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Quando e perché sottoporsi alla manovra di rivolgimento

di Viola Stellati - 13.01.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Il mio bambino è podalico, è sicuro sottoporsi alla manovra di rivolgimento? Rischi, controindicazioni e benefici di questa tecnica

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Manovra di rivolgimento

Se esiste la possibilità che il bambino che si porta in grembo sia podalico, una delle soluzione a cui ricorrere per far sì che il parto non sia rischioso è la manovra di rivolgimento. Ma in cosa consiste esattamente? Ci sono dei rischi?

Cosa si intende per bambino podalico

Un bambino podalico è colui che è posto nell'utero con la testa rivolta verso l'alto e non verso il basso.

Una gravidanza podalica è una situazione abbastanza comune nei primi mesi di gestazione. Ciò vuol dire che con il passare del tempo la maggior parte dei feti si sistema nella posizione più corretta entro il termine.

Per questo motivo, a 35-36 settimane compiute occorre ricontrollare la posizione della creatura che si porta in grembo. Se la presentazione fosse diventata cefalica, quindi la posizione che possiamo definire "pronto per uscire", il bambino - a patto che non ci siano complicazioni - nascerà tramite travaglio spontaneo.

In caso contrario, e quindi se la presentazione fosse ancora podalica, il parto per via vaginale non sarebbe affatto opportuno, soprattutto in caso di prima gravidanza.

In Italia, secondo i dati del Certificato di assistenza al parto (CeDAP), i parti con nato in presentazione podalica sono stati il 4% del totale, in linea con i dati internazionali. Per farlo, però, è importante ricorrere al parto cesareo, oppure si potrebbe tentare una manovra di rivolgimento.

Cos’è la manovra di rivolgimento

Quando il bambino è in posizione podalica una delle soluzioni più utilizzate per farlo nascere in sicurezza è il parto cesareo. Tuttavia, è pur sempre un intervento chirurgico e, in quanto tale, espone la madre a rischi anestesiologici e di complicanze nel post-intervento.

Per questo motivo, se il nascituro è podalico - che specifichiamo è assolutamente sano ma purtroppo a rischio in caso di parto vaginale - alla mamma può essere proposta la manovra di rivolgimento che che consiste nel far fare al bimbo una sorta di "capriola" per farlo mettere in posizione cefalica, e quindi arrivare al travaglio spontaneo con conseguente parto naturale.

Quando fare la manovra di rivolgimento e come si svolge

Generalmente, la manovra di rivolgimento si effettua tra la 36esima e la 37esima settimana di gestazione poiché, in tale periodo, difficilmente il bambino è in grado di girarsi da solo.

Come potete immaginare, tutto ciò può essere effettuato solamente da un ginecologo esperto e nei casi in cui le condizioni specifiche della gravidanza lo consentano. Inoltre, è bene sapere che non può essere svolta in tutti gli ospedali: la sua esecuzione richiede una notevole abilità, oltre ad una preparazione specifica.

Essa viene eseguita in una sala operatoria pronta in caso si profilasse la necessità di un taglio cesareo d'urgenza.

Sarete sotto costante controllo ecografico e nel frattempo il medico eserciterà delle pressioni sul vostro addome cercando di spingere delicatamente la testa del nascituro verso il basso.

Prima di fare tutto questo, però, vi verranno somministrati dei farmaci tocolitici che aiuteranno a distendere l'utero favorendo il buon esito della procedura.

Rischi e controindicazioni della manovra di rivolgimento

La buona notizia è che la manovra di rivolgimento è sostanzialmente sicura. Anzi, stando a quanto riportato da diversi studi scientifici, come quello pubblicato su IRIS (Institutional Research Information System), è meno rischiosa di un parto podalico per via vaginale e meno invasiva del cesareo. Essa, inoltre, non risulta dolorosa, ma può provocare qualche fastidio.

I maggiori rischi

I rischi maggiori della manovra di rivolgimento sono:

Quando è controindicata

Ci sono alcune situazioni, inoltre, in cui la manovra di rivolgimento è controindicata:

  • se la placenta è localizzata sulla parte anteriore dell'utero: il ginecologo non può avere accesso al feto manipolando l'addome della donna;
  • se si ha una scarsa quantità di liquido amniotico: impedisce il movimento rotatorio del bambino;
  • in caso di gravidanze gemellari: se il primo gemello, quello posizionato più in basso nel bacino, è cefalico si può procedere con il parto vaginale e il ginecologo può imprimere una rotazione al secondo bambino dopo l'espulsione del primo. Quando entrambi i feti sono podalici, è maggiormente preferibile il ricorso al cesareo;
  • con fibromi multipli o di grosse dimensioni;
  • con un pregresso taglio cesareo;
  • se il battito fetale presenta anomalie;
  • se ci sono sanguinamenti vaginali;
  • quando si è già verificata la rottura delle membrane;
  • se è iniziato il travaglio.

A prescindere da questo, però, ciò che dimostrano alcuni studi scientifici come quello effettuato da P.A Mauri, è che c'è il bisogno che le varie tecniche di rivolgimento vengano offerte, esposte e discusse da ginecologi ed ostetrici nel momento in cui, verso la fine della gravidanza, la presentazione sia ancora podalica.

Questo perché è importante che sia la futura mamma a fare una scelta autonoma e consapevole qualora preferisse un parto naturale al cesareo.

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