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Parto dolce

Meno dolore con il parto in acqua

Di Sarah Pozzoli Valentina Murelli
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08 Luglio 2008 | Aggiornato il 20 Luglio 2016
Hai paura dei dolori del parto ma non vuoi fare l'epidurale? Forse il travaglio in acqua è quello che fa per te. Leggi che cosa ne dice la scienza.

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Come puoi alleviare i dolori del parto in modo naturale? Semplice, con l'acqua. Studi internazionali confermano: durante il travaglio, poter stare in acqua esercita un effetto rilassate sul corpo della donna e aiuta a percepire meno dolore, tanto che tra le donne che partoriscono così diminuisce la richiesta di anestesia epidurale.

 

Il travaglio in acqua potrebbe avere anche altri benefici per la mamma, mentre parte della comunità scientifica rimane scettica sulla possibilità di rimanere immerse anche per la fase espulsiva del parto.

 

I vantaggi dell'acqua per la partoriente
 A fare un punto importante su quelli che potrebbero essere i vantaggi del travaglio in acqua per la mamma è stato un articolo pubblicato nel 2009 dalla Cochrane Collaboration, un'iniziativa internazionale che si occupa proprio della revisione critica delle informazioni disponibili sugli interventi sanitari.

 

Mettendo insieme i risultati di varie indagini scientifiche sull'argomento, l'articolo conclude che l'immersione in acqua durante il travaglio riduce il ricorso ad anestesia epidurale o spinale e anche la durata stessa del travaglio. Non solo: altri studi, riportati nel 2012 nella posizione ufficiale su travaglio e parto in acqua del Royal College of Midwives, un'organizzazione che riunisce le ostetriche del Regno Unito, sottolineano come questa modalità di parto aiuti le donne a sentirsi più rilassate, ma anche maggiormente "in controllo" della situazione. In altre parole, più "competenti" rispetto alla nascita che sta per arrivare.

 

Non sembrano invece esserci differenze tra parto in acqua e parto fuori per quanto riguarda la durata della fase espulsiva, il ricorso a parti operativi o a taglio cesareo d'emergenza, la presenza di lesioni perineali. In altre parole, tentare di mettere al mondo un figlio sott'acqua non aumenta il rischio che qualcosa vada storto e si debba correre ai ripari, né quello di andare incontro a lacerazioni del perineo. In realtà, a questo proposito alcuni studi hanno osservato una diminuzione del rischio di lacerazioni con il parto in acqua, mentre altri non hanno  notato differenze, e tutte le donne purché la gravidanza e il travaglio siano considerati fisiologici, cioè a basso rischio" afferma Gigliola Verdicchio, capo ostetrica dell’Ospedale Valdelsa di Poggibonsi (Siena), conosciuto come l’ospedale italiano del ‘parto dolce’ per antonomasia. Qui la selezione delle partorienti che possono accedere a questa possibilità è fatta in base ai seguenti criteri:

  • la gravidanza deve essere fisiologica (cioè non a rischio);
  • non deve essere gemellare;
  • deve essere a termine (37-41 settimane);
  • il bambino deve avere la giusta presentazione cefalica (non podalica o trasversa);
  • i test sierologici (come quello per HIV) devono essere risultati negativi per la salvaguardia degli operatori;
  • non ci devono essere in corso infezioni cutanee e febbre;
  • il travaglio deve essere ben avviato.

Come si svolge
"La donna entra nella vasca, in genere alta 70 centimentri circa, che è colma di acqua calda" afferma Verdicchio. "La temperatura dell’acqua in travaglio è mantenuta intorno ai 36° C, mentre quando ci si avvicina all’espulsione aumenta a circa 37° C. Non si va oltre questi livelli anche per sicurezza per il feto".

 

"Durante il suo travaglio nella vasca, la donna è libera di muoversi a suo piacimento, di stare accovacciata, di galleggiare, di alzarsi, ma anche - se lo desidera - di uscire e rientrare quante volte vuole". Insomma, ha piena libertà di movimento, un aspetto considerato fondamentale dai fautori del parto dolce. Viene comunque invitata spesso a bere e a uscire per fare pipì.

 

Ovviamente, le strutture che offrono questo servizio devono garantire accurati standard igienici delle vasche.

 

Il futuro papà si sente escluso dal parto in acqua?
"No, anzi" afferma Verdicchio. "I papà sono anche più partecipi e se vogliono possono entrare in acqua. Che questo succeda o meno dipende dall’intimità della coppia. A volte capita che la donna non voglia nessuno in acqua con lei, la vasca diventa un po’ come una tana. In generale, comunque, il partner è più tranquillo nei parti in acqua perché vede che la donna è più tranquilla e serena. Spesso l’uomo non prova quel senso di impotenza che può sentire invece in un parto dove sente prevalere la sofferenza della donna".

 

Libri utili sul parto in acqua
- Nascere in acqua. La nascita più dolce per il bambino e per la mamma, R. Fraioli e I. Bertolasi, Red edizioni
- Manuale del parto in acqua, J. Balaskas e Y. Gordon, Red edizioni
- Per una nascita senza violenza, F. Leboyer, Bompiani
- Preparazione acquatica al parto, P. Greco e R. Palma, Red Edizioni

 

Guarda anche il video: parto in acqua, i pro e i contro