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Ossitocina e parto: a cosa serve, rischi, quando somministrarla

di Francesca Demirgian - 05.07.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Che relazione c'è tra ossitocina e parto? Quando la prima viene somministrata? Una guida per scoprire a cosa serve, i benefici e i rischi

Ossitocina e parto

Si sente spesso parlare di ossitocina in relazione al parto indotto. Ma di cosa si tratta? Quali sono le sue funzioni? Questi ed altri sono i dubbi che ruotano attorno a questo ormone.

Cerchiamo di capire meglio in questa guida cos'è l'ossitocina, qual è la sua funzione, perché i medici a volte la somministrano al momento del travaglio e tante altre informazioni utili.

In questo articolo

Cos'è l'ossitocina?

L'ossitocina è un ormone che agisce prevalentemente sulla mammella e sull'utero. E' prodotta dall'ipotalamo ed è secreta nel flusso sanguigno dalla ghiandola pituitaria posteriore.

Svolge la funzione di regolare organi e tessuti periferici durante il momento del parto e dell'allattamento, stimolare il desiderio sessuale e favorire l'affettività e l'empatia. Al momento del travaglio è proprio l'ossitocina a provocare le contrazioni delle fibrocellule muscolari lisce uterine, favorendo la fase espulsiva del feto.

Sintetizzando, le sue funzioni principali sono:

  • l'avvio delle contrazioni regolari durante il travaglio e che conducono alla nascita del neonato
  • l'allattamento del neonato

Cosa succede quando l'ossitocina è bassa

Quando l'ossitocina è bassa può accadere che le contrazioni non partano naturalmente e che, dunque, una donna arrivi alla 41esima settimana senza alcun segno di fase prodromica e successivo travaglio.

Questo è il caso in cui il parto viene indotto e l'ossitocina somministrata per vena durante il traguardo. Quest'ultima, infatti, ha il ruolo fondamentale di stimolare i muscoli uterini a contrarsi e aumenta anche la produzione di prostaglandine, che aumentano ulteriormente le contrazioni.

Parto indotto e ossitocina

L'induzione del parto si rende necessaria quando la donna arriva a termine senza che il travaglio parta da solo. E' una situazione abbastanza comune soprattutto se si tratta di una prima gravidanza.

Naturalmente la donna dovrebbe perdere il tappo mucoso, entrare nella cosiddetta fase prodromica e dopo un tempo variabile (da ore a giorni) entrare in travaglio con contrazioni regolari che conducono dalla fase della dilatazione a quella dell'espulsione. Il travaglio, però, non si verifica sempre in questo modo regolare e quando proprio non parte, i medici devono necessariamente intervenire.

L'induzione attraverso ossitocina rappresenta una delle soluzioni ideali quando la carvice della donna è già dilatata e assottigliata. Si fa dunque la somministrazione intravenosa dell'ossitocina alla futura mamma per regolarizzarne le contrazioni e facilitare l'espulsione del neonato. 

Rischi dell'uso di ossitocina

La somministrazione di ossitocina per indurre il parto stimola le contrazioni, è di aiuto al momento della nascita e viene effettuata sempre con la massima attenzione da parte del personale medico. Esistono però delle controindicazioni: la somministrazione via vena di questo ormone, infatti, potrebbe ridurre il ritmo cardiaco del bambino.

Non solo l'ossitocina, infatti, ma anche altri medicinali impiegati per l'induzione del parto hanno, come possibile effetto collaterale, la riduzione della frequenza cardiaca fetale e il calo dell'apporto di ossigeno che la madre destina al feto.

La situazione va attentamente monitorata da ostetriche e ginecologi e, in caso di rischio, la soluzione più immediata è il cesareo d'urgenza. 

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