i rischi e le controindicazioni di questa pratica.
 

LOTUS BIRTH COS'È
Il Lotus Birth è una modalità di parto che non prevede la recisione del cordone ombelicale: in questo modo, la placenta e gli annessi fetali rimangono attaccati al neonato anche dopo il secondamento, cioè il momento in cui viene espulsa la placenta dall'utero.

In genere, cordone e placenta si distaccano dal piccolo in modo naturale solo dopo alcuni giorni - dai tre ai dieci - dalla nascita. Nel frattempo, la placenta viene conservata in un sacchetto o in una bacinella, vicina al neonato, e talvolta viene cosparsa con sale grosso (per favorirne l’essiccamento) e con qualche goccia di olio profumato per mascherarne il cattivo odore.

 

Simile è la pratica del mini Lotus Birth, che prevede il taglio del cordone entro le 12 ore dalla nascita.

LOTUS BIRTH PERCHÉ SI FA

Secondo quanto si legge sul dell'associazione Lotus Birth® -Italia, la motivazione che spingerebbe a desiderare questa pratica starebbe nel fatto che "il contatto prolungato con la placenta permetterebbe al bambino di ricevere tutta la quantità del preziosissimo sangue placentare che è presente alla nascita e che la natura ha previsto per la costituzione del sistema immunitario".

 

Inoltre, per i sostenitori questa tecnica sarebbe "il modo più dolce, sensibile e rispettoso di entrare nella vita".

Ma la Società Italiana di Neonatologia la esclude come modalità di parto e ne evidenzia i troppi rischi e controindicazioni a discapito di vantaggi «solo ipotizzati».

 

LOTUS BIRTH IN ITALIA
"Escludiamo la possibilità di effettuare il Lotus Birth in Italia per diverse ragioni"  afferma un documento ufficiale della Società Italiana di Neonatologia (SIN). Innanzitutto mancano oggi evidenze scientifiche che ne dimostrino il reale vantaggio per la mamma e per il neonato, mentre non è infondato il pericolo di infezioni che potrebbero mettere a rischio la salute e anche la vita del bambino».


LOTUS BIRTH RISCHI
«I vantaggi ipotizzati di un maggiore passaggio di sangue dalla placenta al neonato vengono meno dopo pochi minuti, quando il cordone smette di pulsare, mentre elevato può essere il rischio di infezione come viene anche riportato dal portavoce del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists del Regno Unito».


Da un punto di vista strettamente normativo, poi, «nel nostro Paese le Linee Guida ministeriali sul parto non contemplano questa procedura, come tale non riconosciuta a livello nazionale. In caso di conseguenze negative per madre e bambino, si potrebbe creare un problema di natura giuridica per la struttura ed il medico che decidono di attuarla».

 

LOTUS BIRTH IN OSPEDALE
Gli svantaggi del Lotus Birth non riguarderebbero solo la salute, ma sarebbero anche legali, come dimostra il parere legale che la SIN ha commissionato allo studio Granata di Milano.
 

Non a caso, alcuni importanti ospedali italiani, ai quali era stata inoltrata la richiesta di effettuare questa pratica, non l'hanno praticata perché «non consente il rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti e perché il rischio infettivo è reale».

Inoltre la SIN ricorda che la placenta non può essere portata al di fuori dall’ospedale in quanto rifiuto speciale che, come tale, va smaltito secondo la normativa vigente.
 

Anche l’eventuale sottoscrizione del consenso informato da parte dei genitori, secondo il parere dello studio legale, «potrebbe essere ritenuto non idoneo ad annullare la responsabilità del medico curante e della struttura per un ipotetico giudizio che potrebbe insorgere in seguito a danni al neonato».
 

Se questa procedura venisse effettuata, magari nel caso di un parto in casa (che è comunque sconsigliato dalla SIN), i medici raccomandano un attento controllo del neonato «per identificare precocemente segni clinici di una possibile infezione».